Giornata Mondiale Senza Tabacco – U. S.: Ultima Sigaretta. Questa volta per davvero

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Giornata Mondiale Senza Tabacco – U. S.: Ultima Sigaretta. Questa volta per davvero

Il 31 maggio è la Giornata Mondiale Senza Tabacco. Può sembrare una mera questione di parole, ma non lo è: non è una giornata contro il fumo, ma che vorrebbe, almeno per un giorno, eliminarlo del tutto. Anche per fare capire ai fumatori cosa si prova a stare, per una giornata intera, senza tabacco.

È stata indetta dall’OMS nel 1988 per la prima volta, e da allora l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ancora si batte per eliminare questo cancerogeno vizio.

 Il triste primato italiano è quelli di essere il primo Stato in classifica nei Paesi occidentali per quanto riguarda il numero di baby fumatori. Questo, nonostante la proibizione alla vendita di sigarette agli under 18. In Italia 2 persone su 10 over 14 fuma.

Il motivo, ovviamente, è in gran parte sociologico: nella maggioranza dei casi, chi inizia a fumare lo fa più per sentimento del gregge, per un senso di appartenenza ad un gruppo in cui, se non te ne accendi una, sei uno sfigato. Il dato allarmante è la soglia, sempre più bassa, di quando si accende la prima sigaretta. Se provate, per scrupolo, a chiedere a Google qual è l’età in cui si inizia a fumare, troverete più di un link di ragazzi che chiedono quale sia l’età più adatta o quale sia la marca giusta per iniziare. Come se ci fosse un manuale, delle regole per farlo: perché, ricordiamocelo sempre, non si inizia a farlo per caso. Non è la normalità, come imparare a mangiare o bere da soli quando si è piccini. È più come andare in bici: ti alleni, all’inizio tossisci e ti lacrimano gli occhi (a dimostrazione di quanto faccia bene al nostro organismo) e poi, forse, puoi fare lo Danny Zuko della situazione. Ma, non temete: se cercate su Youtube troverete pratici tutorial su come iniziare. È proprio vero: la rete ha sempre la risposta.

Ma, alla fine, quando ci si imbatte nella sigaretta? Quando si avverte quel momento, socialmente vincolante, di comprare il primo pacchetto? Magari rubandolo a quel genitore che, sigaretta alla mano, ci dice di non fumare, che fa male.

Forse, siamo un po’ tutti Zeno Cosini, che inizia per ribellione al padre. E, quando scoperto, ruba i paterni sigari iniziati e lasciati per casa (i fumatori di sigari sono l’odio di ogni maniaco dell’ordine), proprio per dimostrare di essere migliore, di essere all’altezza, di non essere un inetto. Perché, nel romanzo di Svevo, la sigaretta ha un significato simbolico tutto particolare: è il segno dell’incapacità e della vacuità della vita e dell’uomo stesso, il protagonista che non combina nulla e finisce col chiedersi come sarebbe andata se avesse smesso con questo vizio, se sarebbe diventato qualcuno. È il metaforico emblema della sconfitta, dell’Ultima Sigaretta che poi non è mai arrivata. Zeno arriva a dover cambiare tappezzeria alla propria camera per tutte le U.S. (Ultima Sigaretta) con annessa data che vi ha scritto. Ogni cambio di facoltà, ogni fallimento, è un ultimo tiro. E, immancabilmente, non lo è mai davvero. Ma l’illusione, probabilmente consapevolmente inconscia, di aver almeno concluso qualcosa nella vita, è quasi un piacere.

Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quand’è l’ultima. Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso. L’ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923

E, alla fine, si entra in quella strana nevrosi dell’U.S. che è come un serpente che si mangia la coda, un eterno ritorno tra sconfitta e vittoria.

Alla fine, c’è chi smette. Anche dopo anni. Ma, proprio come si è iniziato, anche questo non è un gesto automatico. Va studiato, esaminato, progettato e affrontato. Ed è, nella sua totalità, un processo psicologico.

Che, alla fine, ti salva la vita.

Ma, la contraddizione, forse, non sta solo in chi ha il vizio. Quando si compra un pacchetto, con l’inquietante scritta che ti intima di non fumare perché puoi morire per il cancro ai polmoni, a lato ha anche un talloncino che indica che sono un monopolio di stato. Come a dire “Uomo avvisato, mezzo salvato”. Ma, mi dispiace, vendere la morte in maniera legalizzata non è meno grave solo grazie ad un rettangolo bianco con scritte nere.

Adesso che son qui, ad analizzarmi, sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente. Io avanzo tale ipotesi per spiegare la mia debolezza giovanile, ma senza una decisa convinzione. Adesso che sono vecchio e che nessuno esige qualche cosa da me, passo tuttavia da sigaretta a proposito, e da proposito a sigaretta. Che cosa significano oggi quei propositi?

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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