#perlaGloria – Da Manchester a Pioltello, quando l’odio è il motore

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#perlaGloria – Da Manchester a Pioltello, quando l’odio è il motore

Accade che a Pioltello, periferia di Milano, la stessa sera del triste attentato a Manchester, in un bar frequentato da extracomunitari, si vivesse.

Questa l’indicibile notizia. In un bar un po’ di persone chiacchieravano, ridevano, facevano le banalissime cose che si fanno in un bar.

Solo che quella notte non era un notte come tante, perché altrove esplodeva una bomba vile tra ragazzini festanti a un concerto.

Le due cose, di norma, non avrebbero nessuna attinenza.

Cosa lega la notte di Manchester e quella a Pioltello?

Un filo sottile che si chiama odio.

Sì, perché la paura qui non c’entra nulla.

A Pioltello quella sera un cittadino è passato di fronte a quel bar, ha visto persone fare quello che si fa in un qualunque locale, è tornato a casa e appreso quello che nel frattempo era accaduto al concerto di Ariana Grande ha fatto un due più due errato e non richiesto.

Ha collegato gli avventori del pub ai terroristi in quanto extracomunitari. Come se le due cose andassero di pari passo. Ha ritenuto ovvio, sempre secondo la sua personalissima logica, che qualche ora prima in quel locale pieno si stava di certo festeggiando per la morte di quegli innocenti.

Peccato che gli sia sfuggito il particolare che al momento dell’attentato di Manchester la saracinesca fosse già chiusa e tutti fossero già a casa.

Peccato che credendosi infallibile e autoproclamandosi eroe senza macchia e senza paura, abbia creduto opportuno avvisare della scoperta, non la polizia, ma, udite udite, un giornalista.

Logico, no?

Perché se io per le strade della mia città assisto a una rapina, uno stupro, una presunta aggressione, un traffico di stupefacenti, qualsivoglia cosa che possa preoccuparmi o spaventarmi, di certo la prima cosa che penserò di fare è chiamare i giornali.

Ovvio.

Ma la storia, ahimè, non finisce qui, perché il giornalista in questione, anche lui affetto da un evidente eccesso di stima rispetto alle doti investigative dell’amico e sue, ha ben pensato di divulgare la notizia tramite le reti nazionali dando il fatto per certo senza necessità di indagini ulteriori.

L’informazione, smentita dai Carabinieri dopo i controlli, si è sparsa a macchia d’olio. Tanto che qualcuno ha pensato di fare giustizia e andare ad appiccare il fuoco al bar in questione.

Ora, questo, esattamente questo atteggiamento, questo non fermarsi mai un minuto a pensare, è il motore che sta dietro a qualsiasi atto di terrorismo.

Prima della paura, l’odio cieco, il pregiudizio, la fomentazione sterile sono i motivi per cui il terrorismo esiste.

A Manchester un 23enne legittimato da ideologie estremiste si è convinto che quello che stava facendo era giusto, logico ed eroico. Perché c’è un nemico da annientare.

Allo stesso modo qualcuno ha ritenuto altrettanto lecito denunciare qualcosa basandosi sul fatto che, visti gli avvenimenti di questa Epoca, se sei extracomunitario sei di certo il cattivo, l’antagonista, l’altro, il nemico da eliminare.

Il risultato finale è che gli innocenti pagano continuamente e i veri colpevoli vedono  il loro gioco correre verso il traguardo sperato.

Non ci salveranno le armi, né l’istinto, né la rabbia idrofoba verso chiunque ci sembri diverso da noi.

Qui ci salva solo il pensiero indipendente, la riflessione, il fermarsi a pensare se davvero tutto quello che ci viene raccontato, tutto quello che giudichiamo su due piedi, abbia senso o meno.

La notte del Bataclan io ero in un bar con altri amici, festeggiavamo davvero, mentre la gente moriva noi stappavamo bottiglie. Era il compleanno di un amico, non sapevamo niente di quello che era successo. Ce lo ha raccontato un ragazzo che passava di lì, ore dopo.

Casualmente non ha pensato nemmeno un secondo che stessimo brindando alla strage.

Se fossi stata marocchina, algerina, siriana non so se sarebbe successo altrettanto.

Prima di agire bisognerebbe pensare.

O almeno provarci.

Per tutti non #perlagloria.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

 

1 Commento
  1. Anonimo dice

    Fino a quando le persone continueranno ad avere un approccio superficiale, non ci sarà fine a questi episodi. Dovrebbe essere “normale” che un individuo provi a pensare prima di agire e invece sembra che in molti “ignorano” tale capacità la quale rappresenta uno dei doni più importanti della nostra esistenza. Dovremmo comprendere tutti che siamo un unico grande popolo in questo pianeta e il terrorismo è solo una piccola goccia che dovrebbe dissolversi in un mare di persone che pensano e poi agiscono per il bene comune. Abbiamo ancora la possibilità di cambiare, perché siamo esseri umani e non dobbiamo mai smettere di sperare. Fortunatamente esistono ancora persone che ci invitano a riflettere come con l’autore di questo articolo.

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