Piersanti Mattarella: l’illustre vittima di vili interessi mafiosi

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Piersanti Mattarella: l’illustre vittima di vili interessi mafiosi

Piersanti Mattarella: l'illustre vittima di vili interessi mafiosi
Piersanti Mattarella

Piersanti Mattarella, fratello maggiore dell’attuale presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, nacque a Castellammare del Golfo il 24 maggio 1935.

Cominciò la carriera politica nel 1960, affascinato dalla propaganda della Democrazia Cristiana, e diventando consigliere comunale del comune di Palermo. Il suo forte impegno politico lo portò negli anni successivi a scalare le gerarchie, prima affermandosi come assessore regionale nel 1967, e poi raggiungendo perfino l’incarico di Presidente della regione Sicilia nel 1978.

Sicuramente Piersanti Mattarella fu una figura assolutamente encomiabile, un esempio che tutt’oggi andrebbe perseguito per la sua dedizione nella lotta alla mafia, che disgraziatamente lo portò il 6 gennaio del 1980 ad essere ucciso da diversi colpi di pistola. Un omicidio che ancora oggi rimane apertamente un mistero: non è stata emessa infatti alcuna condanna per l’esecutore dell’omicidio dopo l’assoluzione di Giuseppe Valerio Fioravanti, nonostante la testimonianza oculare della moglie di Mattarella, ritenuta, però, non abbastanza attendibile. Furono emesse condanne solamente per i mandanti dell’omicidio, rispettivamente i boss Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.

Un mistero specialmente per la dinamica di alcuni eventi poco chiari, come la rivendicazione dell’omicidio da parte di un gruppo neo-fascista, oppure il ruolo che la politica del tempo ebbe, considerando la possibile implicazione dell’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, condannato per associazione mafiosa nel 2002, reato però “estinto in prescrizione”. L’ex Presidente, fu in qualche modo responsabile? L’ex Presidente, sapeva? Si tratta dell’ennesimo segreto che ha portato con lui nella tomba?

Un clima di assoluta omertà che non faceva altro che aumentare a dismisura il potere e il controllo della mafia in Sicilia. Piersanti Mattarella, oltre ad altri grandi eroi, e credo che quest’ultimo sia il termine più appropriato, come i magistrati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, non si fece influenzare dal clima sempre più persistente di corruzione, ma con grande tenacia cercò di combattere tutto questo.

Piersanti Mattarella: l'illustre vittima di vili interessi mafiosiFamoso è l’episodio della conferenza regionale  dell’agricoltura, in cui il deputato Pio La Torre (Partito Comunista Italiano) denunciò l’Assessorato all’agricoltura come maggiore centro di corruzione dell’intera regione Sicilia. Mattarella non prese le difese del suo assessore, Giuseppe Aleppo, come tutti si aspettavano, ma denunciò anch’egli quel clima di poca trasparenza vigente fino a quel momento, reclamando più legalità nella gestione dei contributi pubblici.

Inoltre, nei mesi a venire, epurò molte persone sia all’interno del partito (DC), sia all’interno della giunta comunale. Azione che sicuramente portò sul presidente numerose pressioni, sia da parte della mafia siciliana, che vedeva un ostacolo per i suoi interessi, considerando l’incorruttibilità e ferrei valori etici e morali del presidente, sia da parte della politica nazione, che vedeva il lui l’erede designato di Aldo Moro, cioè verso i vertici della Democrazia Cristiana.

Con un’adeguata protezione forse si sarebbero evitati centinaia di omicidi mafiosi.

 Se come si sospetta vivamente, qualcuno “nell’alta politica” sapeva dell’insofferenza di Cosa Nostra nei confronti di Piersanti Mattarella, per quale motivo non si è detto o fatto qualcosa?

L’omertà va assolutamente combattuta, e ricordiamoci sempre:

La mafia è una montagna di merda!

Peppino Impastato

Lorenzo Stangoni per MIfacciodiCultura

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