GelosaMente – Deianira, o della gelosia che uccise Ercole, l’eroe invincibile

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Oggi GelosaMente esplora la mitologia greca in cerca di esempi di gelosia. E sembra proprio averne trovato uno lampante in Deianira, la sposa di Eracle, l’eroe delle dodici fatiche. Deianira era, secondo la tradizione più popolare, figlia di Eneo, re di Calidone, e di Altea. Molti guerrieri si presentarono a corte per chiedere la sua mano; tuttavia, i due pretendenti più illustri furono Acheloo, una divinità fluviale greca, figlio di Oceano e Teti, ed Ercole, semidio figlio di Zeus e di Alcmena. Sembra proprio che fu la gelosia di Deianira a condurre a morte il celebre Ercole, eroe altrimenti invitto. Ma procediamo con ordine.

Evelyn de Morgan, Deianira (1878)

Deianira era stata promessa in sposa a Ercole da c, il fratello della principessa. Come racconta Bacchilide, poeta greco, Ercole incontrò Meleagro nell’Ade, e quest’ultimo, conoscendo il suo valore, gli chiese di proteggere sua sorella una volta tornato sulla terra. Ercole glielo promise, e una volta tornato nel mondo dei vivi, si recò a Calidone per incontrare finalmente Deianira. Lì si trovò a dover rivaleggiare con Acheloo, che per il suo status di divinità credeva di avere la mano di Deianira già assicurata.

La lotta fu asperrima: Acheloo, per vincere l’avversario, tentò di utilizzare i propri poteri metamorfici, tramutandosi in toro e in serpente. Le metamorfosi di Acheloo, raccontate anche da Ovidio, non colsero impreparato Ercole: «Sconfiggere i serpenti è una fatica che facevo fin dalla culla» disse l’eroe ridendo, riferendosi ai serpenti della dea Era, che attraverso di essi avrebbe voluto ucciderlo da bambino.

Così, Ercole sconfisse il nemico con destrezza, riuscendo anche a strappargli un corno mentre assumeva sembianze di toro. Acheloo riconobbe la forza di Ercole, ma gli chiese di restituirgli il proprio corno in cambio della cornucopia, ovvero il corno della capra Amaltea, nutrice di Zeus.

Ercole, non avendo più rivali, poté finalmente sposare l’innamoratissima Deianira. Il primo periodo del loro matrimonio fu sereno, ed ebbero un figlio, Illo; tuttavia, un giorno, un’ombra scura venne gettata sui loro destini: Ercole uccise accidentalmente il coppiere del re, e a seguito del cattivo presagio decise di abbandonare la città insieme a Deianira e al figlio. I tre si trasferirono a Trachis, città della Tessaglia, dove furono ospitati dal re Ceice. Da qui Ercole poi ripartì per compiere le sue famose fatiche, lasciando Deianira sola. È qui che comincia il topos del tormento della donna abbandonata, descritto, tra gli altri, dalla celebre tragedia di Sofocle Le Trachinie.

Ercole bambino strozza il serpente

Deianira, preoccupata, decise di inviare il figlio Illo alla ricerca del padre. Tutto sembrò volgersi per il meglio quando venne finalmente annunciato il ritorno di Ercole in città. Tuttavia, al seguito dell’eroe si trovava uno stuolo di prigionieri, tra i quali la principessa Iole spiccava per avvenenza. Inizialmente, Deianira non vi prestò attenzione, e anzi accolse con gentilezza la giovane, impietosita dalla sua storia. Come spesso accade, fu un terzo personaggio a instillare la gelosia in chi ama e ancora non ha sospetti: il messaggero infatti rivelò a Deianira che Iole era non solo la prigioniera, ma anche la nuova amante di Ercole.

La gelosia di Deianira non fu furiosa e incontrollabile come quella di Medea; anzi, nella tragedia sofoclea, a dominare il comportamento di Deianira non è tanto la gelosia quanto l’avvilimento e il desiderio di riconquistare il cuore dell’amato marito. Nelle Eroidi di Ovidio, invece, Deianira cede alla gelosia mentre scrive l’ultima lettera indirizzata al marito: lo incolpa di averla abbandonata, di essere per lei ormai un semplice ospite più che uno sposo, e di essere preso da «peregrinos amores», amori stranieri, per i quali «et mater de te quaelibet esse potest», qualsiasi donna poteva essere resa madre da lui.  La donna si rivela, inoltre, invidiosa della bellezza della rivale:

ante meos oculos adducitur advena paelex,

nec mihi, quae patior, dissimulare licet!

non sinis averti: mediam captiva per urbem

invitis oculis adspicienda venit.

Davanti ai miei occhi viene condotta una concubina straniera,

e io non riesco a dissimulare il dolore che soffro!

Non permetti di distogliere lo sguardo: lei prigioniera

incede attraverso la città, in modo da essere notata anche dai miei invisi occhi.

Deianira aveva sopportato le dicerie sui numerosi e lontani amori di Ercole; tuttavia, quando vede una delle amanti del marito attraversare la città in maniera quasi trionfale, il mondo le crolla addosso: la gelosia la vince. La donna descrive anche i sintomi di questo sentimento:

Ricordandolo vengo meno, il freddo mi prende tutte le membra,

e la mia mano, ormai inerte, giace nel mio grembo.

Jan Gossart, Ercole e Deianira (1517)

La gelosia è così forte e la fa stare così male che a malapena riesce a continuare a scrivere. Vedendo la principessa Iole entrare in città, è costretta ad accettare il fatto di non essere mai stata l’unico amore dell’amato marito, ma solo una delle tante, «Me […] cum multis», «io con molte altre»: è questo che la fa soffrire maggiormente.

Il mito a questo punto ci racconta che Deianira, per essere sicura che Ercole non potesse amare più altre donne se non lei, decise di regalargli una tunica, non prima di averla cosparsa di un potente filtro d’amore realizzato col sangue del centauro Nesso. La donna si era procurata questo sangue quando Ercole uccise il centauro, che aveva tentato di rapirla. Era stato proprio questo essere ibrido, metà uomo e metà cavallo, a regalare il proprio sangue alla donna di cui era innamorato. Tuttavia, Ercole aveva ucciso Nesso con una freccia imbevuta del sangue dell’idra di Lerna, un potentissimo veleno. La tunica che aveva regalato al marito conteneva dunque, oltre al filtro d’amore, anche un veleno mortale: ma Deianira se ne accorse troppo tardi, quando aveva già inviato il dono ad Ercole.

ei mihi! quid feci? quo me furor egit amantem?

impia quid dubitas Deianira mori?

Ahimè! Che ho fatto? Dove mi ha condotto il furore di donna innamorata?

Empia Deianira, perché esiti a morire?

Arriviamo dunque allo scoprire la ragione della morte dell’invincibile Ercole: un tragico errore scaturito dalla disperazione, dall’amore e dalla gelosia provati nei suoi confronti dalla moglie. Tra l’altro, per l’ironia della sorte, Ercole morì proprio a causa dello stesso veleno con il quale aveva ucciso Nesso: dopo aver indossato la tunica, cominciò a sentirsi ustionare la pelle, e incapace di sopportare il dolore atroce, chiese al figlio di allestire per lui la pira funebre. Ercole morì così tra le fiamme sul monte Eta, contemporaneamente al suicidio di Deianira, afflitta dalla perdita del marito. Sarà poi il figlio Illo a sposare la principessa Iole, che con il suo arrivo a Trachis aveva suscitato la gelosia disperata della moglie dell’eroe.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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