Joys & Peeta e le loro buone, vecchie abitudini: “My good old habits” a Milano, tra arte e vita

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Joys & Peeta e le loro buone, vecchie abitudini: “My good old habits” a Milano, tra arte e vita

Joys&Peeta – Candy Box (2017) olio su tela, 120×100 cm © Wunderkammern & the artists

Nell’arte, come nella vita, si attinge all’altro, si filtra il diverso da noi e lo si fa proprio. La mostra My good old habits presso la Wunderkammern di Milano racconta la storia di un’amicizia nella vita e nell’arte, quella tra Joys e Peeta, artisti veneti, che a partire dal dialogo come amici hanno instaurato un dialogo artistico. Un confronto rivitalizzante e alla pari che confluisce in opere d’arte che racchiudono l’armonia e la complicità delle linee.

Christian Bovo (Padova, 1974) e Manuel Di Rita (Venezia, 1980), in arte Joys e Peeta, sono due amici uniti nell’arte. Le loro good old habits, le loro buone, vecchie abitudini, sono diverse sia per fattori anagrafici che per formazione. Hanno anche stili molto diversi.

Joys ha iniziato la sua carriera come writer negli anni ’90 concentrandosi sul lettering, che si trasforma, col passare del tempo, in un incastro rigoroso di geometrie e colori, una composizione quasi architettonica; presso la galleria milanese sono esposte alcune sue opere su vetro retro dipinto.

Peeta, invece, ha una formazione in scultura e design industriale e la sua pittura su tela è fatta di curve morbide e angolature, con un ritmo dinamico e fluido; è uno stile più scultoreo, rispetto a quello di Joys.

Joys – Squares and diamonds (2017), pittura spray su vetro, 100×100 cm © Wunderkammern & the artists

Siamo tutti un po’ abitudinari e le consuetudini influenzano il nostro modo di vivere, di relazionarci e guardare alla novità e alla diversità. Un diversivo nella nostra routine può generare apprensione, perché viene destabilizzata la nostra comfort zone, il nostro avere tutto sotto controllo. La routine si trasforma in tradizione e le tradizioni generano delle tacite regole.

Consuetudini e regole creano una sorta di armatura, ma la vita può cambiare in modo inatteso, ad esempio incontrando una persona con cui si ha feeling. L’armatura diventa così una bolla di sapone.

Un artista, nel corso della vita, incanala l’energia degli incontri nella propria arte e si rende conto che il proprio stile non è l’unico percorribile, né tanto meno il migliore.

Nel caso di Joys e Peeta, far confluire l’amicizia nell’arte rappresenta uno scambio reciproco guidato dalla fiducia e dalla stima. Il confronto fra tradizioni, tra ricerche estetiche, mostra differenze e analogie ed innesta un meccanismo di interferenze che possono sfociare in una sintesi armonica.

Peeta – Not All Of Them Float (2017), olio su tela © Wunderkammern & the artists

Dalla riflessione sul senso di diverse religioni, credo politici, stili di vita, possiamo trarre un miglioramento per noi stessi. È una questione non solo di predisposizione, ma anche di esercizio all’ascolto.

Il costante dialogo umano tra Joys e Peeta, ravvivato da una solida amicizia, sfocia in un dialogo artistico e professionale. Nuovi contatti e nuove realtà servono a consolidare la propria pratica artistica e a rinsaldare la conoscenza reciproca, penetrando nei meccanismi che muovono la riflessione e la tecnica dell’uno e dell’altro. Dall’intesa prendono vita progetti, notti insonni a dipingere.

Per i writers cresciuti in una crew il dialogo è fondamentale poiché fa parte sia della vita di gruppo, sia dell’arte di strada. L’arte di strada ha un suo linguaggio, le sue good old habits e le sue regole di rispetto e condivisione. Essere writer è prima di tutto un percorso di vita.

Gli stili e le tecniche di Joys e Peeta si amalgamano, si perfezionano e riescono a convivere sullo stesso supporto, come dimostrano le opere a quattro mani di My good old habits presenti presso la galleria Wunderkammern. Amalgamarsi per i due artisti veneti non è annullare se stessi, ma creare qualcosa di nuovo valorizzandosi. Con l’unione delle due identità l’opera si eleva, perché contiene qualcosa di magico: il dialogo, i tanti anni passati insieme, l’amicizia e le speranze per il futuro.

Le buone vecchie abitudini di una persona, a prescindere dal lavoro che si svolge, dall’età, dalle differenze culturali, possono dialogare con quelle di un’altra senza che si sfoci in una prevaricazione. L’obiettivo non è annullare l’altro, ma valorizzarlo valorizzando se stessi.

Nell’arte lo scopo del dialogo può essere quello di giungere a una perfetta armonia compositiva, cromatica e di senso. Le buone vecchie abitudini di Joys e Peeta rimangono le stesse e, pur incidendo l’una sull’altra, continuano la propria peculiare evoluzione: è il dialogo che deve rimanere intatto.

Joys e Peeta hanno iniziato a collaborare con artisti di altre nazionalità. L’arte annulla le barriere linguistiche e i pregiudizi. Come sottolinea Peeta:

Non serve parlare, basta sedersi, osservare, fare un bozzetto e tutte le barriere linguistiche, oltre che mentali, cadono a favore dello stile.

Joys&Peeta – My good old habits
a cura di Giuseppe Pizzuto
testo critico di Clara Amodeo
Wunderkammern, Milano
dal 10 maggio al 10 giugno 2017

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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