L’Italia ha finalmente una legge a tutela dei minori contro il cyberbullismo

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L’Italia ha finalmente una legge a tutela dei minori contro il cyberbullismo

È stata approvata la nuova legge a tutela dei minori contro il cyberbullismoNella seduta del 17 maggio 2017, la Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge n.3139-B recante in sei articoli le Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo (approvata dal Senato il 31/01/2017). L’autrice del ddl era la maestra di musica di Carolina, la ragazza di Novara che nel 2013 si suicidò per la diffusione del filmato con la violenza sessuale di gruppo da lei subìta.

Oggi si chiama bullismo, negli anni passati era prepotenza o nonnismo. Tutti hanno avuto in classe e al lavoro almeno una persona che voleva prevaricare sugli altri. Cos’è cambiato nel tempo?

Le dinamiche sociali indicano soprattutto un tracollo culturale, oggi i giovani sono paralizzati davanti ai loro super tecnologici smartphone o pc, in un’escalation di violenza ed aggressività mal incanalate e spesso trascurate.

È un fenomeno che risente anche del substrato malavitoso e mafioso di cui è impregnato il territorio. La televisione veicola messaggi sempre più distorti, dove si arriva ad ammirare il furbo disonesto che però ha avuto successo. È la società del detenuto che diventa il topmodel miliardario e dell’opinione pubblica che si schiera dalla parte del ricattatore. Uno Stato il cui Parlamento è riempito da personaggi con sentenze passate in giudicato per concussione, corruzione e associazioni a delinquere di stampo mafioso. Ogni mezzo è valido per raggiungere il proprio scopo, e se a pensarla così è la maggioranza degli italiani, certo non ci si può stupire che i figli non facciano altrettanto.

Viziati o non seguiti dalle famiglie? Arrabbiati con il mondo o delinquenti seriali? Insicuri ed in cerca di consensi? Non c’è un profilo univoco per ritrarre il problema moderno.

D’altra parte, basare le relazioni sociali sul canale cibernetico ha portato all’isolamento dei ragazzi, che paradossalmente non interagiscono con la realtà circostante ma sono in mondo visione. «Queste nuove generazioni sono tanto più iperconnesse quanto più fragili» sostiene l’Autorità Garante per la Privacy Antonello Soro. I genitori, una volta massicciamente presenti e forti punti di riferimento, oggi non si impongono né sono altrettanto rispettati.

I problemi, quindi, si traslano anche sui social, vero faro puntato per il consenso, nell’ottica ormai sempre più moderna dell’apparire. Per cyberbullismo si intende

qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

I giuristi anglofoni distinguono tra il cyberbullying (tra minorenni) ed il cyberharassment (tra adulti o tra adulto e minorenne), tuttavia nell’uso corrente cyber-bullismo viene utilizzato per entrambi i casi.

Tra gli aspetti più pericolosi vi è la possibilità di copiare i documenti e lanciarli in rete un’infinità di volte mantenendo però l’anonimato. Una combo che mette in difficoltà anche la polizia postale, che spesso non riesce ad eliminare definitivamente foto o filmati compromettenti, velocemente virali. La nuova legge cerca di tamponare questo aspetto: chiunque abbia compiuto almeno 14 anni, o aiutato dai genitori se minore, può inoltrare un’istanza di oscuramento, rimozione o blocco dei dati personali diffusi in rete. Se i social non vi provvedono entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene nelle successive 48 ore. La responsabilità di rimuovere i contenuti lesivi è solo in capo a gestori e piattaforme che inseriscono i contenuti stessi: social network, gestori di messaggistica istantanea e di siti web. Vengono, pertanto, esclusi gli access provider (quelli che forniscono connessione ad Internet), nonché i cache provider (che memorizzano siti web e motori di ricerca).

Tutto questo potrebbe funzionare, sempre ammesso che qualcuno faccia le segnalazioni ed attivi prontamente i dovuti controlli. Lo step successivo prevede che, nel caso non siano ancora proposte querele o denunce, si applichi al cyberbullismo la procedura di Ammonimento del questore (art. 8, D.L. n.11-23/02/2009, convertito con L. n. 38-23/04/2009) per stalking (art.612-bis c.p).; ingiuria (art.594 c.p.); diffamazione (art.595 c.p.); minaccia (art.612 c.p); trattamento illecito di dati personali (art.167 del codice della privacy), commessi mediante internet da minori ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne.

Appare opportuno, però, considerare i reati per ciò che rappresentano, anche se perpetrati da minori (come per esempio anche: indebita raccolta, rivelazione e/o diffusione di immagini attinenti alla vita privata art.615 bis c.p.; ingiurie, offese all’onore o decoro altrui art.594 c.p; pubblicazioni oscene art.528 c.p.; materiale pronografico art.600 ter c.p., legge n.269  3/08/1998; …). Il cyberbullismo è parte del cybercrime (crimini informatici), con violazioni del Codice Civile e Penale, oltre a quello della Privacy (D.Lgs 196 del 2003).

La Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge per la tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.Con la nuova legge sono stanziate ulteriori risorse pari a 220.000 euro annuali (come da art.12 Legge 48-18/03/2008). In ogni istituto scolastico sarà individuato un referente contro bullismo e cyberbullismo e negli stessi è prevista la convocazione dei genitori, assistenza alla vittima ed azioni di carattere educativo. Ai singoli istituti è demandato l’insegnamento alla legalità e all’uso consapevole di internet ma si richiede a famiglie e scuole un ruolo educativo con una presenza più incisiva.

Il problema di queste nuove generazioni è l’assenza di bordi che le contengano e di punti di riferimento forti.

La convocazione dei genitori, per esempio, una volta era più che normale. Anzi, si poteva star certi che alla prima marachella arrivasse come minimo una sfuriata a casa. I maestri erano le figure autoritarie che andavano in parallelo con i genitori. Adesso occorre una legge che lo preveda ? Evidentemente si. Così come può succedere che una ragazzina spacchi il naso ad un compagno di classe o faccia bere urina ad un’altra senza che le famiglie ne sappiano nulla. O che circolino ormai da anni tariffari di prestazioni sessuali, già dalle scuole medi,e per avere una fonte di guadagno, a cambio di ricariche telefoniche o altri regali spesso anche molto costosi, lasciando oscuri presagi sul giro di denaro che ne segue.

Prevenire ed educare, così come sradicare ignoranza e pregiudizi diffusi, diventano ormai la vera missione odierna. Modernità svuotata di contenuti, senza rigore e fermezza, senza la certezza della pena, nonché una buona dose di coerenza, richiesta in primis alle istituzioni.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

 

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