San Pietro in Vincoli, la chiesa romana scrigno del Mosè di Michelangelo

San Pietro in Vincoli, la chiesa romana scrigno del Mosè di Michelangelo
Il Mosè di Michelangelo

A pochi passi dalla facoltà di ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma, appena dietro al Colosseo, sul Colle Oppio sorge la chiesa di San Pietro in Vincoli. Da molti dimenticata, e nella memoria superata dai grandi classici come il Colosseo per l’appunto, o dal Vaticano, San Pietro in Vincoli oltre ad essere una bellissima chiesa è anche lo scrigno che detiene una preziosa opera d’arte: il Mosè di Michelangelo.

Un po’ di storia.

Secondo quanto testimoniato dagli atti degli apostoli, l’imperatrice Elia Eudocia, ricevette in dono dal patriarca Giovenale, le catene con cui San Pietro era stato tenuto prigioniero a Gerusalemme. La Chiesa già custodiva i vincula (vincoli o catene, da cui il nome di San Pietro in Vincoli) con cui lo stesso santo era stato legato nella prigione di Mamertino. La leggenda narra che quando Papa Leone avvicinò le due catene esse si fusero in una sorte di legame inscindibile e la cosa fu interpretata come un segno divino.

Per celebrare l’evento sacro, l’imperatrice Eudossia, figlia di Eudocia fece erigere la chiesa di San Pietro in Vincoli. Ovviamente all’epoca doveva presentarsi in maniera assai diversa. Oggi ci accoglie con una facciata a mo’ di porticato, sotto i quale si apre il portale principale.

La prima curiosità che ci colpisce la troviamo proprio lasciandoci il portone alle nostre spalle, appena sulla sinistra si ergono due piccoli busti, sono quelli dei due artisti e fratelli Antonio e Piero del Pollaiolo: un modo senz’altro originale di lasciare la propria firma sulla chiesa, così come un pittore autografa il proprio quadro. I due fratelli fiorentini, infatti, hanno contribuito con il loro talento a realizzare molti degli aspetti decorativi della Basilica rendendola così come oggi la vediamo.

Procedendo in avanti si notano le tre navate che definiscono gli spazi della chiesa. Alzando lo sguardo, su quella centrale si scorge una volta cassettonata che ospita l’affresco in cui è rappresentato il miracolo delle catene. Camminando poi verso la navata sinistra, tra le varie opere più o meno note, si vede un San Sebastiano senza precedenti. La particolarità in questo caso è che il santo, solitamente rappresentato dalla tradizione pittorica romana come un giovanotto trafitto dalle frecce, si offre invece allo spettatore con le sembianze di un vecchio saggio con la barba, così come proposto dall’iconografia bizantinaProseguendo in avanti a destra ci troviamo di fronte a due altari, arricchiti dalle opere del Guercino e di Domenichino. Il primo dipinge una tela su cui è rappresentato Sant’Agostino, il secondo invece un ritratto del cardinale Margotti, ma il capolavoro per il quale la  chiesa si è resa famosa in tutto il mondo, e senz’altro il Mosè di Michelangelo, il quale si colloca all’interno del più ampio monumento funebre in onore di papà Giulio II (recentemente restaurato), commissionato all’artista dallo stesso papa intorno ai primi anni del 1500.

San Pietro in Vincoli, la chiesa romana scrigno del Mosè di MichelangeloNotizie dell’epoca ci parlano di un Michelangelo così motivato a realizzare un’opera in cui emergesse tutta la sua straordinaria arte, da passare ben otto mesi a Carrara, la città del marmo, in una frenetica ricerca per scovare i blocchi più perfetti, gli unici con cui avrebbe realizzato la sua arte.

Così, quando arriviamo di fronte al complesso marmoreo, il nostro sguardo volge immediatamente su Mosè.  

Egli, ci appare possente, seduto mentre tiene in mano le tavole della Legge (i comandamenti di Dio) con solennità e fierezza. La sua maestosità ci incute una sorta di soggezione. Sembra davvero di essere al cospetto di una figura quasi mistica, che incute timore e impone rispetto. Ma poi gli occhi e il cuore vengono rapiti dalla bellezza dei volumi torniti, dalla definizione delle nervature dei muscoli, dall’intensità dello sguardo. Niente sembra essere stato lasciato al caso dall’artista toscano. In quest’opera si colgono tutti gli elementi essenziali del manierismo, quel percorso cominciato secoli prima da Cimabue e Giotto e portato alla somma espressione proprio da Michelangelo.

Un aneddoto interessante riguarda proprio il rapporto tra il Mosè e l’artista. Sembrerebbe infatti che Michelangelo, dopo averlo terminato, seduto di fronte ad esso e con lo scalpello in mano, si alzò in piedi gridando «Perché non parli?» e con rabbia gli scagliò il martello contro colpendolo in pieno ginocchio, sul quale ancora oggi è possibile notare il segno della frattura provocata dal colpo infertogli.

Per quanto riguarda il completamento del resto del mausoleo, si pensa invece che esso venne affidato ad altri artisti minori, per lo più discepoli dello stesso Michelangelo, probabilmente perché nel frattempo il maestro aretino cominciò a dedicarsi anima e corpo al capolavoro che lo rese famoso in tutto il mondo, la Cappella Sistina.

San Pietro in Vincoli, la chiesa romana scrigno del Mosè di MichelangeloOra, senza nulla togliere alla maestosa bellezza dell’affresco realizzato a San Pietro, il Mosè resta comunque un sublime esempio del suo genio creativo, della realizzazione della sua poetica artistica e della straordinaria capacità di donare vita al marmo come pochi altri, prima e dopo di lui, riuscirono a fare.

Roma è una città straordinaria perché, come un fiore, accoglie nell’intimità del suo bocciolo la più incantevole delle bellezze: l’arte; e il Colosseo e la Basilica di San Pietro sono il fiore all’occhiello di una città che ha davvero tanto da offrire, ma esse costituiscono solo la punta di un variegato iceberg tutto da scoprire.

Allora, quando vi capiterà di passeggiare lungo via dei Fori Imperiali, o di visitare l’Anfiteatro Flavio, o quando vi perderete per le vie del centro, ricordatevi che a pochi passi da lì e da voi è custodito uno dei più grandi capolavori di sempre, in una chiesa silenziosa che custodisce una storia millenaria.

Lasciatevi affascinare dai tesori nascosti di San Pietro in Vincoli, Mosè vi aspetta.

Stefano Mauro per MIfacciodiCultura

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By on maggio 20th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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