Intervista a Marco Aime: per capire meglio come affrontare la contemporaneità

Intervista a Marco Aime: per capire meglio come affrontare la contemporaneità

Marco Aime (Torino, 4 novembre 1956) è uno dei più importanti antropologi culturali italiani, professore associato di Antropologia culturale presso l’Università di Genova. Recentemente egli è stato autore di un saggio contro il razzismo (2016, Contro il razzismo. Quattro ragionamenti, Einaudi, Torino), scritto assieme al genetista Guido Barbujani, con cui ha dialogato sullo stessa tema nel contesto dell’ottava edizione dei Dialoghi sull’uomo a Pistoia. È stato proprio nella cornice dell’evento pistoiese che lo studioso ci ha rilasciato questa intervista, in cui ci spiega perché ha deciso di intraprendere la carriera di antropologo e come affrontare il difficile contesto contemporaneo, dominato da un violento ritorno di razzismo e terrorismo religioso.  

D: Professore, cosa l’ha spinta a diventare antropologo culturale?

R: Nonostante avessi deciso di iscrivermi a Lettere, alcuni viaggi in paesi extraeuropei (Pakistan e soprattutto l’Africa, NdR) mi hanno talmente affascinato da spingermi a cambiare i miei iniziali progetti di studio e da intraprendere quindi la strada dell’antropologia.

D: Sarebbe favorevole a un’introduzione dell’insegnamento dell’antropologia nella scuola italiana?

R: Sono più che favorevole all’introduzione di qualsiasi forma d’insegnamento d’antropologia nelle nostre scuole. A mio parere è anzi opportuno, poiché studentesse e studenti devono capire di non essere monoetnici, bianchi e cattolici. Introducendo l’antropologia a scuola si permetterebbe di cogliere le differenze, sempre più evidenti nell’Italia del 2017.

D: La scena politica italiana ed europea è dominata da un ritorno di una retorica purista e razzista: quale crede che siano le strategie migliori per poter risolvere questo problema urgente? 

R: Sarebbe opportuno recuperare la conoscenza della storia e della memoria. I tanti Salvini e Le Pen non capiscono (o fanno finta di non capire) che la storia del mondo è fatta da una continua migrazione. Inoltre bisognerebbe ricordare che anche gli italiani sono stati migranti in passato. Deploro l’atteggiamento dell’Unione europea che non sta facendo niente su questo tema e l’ipocrita richiamo alle radici cristiane del nostro continente, che imporrebbe un diverso approccio della questione.

R: Il mondo contemporaneo secolarizzato è testimone di quello che l’archeologo tedesco Jan Assmann ha definito “ritorno del sacro”: fanatismo e terrorismo religioso proseguono di pari passo, come Daesh. Qual è, a suo parere, la soluzione a questo problema? 

D: Diceva Albert Einstein che è più difficile spezzare un atomo che un pregiudizio. A mio parere bisognerebbe tornare allo studio serio della storia e alla solidarietà e assumerci le nostre responsabilità di occidentali per ciò che sta succedendo nelle regioni dove alligna Daesh. Infatti organizzazioni di questo tipo nascono sotto regimi dittatoriali e si configurano come movimento di riscatto da condizioni di subalternità sociale.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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By on maggio 29th, 2017 in Articoli Recenti, Interviews, Society

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