I caratteri della neotelevisione: Facebook si prepara a diventare una tv

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I caratteri della neotelevisione: Facebook si prepara a diventare una tv

I caratteri della neotelevisione: Facebook si prepara a diventare una tvUn’indiscrezione del sito Business Insider lo ha confermato: a metà giugno Facebook scenderà in campo con una sua tv, proponendo un 24hr show che trasmetterà in streaming, con una platea (virtuale) stimata di circa 2 miliardi di persone. Così facendo, Zuckerberg segue l’esempio di YouTube e Twitter e lancia la sfida all’ormai popolarissimo Netflix ma soprattutto a Snapchat, diretto concorrente di Facebook.

Il team di Zuckerberg sta quindi progettando un nuovo modo di stare su Facebook: questa nuova frontiera d’intrattenimento non avrà il suo punto di forza sulla presenza di album fotografici, post o bacheche. Si concentrerà soprattutto sull’utilizzo di video, sicuramente più adeguati per far soffermare lo spettatore e per alleggerire il social. Tra i vari programmi che proporrà la Facebook-tv, ve ne sarà uno in particolare che propone appuntamenti romantici, prima in modo virtuale e poi reale.

L’allargamento della sfera dei consumatori ha determinato un fenomeno particolare, ossia la necessità (anche per questi colossi come Facebook, Twitter e simili) di dover cercare nuovi sistemi sempre innovativi che riescano in qualche modo a soddisfare l’inesauribile domanda di intrattenimento e svago, da parte della società di massa.

Ma come è cambiata negli anni la cultura della televisione? Sicuramente il cambiamento di prospettive è da ricondurre all’avvento dei nuovi media, di tutte quelle tecnologie che sono diventate ormai parte integrante della nostra epoca. Per analizzare il ruolo che ha assunto la televisione all’interno dell’industria culturale, dobbiamo utilizzare una distinzione introdotta dal celebre studioso italiano, Umberto Eco. Egli, nella sua teoria, individuò due tipi di tv: la paleotelevisione e la neotelevisione. La paleotelevisione rappresenta la tv delle origini, caratterizzata da modesti mezzi tecnici, con un programma di trasmissioni piuttosto limitato, ma comunque è utile a mettere in rapporto lo spettatore con ciò che viene trasmesso, che sia un fatto di cronaca, un dibattito politico eccetera.

Umberto Eco

La caratteristica della neotelevisione è invece la sua pervasività: la durata del palinsesto televisivo si dilata e arriva ad occupare tutta la giornata dello spettatore, i programmi sono vari e continui, ma soprattutto non c’è più quella distinzione tra cultura, informazione e divertimento: ora si riduce tutto ad un solo genere, l’infotainment (information+entertainment). La risorsa principale della neotelevisione è la pubblicità. A questo punto è superfluo dire a quale tipo di categoria appartenga la Facebook-tv. Il concetto di base che ha permesso a queste piattaforme di sviluppare anche una propria tv è l’identificazione tra cultura e comunicazione.

Zuckerberg proporrà due tipi di programmi, all’interno della sua nuova tv:  uno con le serie televisive ad alto budget prodotte addirittura dai grandi nomi di Hollywood e un altro low budget, con video di breve durata (5-10 minuti).

Il settore televisivo non è mai saturo, questo possiamo dirlo con amara sicurezza. Amara perché si rischia di diventare tv-dipendenti, di vedere nell’apparecchio l’unica fonte di informazione/cultura/intrattenimento. Indubbiamente l’innovazione del social network è ammirevole, dal punto di vista del marketing.

E basta questo aspetto, in un mondo dove il marketing primeggia incontrastato, affinché Zuckerberg continui ad ottenere enorme successo.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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