Il Vortice Filosofico – L’importanza sociale della ricerca universitaria

Avete soltanto bisogno di condurre osservazioni più specifiche per poter trovare analogamente le ragioni di tutto ciò che può essere utile agli uomini in questa vita […] e non potendo queste osservazioni specifiche essere realizzate in poco tempo se non con grande dispendio, dovrebbero potervi contribuire tutti i popoli della terra, come alla cosa del mondo più importante.

Il Vortice Filosofico - L'importanza sociale della ricerca universitariaIn questi termini l’abate Picot, in una lettera del 1648 al filosofo francese Descartes, descriveva l’importanza della ricerca: in queste e nelle successive righe della lunga lettera, il chierico invita il filosofo a non abbandonare la dimensione pubblica della propria indagine. Il XVII secolo è il momento della proliferazione della ricerca intesa in termini scientifici, ovvero negli stessi termini in cui, coi dovuti progressi, la pratichiamo ancora noi oggi: dunque, secondo metodo e finalizzata all’ampliamento delle nostre conoscenze e all’avvicinamento della verità. La verità della ricerca è quella del dis-velamento, ovvero è quel processo che ha come obiettivo togliere dalla coltre di fumo gli avvenimenti che circondano gli esseri umani, da quelli legati ai fenomeni naturali (fisica, matematica, chimica…), passando per quelli dell’interiorità (psicologia, psicoanalisi…) e giungendo fino a quelli che riguardano le domande più “astratte” (filosofia, teologia, storia…).

Spinoza sosteneva che se qualcosa di simile alla libertà esiste, allora l’unica via per avvicinarvisi è la conoscenza delle cause dei singoli avvenimenti: solo l’uomo che conosce acquisisce quella consapevolezza necessaria, di sé e del mondo in cui si muove, per chiamarsi libero e dotare di fondamento la propria esistenza. A partire dal pensiero di questi e altri filosofi del XVII secolo, la conoscenza diviene lo strumento che permette agli uomini di orientarsi nel mondo, e in certa misura quel qualcosa in grado di donare senso” alla propria permanenza sulla Terra.

Anche pensatori come Locke, che parteggeranno per una conoscenza delle cose assolute impossibile e sempre parziale, non potranno mai fare a meno di appellarsi all’importanza della ricerca come medium per mettersi in cammino verso le cose sconosciute e, quanto meno, tentare di donar loro un motivo per esistere. La filosofia ha dimostrato più volte come spesso sia difficile (o impossibile) rendere ragione di alcune esperienze umane, tuttavia non ha mai potuto fare a meno di mettersi in cammino verso di esse: questo stesso cammino, ovvero, in una parola, la ricerca, sembra avere di per sé il potere di colmare i vuoti di senso.

A partire dalla stagione dell’esplosione della scienza, fino ai giorni nostri, abbiamo assistito al proliferare di discipline e dipartimenti universitari che coltivano un comune obiettivo: accrescere e correggere le nostre conoscenze. Questo fa un ricercatore universitario nel senso più profondo: cerca il senso delle cose, senza la pretesa di trovarlo, ma con la ferma certezza che cercarlo sia la cosa giusta per tutti. Il ricercatore lavora per la comunità: se esiste qualcosa che chiamiamo progresso, egli cerca di gettarne le fondamenta.

Il Vortice Filosofico - L'importanza sociale della ricerca universitariaNelle scorse settimane, il tragico evento della misteriosa morte del ricercatore italiano Giulio Regeni in Egitto, oltre che polveroni mediatici e implicazioni politico-diplomatiche, ha riportato sotto i riflettori (ma forse non abbastanza) il problema della sottovalutazione dell’importanza della ricerca universitaria al nostro tempo. L’omicidio del dottorando a Cambridge ha messo in luce la triste realtà secondo la quale, in paesi con un clima politico complesso e dominato da soprusi da parte delle forze investigative, come l’Egitto -ma il discorso è il medesimo per realtà come quella turca o israeliana, ad esempio- la ricerca è avvertita come un lusso, spesso fastidioso, e non come una necessità sociale. La ricerca è uno strumento potente e come ogni grande forza sembra avere dei lati oscuri e impertinenti: essa infatti, non a caso, viene percepita come una possibilità di apertura degli orizzonti mentali dei popoli, fatto che in alcune zone del mondo (Europa e USA in primis? Sarebbe il caso di rifletterci, dati i continui tagli alla spesa pubblica per la ricerca universitaria) sembra disturbare molto i poteri statali e para-statali.

Siamo dunque di fronte ad un vero e proprio ritorno al passato: se nel Medioevo l’oscurantismo ecclesiastico negava la via degli studi che andavano contro le sacre scritture e i poteri gerarchici, nel 2016 la conoscenza e la sua inseparabile ombra, ovvero la libertà, non hanno smesso di fare paura. A noi decidere  se riposare sotto la coperta della superstizione e dell’ignoranza o se metterci in cammino; ma si sa: camminare fa bene!

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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By on maggio 20th, 2017 in Articoli Recenti, Philo

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