Giovanni Gentile: “sapere aude” tra Scienza e Filosofia

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Giovanni Gentile: “sapere aude” tra Scienza e Filosofia

“La filosofia è veramente la immanente sostanza di ogni vita spirituale”

Giovanni Gentile: "sapere aude" tra Scienza e FilosofiaÈ con queste parole che il filosofo italiano Giovanni Gentile (Castelvetrano, 29 maggio 1875 – Firenze, 15 aprile 1944), dalle pagine di Teoria generale dello spirito come atto puro, dichiara la sua concezione della filosofia come disciplina superiore a qualunque altra, scienza compresa: per il pensatore siciliano il primato della speculazione filosofica è giustificato dalla capacità della stessa di essere l’unica indagine umana in grado di rendere conto del divenire che anima il reale. La scienza, invece, sarebbe intesa come l’esercizio di un’attitudine che imprigiona il dispiegarsi e tende a fissare la realtà per descriverne delle regioni limitate: lo scienziato presuppone l’oggetto della sua indagine ritenendolo innanzi a sé, statico e pronto per essere “pensato” e definito; viceversa il filosofo adotta un atteggiamento grazie al quale il fenomeno esterno non è negato, ma è indagato a partire da una produzione del soggetto stesso, la filosofia è “pensante”.

Ma la più rilevate contrapposizione tra scienza e filosofia messa in luce da Gentile, è di grande attualità, tanto da animare molto dibattito accademico odierno in ambito epistemologico, e concerne, precisamente, i fondamenti stessi delle due discipline, i momenti, dunque, da cui i due diversi approcci prendono le mossa: mentre ogni scienza particolare, concependo la conoscenza come un rapporto estrinseco dell’oggetto col soggetto, è dogmatica e non si pone il problema della posizione del reale in tutta la sua universalità, quindi in un certo senso non si interroga sulla sua stessa ragione di essere; diversamente la filosofia, nel sistema del reale si prefigge di dimostrare il valore dell’oggetto non come datità fissa ma secondo dei criteri di indagine che potremmo definire “meta”: Gentile afferma, infatti, che il filosofo «cerca di rendersi ragione non solo dell’esistenza degli oggetti che le scienze particolari dommaticamente presuppongono, si anche del conoscere onde ogni scienza si costituisce».

Giovanni Gentile: "sapere aude" tra Scienza e FilosofiaLa filosofia avrebbe dunque un certo carattere fondativo: il suo primato si staglierebbe a partire dalla sua peculiare possibilità di interrogarsi sul senso di ogni singola scienza particolare, senza per questo mai cadere nel circolo vizioso del naturalismo, senza mai degradare a scatto fotografico il reale, ma mostrando come i fenomeni si riproducono incessantemente nel mondo come atti dello spirito umano. Radicalmente, l’autore della riforma scolastica italiana nel ‘23, si spinge ancora oltre nell’evidenziare il limite della scienza, dicendo che ogni volta che essa prova ad uscire dal proprio particolare e a proporsi il problema della posizione del reale, smette di essere scienza per divenire filosofia.

Oggi, in filosofia, con l’affermazione sempre più radicata della corrente analitica, questi discorsi creano non poca diffidenza e critica; il rapporto tra questi due ambiti del sapere umano continua, in ogni caso, ad alimentare il dibattito: una grande quantità di esempi tratti dall’attività di illustri esponenti della cultura mondiale mette il luce il nuovo modo di pensare, molto diverso da quello di Giovanni Gentile, il rapporto tra scienza e filosofia ai nostri tempi: grandi fisici seduti accanto a filosofi a parlare dell’esistenza del reale, matematici che disquisiscono di infinito con i teologi, tutti uniti per dimostrare che, qualunque cosa siano filosofia e scienza, non possono che stare costitutivamente in rapporto l’una con l’altra. Questa procedura interdisciplinare propone la conferma di un nuovo modo di approcciare la scienza, non considerandola solo un fatto asettico per gli addetti ai lavori, ma come centro pulsante della società e soprattutto motore delle aspettative della comunità, in particolare di quelle dei giovani.

Scienza e filosofia sembrano sempre più un sinonimo: nomi diversi per uno stessa caratteristica tipica dell’uomo tanto quanto la facoltà di parlare, ovvero la tensione alla conoscenza, il desiderio di comprensione di sé e del mondo che calpesta, che respira, che muove ogni giorno. E questa non è fantascienza o retorica, e a conferma di ciò basti osservare che la ricerca seria nei più importanti poli speculativi del mondo, oggi, si fa in equipe miste, composte dunque da scienziati settoriali che collaborano con filosofi, teologi, sociologi, psicologi, ecc…

Giovanni Gentile: "sapere aude" tra Scienza e FilosofiaCosa ci suggerisce tutto ciò? Che la nostra vita è dominata dalla complessità, dall’incertezza e allo stesso tempo dalla voglia di semplificare, di comprendere, per sentirci meno piccoli e più potenti. Ma di questo l’uomo non deve farsi una colpa: l’espressione “sapere aude”, «abbi il coraggio di sapere», resa celebre come motto illuminista da Kant, mette in luce tutta la contraddizione della conoscenza, la tensione inestirpabile ad essa e al contempo i limiti che la stessa evidenzia. La cooperazione di scienze e filosofia ha il grande vantaggio di mantenere l’uomo nel circolo (virtuoso), nella domanda continua, di proteggerlo dai dogmatismi pericolosi dei canoni, tanto scientifici quanto filosofici. Lo scienziato che non fa filosofia si perde metà del mondo, esattamente come il filosofo che non fa scienza. Solo unite, scienza e filosofia, mantengono l’uomo sveglio, vivo, attivo, pensante e conservano quella “libertà dello spirito” invocata dallo stesso Gentile.

Scienza e filosofia non sono alternative, non sono un aut…aut, ma necessità unica, sono un et.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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