Bonus cultura: il fallimento della cultura contro il mercato del web

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Bonus cultura: il fallimento della cultura contro il mercato del web

Bonus cultura: il fallimento della cultura contro il mercato del web

Pochi mesi fa, proprio a ridosso del famoso referendum che ha portato alle dimissioni di Renzi, il Governo aveva decretato il bonus cultura: un buono di 500 euro a disposizione di ogni ragazzo che avesse compiuto 18 anni, spendibile per l’acquisto di libri, l’ingresso nei musei, acquisto di biglietti di cinema e concerti e altri eventi culturali. Ma quali sono stati i risvolti di quella che, all’apparenza, è stata considerata da molti una mera manovra politica? La recente ricerca pubblicata da L’Espresso mostra come, in realtà, i pochi ragazzi che hanno usufruito del bonus lo abbiano fatto sfruttando piattaforme digitali quali Amazon e TicketOne. Inoltre, si è ben presto sviluppato parallelamente un mercato illegale di compra-vendita dei bonus che utilizza le piattaforme social proprio per “mettere all’asta” i 500 euro non utilizzati dal “venditore”.

I maggiori acquisti sembrano essere, alla resa dei conti, quelli per i libri – scolastici e non – e subito di seguito biglietti per i concerti – Tiziano Ferro tra i più venduti – e per feste o viaggi che di culturale hanno ben poco. In coda alla fila, i musei: pochi i biglietti acquistati e ancora meno i musei aderenti all’iniziativa. Al di là delle implicazioni politiche (si è davvero trattato di una manovra con la quale il Premier sperava di racimolare voti per il referendum imminente proprio tra coloro che si sarebbero recati alle urne per la prima volta?), interessante è il dato sociale che indica le preferenze dei giovani.

Il primo dato rilevante è proprio il bassissimo numero di diciottenni che hanno deciso di intraprendere la difficile procedura di accesso al bonus. Pigrizia? Scelta politica? Disinformazione? Probabilmente tutti questi fattori hanno influito ed il risultato è stato un misero 58% di registrazioni tra tutti gli aventi diritto.

Bonus cultura: il fallimento della cultura contro il mercato del web

Il secondo dato, maggiormente rilevante, è proprio quello che riguarda le modalità di spendita del bonus. Da un lato vi è chi lo ha utilizzato per comprare libri scolastici o di altro genere, ma dall’altro, la maggioranza dei ragazzi ne ha fatto uno strumento di acquisto per eventi ben lontani dalla comune idea di cultura e questo è il segnale di quanto la cultura stia perdendo credito tra i giovani. Ma è anche interessante notare come, in realtà, le possibilità di utilizzare il bonus siano state davvero ristrette: pochissimi musei hanno aderito all’iniziativa, ancora meno i cinema, i teatri o le librerie e, dunque, per i ragazzi è stato naturale rivolgersi al web, mezzo per loro molto più vicino rispetto alla libreria di paese. Ed infatti, sembrano essere proprio le più grandi piattaforme online ad avere beneficiato dell’intervento del governo. Ibs, Amazon ed altri grandi potenze del mercato digitale sono state le prime destinatarie dell’attenzione e del denaro dei giovani, registrando così la generale tendenza dei più giovani a sfruttare forme alternative di acquisto. Ciò, d’altro canto, significa anche che musei, librerie, biblioteche, cinema e teatri sono sempre più lontani dall’orizzonte del mondo dei giovani che preferiscono forme di acquisto più veloci e una forma di cultura meno dispendiosa in termini di impegno e tempi, ma questo metterà ancora più in crisi il mercato ed i commercianti.

Bonus cultura: il fallimento della cultura contro il mercato del web

Sembra, insomma, che il bonus cultura sia stato una sorta di arma a doppio taglio. Se l’intenzione era quella di incentivare la diffusione della cultura, la strada migliore sarebbe stata quella di stanziare fondi per le scuole e gli edifici culturali, così da attirare davvero i giovani.

Perché, siamo sinceri, quale diciottenne sceglierebbe di acquistare un ingresso agli Uffizi quando l’alternativa è un concerto o un party?

E perché uscire di casa quando con un solo clic si può ricevere direttamente a casa l’oggetto acquistato?

Molte scuole necessitano di fondi coi quali si potrebbe concretamente lanciare un messaggio forte ai giovani: quello che alla politica interessa davvero della loro istruzione e delle strutture che li ospitano.

Veronica Morgagni per MifacciodiCultura

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