“The Circle”: quando il desiderio di sapere diventa ossessione

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The Circle: quando il desiderio di sapere diventa ossessione

The Circle: quando il desiderio di sapere diventa ossessionePoche settimane fa è uscito nei cinema The Circle, film di James Ponsoldt
tratto dall’omonimo romanzo di Dave Eggers
. Inutile dilungarsi sulle valutazioni cinematografiche: l’ho trovato retorico, incoerente e inconcludente. Ma va da sé che il film, per le tematiche in gioco, sfiori diversi spunti di interrogazione.

Quando Mae (Emma Watson) viene assunta a The Circle, colossale azienda che sviluppa progetti all’avanguardia nel campo della comunicazione, si ritrova catapultata in un microcosmo di persone fomentate dai discorsi in stile Steve Jobs del capo dell’azienda Bailey (Tom Hanks). Qui ti accolgono col sorriso, spronandoti a partecipare a mille attività e a condividere dati personali, perché siamo tutti amici (e sentiti in colpa se non ti impegni). Un clima paranoico da setta religiosa? Non esattamente, perché tutti qui sono social: questo non è fanatismo, è il futuro, è il Bene (e il Bene è ciò che orienterebbe The Circle: per esempio localizzare i criminali in pochi istanti). Probabilmente se Mae avesse indossato gli occhiali da sole di John Nada in Essi vivono sarebbe fuggita, invece si integra e fa strada.
Ecco dunque la questione interessante: le viene chiesto di mettere integralmente a disposizione di qualsiasi utente, in qualsiasi parte del mondo, ogni singolo istante della propria vita, per mezzo di una mini-telecamera sempre attiva. La quotidianità diventa un interminabile vlog, con tanto di commenti in tempo reale su qualsiasi cosa tu stia facendo, dicendo, o pensando. Sì perché, in un certo senso, se lo pensi, devi dirlo. Questo è grossomodo il discorso ipotizzato: ogni tua esperienza è patrimonio comune. Se non metti gli altri al corrente di un tuo vissuto sei un ingrato, fai un torto a quella collettività che ti accoglie con un sorriso sinistro invitandoti a socializzare. Se vuoi essere una persona per bene, non puoi avere segreti e non puoi permetterti la solitudine.

Non si tratta solo di garantire la sicurezza. Il patto sociale viene portato a un limite estremo: esistere senza condividere/confessare tutto è sbagliato. Così gli utenti possono accedere a una costante soggettiva della persona, spiarla, studiarla, avere la sensazione di poter rispondere alla domanda cosa vuole l’altro? Finalmente posso saperlo. Non del tutto, visto che de facto i pensieri o le sensazioni della persona non sono ancora accessibili (qualcuno direbbe: “non esiste il rapporto sessuale”, nemmeno con The Circle, anzi si direbbe che non debba proprio più esistere).

The Circle: quando il desiderio di sapere diventa ossessioneChiediamoci ora: e se questo panopticon cui non sfugge nulla avesse un correlato nel singolo osservato? E se tutto ciò fosse verosimile proprio perché l’individuo vuole essere visto? Per ora possiamo farci osservare a nostro arbitrio: i profili social ce li costruiamo noi, li dosiamo. Ma se questo fosse un limite frustrante? Se ciò che vogliamo davvero fosse essere colti in flagrante, visionati integralmente, denudati e violati nel nostro piccolo inganno, e dunque pentirci ed essere perdonati dal grande Bene?
E ancora: se il desiderio di saperne tutto, la fantasia di intercettare ciò che in fondo è, rassegnamoci, un vuoto, una x irrappresentabile, avesse un corrispettivo nel desiderio che quel vuoto, che è tale anche per noi stessi, sia finalmente otturato dalla potenza rappresentativa della grande macchina che scopre, conosce e perdona tutto? Questo è ciò che è in gioco: non si tratta solo della preservazione del nostro privato dal pubblico, perché c’’è un privato che è insopportabilmente tale anche per l’individuo che ne sarebbe il depositario.

Michele Gallone per MIfacciodiCultura

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