Colette Rosselli (o Donna Letizia): il successo del bon ton negli anni Sessanta

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Colette Rosselli (o Donna Letizia): il successo del bon ton negli anni Sessanta

Colette Rosselli
un’illustrazione di Colette Rosselli

Il galateo, il bon ton, insomma, la cultura delle buone maniere, come si potrebbe definire, ha sempre interessato le donne, o per lo meno, le donne di un certo tipo. Visto che l’istinto all’educazione dovrebbe essere insito nell’essere umano, ma la sua acquisizione un po’ meno, ci pensano allora i manuali ad hoc a rimediare. Nel caso italiano, va a Colette Rosselli, nota anche con lo pseudonimo di Donna Letizia, il merito di aver diffuso con ironia la mania del galateo nella cultura degli anni Sessanta, appena a seguito del boom economico.

Classe 1911, Colette Cacciapuoti in Rosselli era nata il 25 maggio a Losanna da una famiglia borghese, da padre napoletano e da madre inglese, ricevendo un’educazione anglo-francese e protestante. Certamente, all’origine delle sue scelte professionali l’ambiente famigliare non poté non avere influenza su di lei. Però, al di là del galateo, altre due grandi passioni di Donna Letizia erano la narrativa per bambini e ragazzi e l’illustrazione, come testimoniano da un lato le sue prime pubblicazioni Il primo libro di Susanna, Il secondo libro di Susanna, Questa è Margherita, e dall’altro Il cestello, Le scarpette rosse ed altri racconti, Pollicino in viaggio e altre fiabeIl diario della signorina Snob (quest’ultimo in collaborazione con Franca Valeri), oltre che una serie di illustrazioni per riviste, ad esempio pubblicate su Harper’s Bazaar, Mademoiselle e Vogue, che la resero famosa anche a livello internazionale.

Colette Rosselli
Il saper vivere di Donna Letizia

Ma torniamo al bon ton. Fu Arnoldo Mondadori a insistere sul fatto che Colette Rosselli fosse la persona giusta a curare una rubrica dedicata esclusivamente al tema delle buone maniere, dal momento in cui tra anni Cinquanta e anni Sessanta questa moda incominciava a diffondersi tra le signore che erano state colpite dal benessere economico. Così la Rosselli, per non compromettere il suo titolo nobiliare, inizia a scrivere con lo pseudonimo Donna Letizia su Grazia e su Gente. L’appuntamento del Il saper vivere di Donna Letizia spopola negli anni Settanta, tanto che negli anni Novanta viene rinnovato ne Il nuovo saper vivere di Donna Letizia.

È stata proprio la sottile vena ironica a far apprezzare al pubblico femminile e non solo la scrittura di Donna Letizia. L’ambiente borghese, quello dell’alta società, degli intellettuali e dei convenevoli certamente la Rosselli lo conosceva bene, visto che ci era cresciuta. Le continue lettere che Donna Letizia riceveva su Grazia o su Gente dalle ammiratrici della sua rubrica facevano trapelare proprio non solo l’emancipazione, ma quell’embrionale desiderio di rivalsa che le donne tra 1950 e 1960 volevano manifestare, a livello della loro vita sociale e privata, parlando quindi di bon ton, di educazione dei figli, e – in maniera velata – d’amore, di sesso e di sentimenti. È in questo contesto che si inseriscono le celebri poste del cuore, sempre pubblicate sui giornali, per cui, ad esempio, ebbe un più che discreto successo la scrittrice di Quaderno proibito, Alba de Céspedes, grazie a Dalla parte di lei.

Colette RosselliCome ogni donna di un certo rango che si rispetti, Colette Rosselli non poté non far parlare di sé quando in seconde nozze sposò Indro Montanelli. Infatti nel lontano 1940 la nostra autrice si era separata dal primo marito Raffaello, di cui amò mantenere il cognome, e soltanto ad un’età ormai piuttosto avanzata aveva deciso di ufficializzare la sua seconda relazione: 65 anni lui e 63 anni lei, Indro e Colette celebrarono il loro matrimonio il 9 settembre 1974, a Cortina d’Ampezzo. Ciò che stupì maggiormente di quest’unione è stato proprio il fatto che non sembrasse tale. I due giornalisti erano sempre sembrati semplici amici, anzi due scapoli, come amavano definirsi, amanti della vita solitaria, legati dalla stima reciproca ma non attivamente partecipi alla vita l’uno dell’altra. Chissà se Colette Rosselli scrisse anche queste sue idee piuttosto bizzarre nelle sue confidenze. Chissà cos’avrebbe esclamato, invece, Donna Letizia a riguardo, quel nome che dopo quarant’anni alla Rosselli iniziava ad essere stretto.

Quando morì a causa di un ictus, il 9 marzo del 1996, il Corriere della Sera la salutò come «signora dello stile», come una vecchia amica che si ricorda con tenerezza per il suo buon gusto.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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