Paul Ricoeur, il simbolo e l'ermeneutica come basi della realtà

Paul Ricoeur, il simbolo e l’ermeneutica come basi della realtà

Paul Ricoeur, il simbolo e l'ermeneutica come basi della realtàPaul Ricoeur, come testimoniato dai numerosi premi vinti, tra cui il Premio Hegel del 1985 e il Premio Balzan del 1999, ha ricoperto un importante ruolo all’interno della vita culturale francese, e non solo. Nato a Valence il 27 febbraio 1913 e morto a Châtenay- Malabry il 20 maggio 2005,  studia filosofia  a Rennes e alla Sorbona, prima di essere arruolato nel 1939. Verrà fatto prigioniero e nel campo di prigionia tradurrà un’opera di Husserl, Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica. Dopo la guerra, è impegnato come docente universitario in varie sedi, finanche il rettorato all’Università di Nanterre tra il ’69 e il ’70, favorevole  a introdurre delle riforme che andassero incontro alle esigenze degli studenti in rivolta. Nel 1974 assume la direzione della Revue de métaphysique et de morale e fonda il Centre de recherches phénoménologiques et herméneutiques.

Paul Ricoeur è soprattutto ricordato per essere stato colui che ha coniato l’espressione: «maestri del sospetto».  Con questa il filosofo francese intende riferirsi  a tre autori in particolare: Marx, Nietzsche e Freud, i quali hanno messo in crisi quella concezione del Cogito cartesiano, per cui non è possibile dubitare della coscienza stessa: Cogito ergo sum.

Questa indagine del Cogito, portata avanti da Ricoeur stesso, si sviluppa attraverso l’analisi della struttura della filosofia, la quale è intrinsecamente portatrice di aporie, cioè di contraddizioni, che non permettono di arrivare a una risposta univoca ma lasciano spazio a diverse interpretazioni: Platone rappresenta il filosofo che ha fatto dell’aporia una parte integrante del suo metodo d’indagine e di scrittura (non a caso molti dialoghi sono definiti “aporetici”).

La filosofia ha come elemento fondativo il simbolo, il quale è inteso da Ricoeur come «ogni struttura di significazione in cui un senso diretto, primario, letterale, designa per sovrappiù un altro senso indiretto, secondario, figurato, che può essere appreso soltanto attraverso il primo.». Riprendendo, a mio parere, l’idea heideggeriana di «ciò che è meritevole di essere domandato», cioè ciò che in qualche modo sollecita il nostro intelletto e ci spinge a pensare, così «il simbolo dà a pensare». Ciò significa che il simbolo esaurisce il suo significato primario in uno secondario, comprensibile solo ala luce del primo: se si sopprime il significato primario, il secondario non può acquisire un senso.

Paul Ricoeur, il simbolo e l'ermeneutica come basi della realtà
Paul Ricoeur

Ed è proprio il Cogito a farsi carico di questa interpretazione del simbolo, ma indagandolo scopre che è fragile e, con questa fragilità del simbolo, viene meno anche la sua certezza fondante e salda. Ma Ricoeur cerca di salvare il Cogito, nonostante la sua vuotezza di fondo, il suo smascheramento a opera dei tre maestri del sospetto.

Il ruolo del Cogito allora per Ricoeur può essere salvato dalla metafora, la quale deve donare un senso ulteriore, aprire nuove possibilità per il linguaggio. Ma ciò è possibile solo grazie a una scienza dell’interpretazione, la quale assuma una posizione distaccata, che si renda autonoma  dall’autore, dai lettori, dal contesto: deve donare sensi nuovi, possibili solo nell'”essere come” della metafora.

Questo provoca, allora, anche delle ripercussioni in ambito scientifico, poiché la metafora viene utilizzata anche in rapporto alle proposizioni scientifiche: si tratta di uno strumento che apre nuovi mondi, che non cristallizza la scoperta scientifica in assiomi  e dimostrazioni. Sebbene la modernità, che per Galileo si esprime in termini matematici, ha cercato di ingabbiare il linguaggio con proposizioni standard e di stampo razionalistico, con i protocolli o il fisicalismo linguistico, la metafora e il simbolo sono oggi rivalutati anche nell’ambito epistemologico.

Un altro tema, centrale nella filosofia francese del XX secolo, è quello dell’Io e dell’Altro. Ricoeur, in come un altro, tende a descrivere due tipi di identità: il medesimo e l’ipse. Il primo è l’io statico, tipo della tradizione cartesiana, un io che rimane sempre identico, che si esprime attraverso il carattere, cioè attraverso dei tratti innati della personalità affiancati da quelli che vengono assimilati nel corso del tempo e che vanno a identificare una persona, nella sua permanenza temporale.

Paul Ricoeur, il simbolo e l'ermeneutica come basi della realtà
I maestri del sospetto

Dall’altro lato c’è l’ipse, il quale esprime una identità più dinamica, è lo “stesso” che esprime il Sé come una alterità. Tratto caratterizzante di questo Sé come altro è, per Ricoeur, la promessa, la quale apre un orizzonte all’interno del soggetto, che però è costretto a rimanere se stesso, ritrovando nella promessa stessa una àncora tra i flutti delle onde del tempo. È la capacità di mantenere la parola data nonostante il cambiamento che avviene nel perenne divenire a cui è costretto il soggetto. Esso è dunque racchiuso all’interno di questa complementarietà di identità, ognuna costituente di una parte dell’uomo, diviso sempre tra l’individualità e il riconoscimento di se stesso come animale sociale.

Ricoeur ha ben inquadrato lo spirito del tempo del Novecento, sempre volto a coniugare quella tensione interna tra la ricerca di individualità e l’aggregazione sociale, oggi fusa nel concetto interrealtà, cioè di questo simultaneo essere offline e online. Ma ha anche ben descritto il cammino che la coscienza umana ha compiuto dalla fine dell’Ottocento a oggi, cioè il tentativo di voler minare ogni base certa della realtà umana, andando a operare una critica ben profonda alle radici del pensiero: la coscienza stessa. Inoltre, tramite l’utilizzo dell’ermeneutica, ha mostrato come la realtà possa avere molteplici significati, dando lustro al dubbio e all’aporia come motori della filosofia, visione che si va a incastrare perfettamente con l’aspetto di complessità che il Novecento ha portato con sé in ogni ambito.

style=”text-align: justify;”>Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

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By on maggio 20th, 2017 in Articoli Recenti, Philo

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