Alla GAMeC una nuova mostra su Andy Warhol: sacro o profano?

0 754

Alla GAMeC una nuova mostra su Andy Warhol: sacro o profano?

La celebre serigrafia di Marylin Monroe

Pareti argentate, sdraio firmate Damien Hirst: un allestimento spettacolare per la retrospettiva di Andy Warhol alla GAMeC di Bergamo. In esposizione ci sono oltre cento opere dell’artista americano tutte legate dalla tematica della riproducibilità: il titolo della mostra è infatti Andy Warhol. L’opera moltiplicata: Warhol e dopo Warhol.

Sono presenti anche opere realizzate dopo la morte dell’artista, non autorizzate ed inautentiche: il concetto di riproduzione è portato dunque all’estremo e ben si accorda con l’idea che il padre della Pop Art aveva dell’arte contemporanea. È un accostamento inusuale quello tra queste opere e quelle ufficiali perché non sono certificate ma fanno parte della “galassia” Warhol: anche se apocrife vengono attribuite a lui perché si sommano alle riproduzioni originali, facendo interrogare il fruitore su quanto sia lecito che vengano comunque considerate parte della sua produzione.

Le quattro sale dell’allestimento ricordano la Factory newyorchese di Warhol, che l’artista aveva appunto ricoperto con la carta argentata, e accolgono opere eterogenee, senza un’organizzazione temporale o tematica, in modo da comunicare la personalità originale e unica dell’autore: la sua arte è un continuo fluire, e tocca molteplici campi espressivi. Dipinti e opere su carta, serigrafie, film, fotografie, copertine di dischi e di riviste, come la famosa Interview, creata da Warhol con John Wilcock e Gerard Malanga nel 1969.

Andy Warhol
Andy Warhol

Nel percorso si trova tutto ciò che lo spettatore si attende dalla mostra: le celebri serigrafie raffiguranti personaggi politici (Lenin e MaoTse-Tung), artisti (Joseph Beuys, Man Ray) e personaggi del mondo del cinema, della musica e dello sport (i famosissimi riquadri di Marilyn Monroe, Mick Jagger, Cassius Clay-Muhammad Ali). I supporti sono molteplici ed ecco allora le copertine di dischi ideate dall’artista: sono più di 60, tra cui la celebre cover di The Velvet Underground & Nico e di Sticky Fingers dei Rolling Stones. La prima è la famosissima della banana da sbucciare, la seconda invece vede un paio di jeans dalla zip apribile.

Warhol faceva però opera di demistificazione dell’arte, voleva eliminare il concetto di “originalità”, dell’opera unica. Ecco allora una provocazione: perché fare una mostra, l’ultima di una lunga serie, su Warhol? C’è infatti una certa contrapposizione tra un artista che ricercava la quotidianità, la riproducibilità in serie, approccio “profano” potremmo dire, e un luogo “sacro” per l’arte come può essere un museo, anche se dialogante come questo. Sicuramente qui c’è il pregio di mostrare anche l’eredità dell’artista, con le opere spurie che danno maggior valore alle autografe, ma forse non è abbastanza: bisognerebbe, magari, integrare questo maestro nel pop in un contesto più popolare, quotidiano, dando senso a un’integrazione dell’arte con la vita di tutti giorni che cercava così insistentemente.

Flowers
Flowers

In fondo questo paradosso riflette un po’ quello interno all’arte stessa di Andy Warhol, che ben si comprende osservando gli oggetti più comuni presenti nelle serigrafie: le zuppe Campbell oppure le immagini di personaggi famosi hanno la doppia valenza di simbolo “sacro” e di riferimento al consumismo “profano”, cioè sono insieme immersione nel consumismo e critica dello stesso. La scelta di ripetitività e meccanicità sembra iscriversi proprio in questo contesto, dove conformismo e denuncia si mescolano: l’attività di demistificazione di questo artista non è mai fuori dal sistema, ma lo erode dal suo interno.

Ecco che l’ambiguità dell’artista si riflette in questa mostra, suscitando riflessioni sull’arte contemporanea e sulla sua fruizione, portandoci ad indagare anche sulla società di oggi con la stessa forza che Warhol ebbe negli anni ’60.

Andy Warhol. L’opera moltiplicata: Warhol e dopo Warhol
A cura di Giacinto Di Pietrantonio
GAMeC – Galleria di Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo
Fino al 30 luglio 2017

Chiara Buratti per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.