Lezioni d’Arte – “Le violon d’Ingres”, la riproduzione di Man Ray dell’invisibile

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Man Ray, Self Portrait with Camera,1932

Era un modo di dire Le violon d’Ingres tra i locali notturni e l’euforia della Parigi di Montparnasse degli anni Venti, come a voler intendere un passatempo, un hobby. Solo una mente eclettica come quella di Man Ray (Filadelfia, 1890 – Parigi, 1976) la poteva trasformare in un’opera d’arte: una fotografia in bianco e nero del 1924 ironica, dissacrante, concettuale, proprio come lui amava.

Gioca sulle parole e l’immagine, sulla realtà e l’allusione. Immortala una donna di spalle che lascia cadere il velo e rimane nuda, vestita solo da un turbante e un paio di orecchini. La testa è di profilo come a voler ammiccare allo spettatore – anzi in questo caso al fotografo stesso. La sua amante e musa Kiki, dalle forme tonde, morbide e desiderose, si trasforma in un violoncello.

Il suo nome era Alice Prin (1901-1953) ma tutti a Parigi la conoscevano come la Reina o semplicemente Kiki de Montparnasse. Aveva solo 14 anni quando scappò dalla madre per posare nuda davanti agli artisti più famosi, 21 quando divenne una celebrità nel quartiere e 30 anni quando pubblicò la sua biografia, Souvenirs, con un’introduzione scritta direttamente da Hemingway. Era sfrontata, indipendente, senza inibizioni né soldi né paure. Era la modella e amante prediletta dei più grandi artisti dei ruggenti anni Venti parigini. Per sei anni dal 1921 si legò a Man Ray, appena tornato dagli Stati Uniti, diventando la protagonista delle sue più belle fotografie. Pose erotiche, originali, oscene per quel tempo, in cui era costantemente nuda.

Le violon d'Ingres
La biografia di Kiki, Souverirs

Man Ray utilizza la macchina fotografica come mezzo diretto, economico ed essenziale per immortalare ciò che vedono i suoi occhi. Ma i suoi occhi non si soffermano solo sulla visione del reale, sfidano le leggi della fantasia e danno vita ai suoi pensieri. Il fotografo surrealista riesce a trasportare nella realtà l’invisibile. Sull’immagine fotografica dipinge due chiavi di violino sul fondo schiena della modella per dar vita alla sua fantasia sensuale.

Il corpo della donna diventa uno strumento da suonare, da toccare e da possedere.

Le violon d'Ingres
La bagnante di Valpinçon, Jean Auguste Dominique Ingres,1808

Amava trascrivere la pittura con la fotografia. Era un ammiratore di Jean Auguste Dominique Ingres e ai suoi nudi spesso si ispirava per le fotografie. La posa di Kiki è un richiamo ed insieme un omaggio alla Bagnante di Valpinçon (1808) del pittore neoclassico. A lei fa riferimento il turbante orientale. Entrambe le donne erano per gli artisti l’archetipo di modella, amante, musa e ideale di bellezza. Inserisce quelle chiavi di violino, simbolo visivo dello strumento a corda, sulla stampa fotografica come per i suoi rayogrammi. Per concludere simbolicamente la trasformazione del corpo in un violoncello chiede alla modella di nascondere anche le braccia. La forma del corpo diventa così un elemento tutto da contemplare, per suscitare sia meraviglia che inquietudine.

Il gioco di parole poi, a cui fa riferimento il titolo, può richiamare il passatempo del violoncello o Kiki stessa, svago dell’artista. Una strada lasciata aperta all’interpretazione del pubblico.

Non a caso le immagini di Man Ray sono frutto di associazioni mentali, combinazioni, giochi di parole e di pensieri. D’altronde il suo desiderio, prodotto dello spirito dada, non era quello di mostrare le proprie capacità tecniche e artistiche ma stimolare una reazione del pubblico. Voleva stupire, incuriosire, divertire… anche annoiare o inorridire purché la sua opera d’arte producesse un’emozione!  

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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