Seneca: il piacere di imparare per trasmettere conoscenza

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Seneca: il piacere di imparare per trasmettere conoscenza

"Apokolokyntosis" o "L'apoteosi negata"
“Apokolokyntosis” o “L’apoteosi negata”

Lucius Annaeus Seneca, figura intramontabile della letteratura latina e della filosofia del I secolo d.C. nacque il 21 maggio del 4 a.C. a Cordoba, in Spagna, e venne condotto a Roma nella speranza che potesse costruirsi una carriera nel campo cultural-politico del tempo. È però in questa città che vediamo il nome di Seneca macchiato di sporco odio, tradotto nell’astio di un invidioso Caligola, prima, e di un risentito Claudio, dopo. Ne è testimonianza nota l’Apokolokyntosis (Zucchificazione, per sottolinearne l’intento parodistico), la satira menippea di Seneca dedicata allo stesso imperatore Claudio – dopo la sua morte – in cui si manifesta tutta l’indignazione provata verso quell’uomo al potere.

Ma accanto a queste negative presenze, che lasciarono tetre e scomode impronte nella vita di Seneca, troviamo Agrippina, seconda moglie di Claudio e madre del futuro imperatore Nerone, donna ferma e salda in grado di revocare la sentenza d’esilio emessa da Claudio contro Seneca e farlo, così, tornare a Roma nelle vesti dell’ideale precettore e consigliere per il figlio.

È proprio sull’aspetto della comunicazione con un allievo e dello studio continuo che Seneca risulta, tra i tanti intellettuali del suo tempo, un vero punto di luce senza eguale luminosità.

[…] nessuna cosa mi darà letizia, benché straordinaria e vantaggiosa, se la dovrò sapere unicamente per me. Se la sapienza mi fosse donata con questa clausola, affinché la tenga chiusa e non la diffonda, rinuncerei: non esiste possesso di un bene gradito se non lo si condivide con qualcuno.

Epistulae ad Lucilium 6, 4

Lucio Anneo Seneca
Lucio Anneo Seneca

È uno dei concetti chiave della visione culturale e del sapere senecano, espresso nelle amichevoli lettere destinate a Lucilio. Seneca vuole condividere quella conoscenza che fa sua attraverso l’opera di studio, trasmetterla e giovare così al prossimo, perché la tendenza dell’uomo alla ricerca della sapienza e alla contemplazione del mondo è insita nell’essere umano per natura, o, meglio, per conformazione: il volto dell’uomo – sottolinea Seneca nel De otio – è appositamente collocato nell’estremità alta del suo corpo, e con un collo flessibile per poter scrutare e osservare in diverse direzioni e da differenti angolazioni.

Ma tale visione senecana non deve essere intesa in termini di immodestia e convinta superiorità della propria persona. No, non è presunzione, perché non manca l’aspetto dell’apprendimento: Seneca trasmette ma apprende, in un’osmotica comunicazione maestro-allievo, in un fantastico passaggio dal discĕre al docēre, dall’imparare all’insegnare. Perché tutti assimiliamo e cresciamo dal rapporto con gli altri, dalla diffusione di un proprio sapere pronto a mescolarsi con quello dell’altro. È reciprocità, un’attitudine all’ascolto e alla ricettività costruttiva.

È per questo che, sempre nelle Epistulae ad Lucilium, Seneca consiglia di circondarci di persone giuste, di amici che siano in grado di elevarci, di renderci migliori e ai quali noi possiamo infondere del bene e altrettanta saggezza. Bisogna tenersi lontani dalle cattive compagnie che attaccano la ruggine, per usare una metafora senecana, sulla propria pelle e sulla propria candida e genuina mente: chi è ricco porta a desiderare solo ricchezze, chi si dedica all’inoperosità o all’ozio inattivo porta solamente fiacchezza.

Seneca-Lettere-a-Lucilio-Coperti (1)«E cosa accadrà a chi ha attorno una moltitudine di uomini corrotti?», chiede Seneca, «Inevitabilmente li imiterà o li odierà». Ma il suggerimento è quello di evitare tali estremi, due eccessi inadatti a un retto comportamento, e cercare quella piccola cerchia idonea allo scambio di insegnamenti.

«[…] Mutuo ista fiunt, et homines dum docent discunt», si crea un vantaggio reciproco e gli uomini, mentre insegnano, imparano.

Un concetto sempiterno e che mai dovrebbe sfumare. Il rapporto, il contatto, lo scambio di parole e sguardi con gli altri ci lasciano ricche emozioni che nutrono il nostro pensiero, quanto di più inviolabile e sacro dovremmo avere. E, questo, Seneca lo aveva capito, e, anche di fronte alle difficoltà incontrate con una personalità arida come quella di Nerone, non ha mai smesso di studiare, di scrivere, di produrre sapere per gli altri. Può sembrare paradossale dirlo, ma, alla fine, l’obiettivo di Seneca continua a inverarsi a ogni lettura dei suoi testi.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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