Il viaggio al termine del nichilismo di Louis-Ferdinand Céline

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Il viaggio al termine del nichilismo di Louis-Ferdinand Céline

Il viaggio al termine del nichilismo di Louis-Ferdinand CélineUn romanzo sicuramente scandaloso, uno di quelli che descrivono la contraddittoria realtà umana in maniera lucida e disperata, senza illusioni confortanti. Tutto questo è il Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline (il cui vero nome era Louis Ferdinand Auguste Destouches, nato Courbevoie, 27 maggio 1894 e morto a Meudon il 1º luglio 1961), pubblicato nel 1932 e destinato ad avere ampia influenza sulla storia della letteratura successiva, ad esempio in Henry Miller, in Charles Bukowski e in Kurt Vonnegut.

Che che cos’è la notte e qual è il suo termine? Ma soprattutto: che cosa cerca davvero l’autore in questo viaggio? Sono domande, queste, a cui si offre una risposta talvolta ossessiva e sicuramente impietosa nelle pagine dell’opera. Ed è una risposta dalle tinte fosche. La notte che Céline attraversa è la realtà umana, che per lui è un’insieme di contraddizioni, di scelte sbagliate, ma anche di vere perversioni patologiche e di crudeltà. Una visione nichilista senza dubbio, che si evince considerando da vicino ogni personaggio del Viaggio, controparti letterarie di persone incontrate davvero da Céline durante la sua vita – l’intero romanzo, infatti, è narrato in forma autobiografica. Il generale des Entrayes, Robinson, Lola, i coniugi Henrouille, Baryton, poi la Francia del primo conflitto mondiale, il Congo, l’America, la Francia del primo dopoguerra: ognuno di questi personaggi e ognuno di questi luoghi diventa un’occasione di confronto per l’autore con le trame oscure più nascoste dell’uomo, con la notte dell’essere umano, alla ricerca di ciò che vi può essere oltre questa. Pagando il duro prezzo di questa ricerca.

Il viaggio al termine del nichilismo di Louis-Ferdinand CélineConfrontarsi con la notte significa, infatti, per Céline scendere sempre più nella notte. Comprendere appieno l’abisso oscuro che si cela nel cuore dell’uomo significa, pertanto, dover intraprendere, per l’autore, una discesa nella propria interiorità, a scoprire che anche in sé vi è un abisso oscuro. Adattando un famoso aforisma di Friedrich Nietzsche si potrebbe dire che Il viaggio al termine del nichilismo di Louis-Ferdinand Céline ha pagato il prezzo di aver voluto guardare nell’abisso, perché l’abisso ha guardato in lui. Ma quello che conta davvero, forse, è il resoconto dell’autore, l’esito del suo viaggio. Di nuovo, qual è il termine della notte? Forse a questa domanda non è solo Céline a poter rispondere, ma anche il lettore. Per lo scrittore francese, la soluzione a questa domanda è lampante: il termine della notte è altra notte, l’abisso non ha un fondo. Questo è il culmine del suo nichilismo. Ma al lettore sono date due scelte: abbracciare con l’autore questa visione fredda, dura e senza speranza della realtà umana, oppure considerarla come una visione riduttiva dell’uomo, riduttiva perché esso potrebbe non essere soltanto un insieme di contraddizioni, di scelte sbagliate, di perversioni patologiche e di crudeltà. C’è anche altro in lui, la ragione, la giustizia, la bontà. In una parola, accanto al male c’è anche il bene.

E forse è proprio questo il termine della notte: il giorno.

Riccardo Coppola per MIfacciodiCultura

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