Bloccate le nomine di cinque direttori museali: duro colpo per la Riforma Franceschini

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Bloccate le nomine di cinque direttori museali: duro colpo per la Riforma Franceschini

Peter Assmann

Il TAR del Lazio si è espresso: cinque direttori museali nominati da Dario Franceschini nel 2015 saranno sollevati immediatamente dal loro incarico in quanto la loro nomina non è conforme alle norme. La riforma portata avanti dal ministro dei Beni Culturali durante il governo Renzi ha reso autonomi dal punto di vista organizzativo, contabile e scientifico ben 32 musei su tutto il territorio, e ad oggi sembra che tale rivoluzione abbia comportato un maggior numero di visitatori e una più ampia partecipazione da parte del pubblico. Tra le nomine dei nuovi direttori museali, sono comparsi anche sette esperti stranieri: l’obiettivo di tale operazione era quello di internazionalizzare il sistema museale italiano, sicuramente ricco e prezioso, ma caratterizzato da un’organizzazione obsoleta. Tra critiche e qualche errore di gestione, l’arrivo di menti dall’estero e in generale un rinnovamento radicale ha comunque portato un rinnovamento nel sistema italiano.

Martina Bagnoli

Ovviamente non tutto è andato alla perfezione e certi nuovi approcci non sono stati del tutto apprezzati, ma «Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare» diceva Winston Churchill e in effetti c’è stato un tentativo in tal senso, che comunque è già stato bloccato. Infatti secondo il TAR la nomina di cinque direttori non è valida poiché è viziato l’intero sistema di selezione. Non era possibile far partecipare a bandi pubblici cittadini non italiani: questa è una delle principali questioni impugnate dagli altri candidati che hanno dunque vinto i ricorsi, infatti uno è stato presentato da una candidata alla direzione di Palazzo Ducale e della Galleria Estense di Modena e l’altro da un candidato per Paestum e per i musei archeologici di Taranto, Napoli e Reggio Calabria. Inoltre è stato contestato il fatto che la prova orale prevista dal bando sia stata svolta per alcuni a porte chiuse, se non addirittura via Skype vista la residenza estera di altrettanti. Insomma: al tribunale è parso tutto piuttosto opaco perciò si è deciso di annullare alcune nomine.

Carmelo Malacrino

Dunque i musei delle città di Mantova (Peter Assmann, direttore del Palazzo Ducale), Modena (Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi di Modena), Taranto (Eva Degli Innocenti, direttrice del Museo Archeologico Nazionale), Napoli (Paolo Giulierini, direttore Museo Archeologico Nazionale) e Reggio Calabria (Carmelo Malacrino, Museo Archeologico Nazionale) ad oggi non hanno nessuno al comando. Per ora il James Bradburne a capo di Brera e il tedesco Eike Schmidt degli Uffizi sembrano salvi, ma chissà che questa sentenza non dia il via a una completa cancellazione delle novità apportate negli ultimi due anni: che sia l’inizio di una storia di Restaurazione dei musei?

Dario Franceschini ha subito risposto alla sentenza: amareggiato e senza parole, è pronto a far ricorso al Consiglio di Stato.

Mi lascia stupefatto che la sentenza del tar parli di procedura “poco chiara e magmatica”. La selezione internazionale dei direttori è stata fatta da una commissione assolutamente imparziale composta dal direttore della National gallery di Londra, che è un inglese, dal direttore della più importante istituzione culturale di Berlino, che è un archeologo tedesco, dal presidente della biennale di Venezia e da una persona che è stata appena nominata consigliere dal presidente Macron. Mi pare che più garanzia di neutralità e trasparenza non ci potesse essere.

Un altro ministro è intervenuto in merito alla vicenda, ovvero Andrea Orlando, ministro della giustizia

I TAR vanno cambiati senza demonizzarli, precisando meglio qual è l’ambito di competenza della politica e quello del tribunale amministrativo che spesso entra nel merito di scelte che dovrebbero essere della politica.

Eva Degli Innocenti

Cosa rimane di questa sentenza? Molte domande: la burocrazia ha forse vinto sul merito? Oppure è stata forzata la macchina organizzativa per eleggere candidati graditi? E ancora, l’Italia pur facendo parte dell’Unione Europea nei fatti è ancora un Paese isolato e non pronto ad aprire le proprie frontiere?
Dario Franceschini si è detto preoccupato dell’immagine nel mondo dell’Italia e in effetti questa bufera sul mondo museale di certo non contribuisce a migliorarla: risultiamo purtroppo una nazione ancora incapace di saper gestire al meglio il patrimonio culturale.

È forse mancata la giusta attenzione nel momento in cui sono stati nominati i nuovi direttori o forse le norme applicate al bando sono superate? I bandi pubblici sono davvero in grado di selezionare chi ha maggior merito di ricoprire un determinato ruolo?

In ogni caso rimane molta amarezza per quanto accaduto, perché l’inadeguatezza del sistema generale, incapace di rinnovarsi nonostante le migliori intenzioni (almeno a parole). Che cosa accadrà ora è ancora da capire: mentre Franceschini contesterà la sentenza, i musei rimarranno senza direttore? Verrà indetto un nuovo bando? Verranno modificare le norme affinché possano parteciparvi persone da tutto il mondo? Una cosa è certa: il cambiamento può essere possibile solo se globale, ovvero se coinvolge tutte gli strati del sistema italiano a partire dalla complicata, enigmatica, oscura, arzigogolata e ormai tipica burocrazia, che permea ogni aspetto di cittadini ed enti e che molto spesso sfiducia gli stessi.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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