Evan Williams, co-fondatore di Twitter, ne è convinto: Internet si è rotto (e si scusa per Donald Trump)

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Evan Williams, co-fondatore di Twitter, ne è convinto: Internet si è rotto (e si scusa per Donald Trump)

Evan Williams, co-fondatore di Twitter, ne è convinto: Internet si è rotto (e si scusa per Donald Trump)
Evan Williams

The Internet Is Broken. Così titola il New York Times la sua intervista a Evan Williams, co-fondatore di Twitter e inventore del progetto Blogger prima e Medium ora. Internet è rotto. Certo, non si può dare torto a Mr. Williams quando dice che qualcosa, in Internet, è andato storto: che ci sia qualcosa che non è andato nel verso giusto è ormai lampante.

Twitter è sempre stato considerato il social più libero e democratico, dove non sussiste la censura: è stato il baluardo delle Primavere Arabe, portatore di notizie esterne all’informazione di regime. Eppure, alla fine, oggi sembra essere usato principalmente per fini sessuali – ricordiamo appunto che ivi non sussiste alcun tipo di censura – e qualsiasi altro contenuto becero non condivisibile su Facebook (almeno in linea teorica). Mr. Williams fa anche mea culpa, affermando che qualora Donald Trump sia diventato presidente proprio per via del social dal cinguettio facile, allora la colpa sì, è anche sua, in quanto inventore dello stesso.

It’s a very bad thing, Twitter’s role in that. If it’s true that he wouldn’t be president if it weren’t for Twitter, then yeah, I’m sorry.

Evan Williams

Il problema ovviamente assume dimensioni ancor più catastrofiche se si pensa quanto Trump e la Casa Bianca usino Twitter come mezzo di comunicazione atto a screditare le agenzie stampa, continuando a diffondere notizie diverse dai giornalisti e, in soldoni, facendo passare qualsiasi notizia poco gradita come fake news.

Ovviamente, nessuna risposta dalla White House in merito alla dichiarazione di Williams, il quale si rammarica di come siano finite le cose su un mezzo così potenziale come Internet.

Il problema è davvero, come ritiene il co-fondatore di Twitter, che aver dato la libertà di parola a tutti, alla fine, non ha aiutato la democrazia ma l’ha solo affossata? Un sentimento nichilistico e negativo di fronte al genere umano, per cui alla fine tutti i problemi sono dovuti al fatto che siamo esseri umani e ci comportiamo come tali (ovvero male), è l’unica considerazione attuabile?

Evan Williams, co-fondatore di Twitter, ne è convinto: Internet si è rotto (e si scusa per Donald Trump)Lo stesso Williams ha creato Medium, una piattaforma dove vengono pubblicati molteplici scritti, più o meno brevi, con pochissime immagini: qualità e professionalità solo alla base di Medium, che dovrebbe vivere grazie agli abbonamenti dei lettori. Ma i soldi mancano, e Williams ha dovuto licenziare diverso organico, per via della mancanza di abbonati.

Il punto qui toccato da Mr. Twitter è più facilmente condivisibile: Internet, ove tutti hanno libertà di parola, si basa sulle pubblicità. Quest’ultime non premiano il prodotto qualitativamente migliore, ma quello più visto, più cliccato: gattini, cagnolini, sesso e video dell’Isis saranno sempre più virali dell’ultimo trattato da 5000 parole sulla libertà di stampa.

Davvero, come crede Evan Williams, la Silicon Valley, che si autoelegge a nuovo Prometeo, si dimentica che lo stesso venne pulito da pene atroci da Zeus per aver osato rubare il fuoco agli dei? La nostra società è destinata a vedersi dilaniate le interiora da corvi per tutta l’eternità, in un eterno ciclo di contrappasso?

Non si può dar torto a Williams: Internet è rotto, la qualità è sempre battuta dalla quantità e la libertà di parola non ha fatto altro che alimentare l’analfabetismo funzionale, le fake news e l’uso improprio dei mezzi. Gli stupri e gli omicidi in live Facebook sono certo la dimostrazione del degrado che la libertà di Internet ha comportato.

Ma è Internet ad essere rotto o l’umanità? Chi fra i due ha bisogno di essere aggiustato?

Evan Williams, co-fondatore di Twitter, ne è convinto: Internet si è rotto (e si scusa per Donald Trump)Donald Trump, è vero, ha utilizzato Twitter per screditare gli avversari, per denigrare la stampa, per riversare sui social l’odio e la frustrazione di un paese che, di fronte a facili promesse, vota di pancia. Trump ha scavato nelle viscere del paese, ha colto il malcontento e lo ha sfruttato per farsi eleggere. Ma questo è esattamente quello che fanno i nostri politici (tutti, dal più becero al più buono di cuore): campagna elettorale. Che poi questa venga fatta tramite tweet o cartelloni propagandistici poco cambia: si distorce la realtà a proprio favore per ottenere il potere. Parliamo dunque di un meccanismo che va ben oltre il mezzo di comunicazione: è la normalità della politica. Com’è la normalità del mondo giornalistico essere tacciato di servilismo al potere di turno.

Le ciarle da bar, una volta relegate a tavolini con forse troppi bicchieri vuoti da portare, si sono trasferite sui social. Su Internet. Dove ognuno può dire la sua e, se ha il giusto carisma nel dirla, viene seguito da chi la pensa come lui.

Internet e i social hanno amplificato un comportamento totalmente umano, hanno solo portato alla luce meccanismi vecchi, triti e ritriti, che volgono sempre ai due grandi interessi dell’uomo: al denaro e al potere.

No, Internet non è rotto: Internet è stato rotto. Come ogni invenzione potenzialmente risolutiva del genere umano, che sembra ostinatamente impegnato all’auto-eliminazione.

Quindi scusaci tu, Internet, se per l’ennesima volta abbiamo lasciato che la stupidità umana distruggesse qualcosa che poteva risollevarla dall’abbrutimento, dalle dittature, dalla disinformazione.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

 

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