I Grandi Classici - Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde, ovvero come non uccidere il capoufficio

I Grandi Classici – Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde, ovvero come non uccidere il capoufficio

Vien fatto di istituire un parallelo, o almeno un paragone, con la Trilogia degli Antenati di Calvino, e non soltanto perché anche Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde sia uno di quei titoli, di quel Grandi Classici che sono parte delle fondamenta di mezza letteratura e filmografia horror-fantastico (e non solo).

Non solo, perché col suo breve e fortunato romanzo, pubblicato nel 1886 Robert Louis Stevenson metaforizza quella dualità bene/male che è un archetipo ma anche gli analfabeti funzionali di tutte le epoche non smettono mai di scoprire come fosse la prima volta: eppure, mentre millanta anni più Linus e Lucy scopriranno la compresenza nel loro cuore di nocciolina di bontà e cattiveria, risaliamo sino ad Ettore ed Achille per scoprire, accanto ad eros e thanatos, la tematica del doppio (ci rifiutiamo di scrivere ancora una volta doppelganger, per cui diremo alter ego, che etimologicamente è anche più preciso) e dell’antagonista esterno/interno.

Parodia e ribaltamento prospettico, Jekyll secondo Paolo Villaggio

Comunque, rispetto alla nascita del romanzo e più in generale alla narrazione in chiave moderna, Jekyll-Hyde si pone assolutamente come elemento portante di una polilogia che comprende –  e deve comprendere, nel senso di invito alla lettura – Frankenstein, Il ritratto di Dorian Gray, Il Golem, Dracula di Bram Stoker, Poe, Kafka, Lovecraft: tutti Antenati, alcuni moderni Prometeo altri meno, tutti aspetti facce a loro volta sfaccettate di un diamante che viene a rappresentare, nella sua complicatezza e disarmante semplicità, la natura immutata ed immutabile dell’Uomo e le lacerazioni dell’Uomo Moderno.

La storia di Jekyll – Hyde è nota, il bonario dottor Jekyll, tra una ricerca scientifica e l’altra, scopre una pozione (archetipica, che sia un intruglio magico o scientifico) che lo trasforma, fisicamente e moralmente, nel nano deforme (che poi deforme non è) mister Hyde: quanto uno è civile e compassato, l’altro è sfrenato e ostile. Stevenson lo dice esplicitamente, con un gioco di parole tra Hyde e Seek, nascondere e cercare, e poi con la lettera finale di Jekyll: Mr. Hyde non è altro che la parte più oscura e profonda che vi è in ciascuno di noi, la tendenza alla soddisfazione materiale delle pulsioni più profonde e dei più bassi istinti (e infatti, con una forma metaforica talmente semplice da risultare didascalica, Hyde è basso).

Jekyll-Hyde, il musical

Hyde è avversato da Jekyll, che però nel contempo ne è attratto e dipendente: Hyde suscita invidia, poiché è la soddisfazione non mediata di ogni impulso, l’antitesi della frustrazione che è la cifra di ogni colletto bianco che desidera infilare la testa del capoufficio nel cestino della carta straccia. Hyde, ancora, è un sogno: Stevenson stesso racconta che la genesi del romanzo è proprio un suo sogno ed al sogno ancora dobbiamo riferirci, in chiave anticipatoria, ché quando esce Jekyll mancando ancora 14 anni all’Interpretazione dei sogni di Freud, e molto più alla consolidazione nell’immaginario, popolare, letterario e intellettuale, dei concetti di inconscio, Io, Super-io e soprattutto di Es. Né vi era, come oggi avviene in maniera quasi sempre improvvida e superficiale, dimestichezza col concetto di schizofrenia, di personalità multipla o ancora di disturbo bipolare, tutti aspetti che una contestualizzazione odierna del romanzo potrebbe quasi certamente comportare.

Robert Louis Stevenson

Il male proviene dall’interno di ciascuno di noi e l’uomo da solo è capace di ogni nequizia, per dirla con Conrad che sta per pubblicare Cuore di Tenebra, altro viaggio all’interno e all’esterno dell’orrore: ma per completezza di analisi, dobbiamo aggiungere come la critica abbia giudicato, in senso positivo, la struttura del romanzo come una complessa articolazione narrativa, cosa che alla luce del thriller moderno appare alquanto ingenua. Così come l’espediente della traslazione narrativa (o cambio del narratore, insomma) ed una tendenza ad un realismo descrittivo che in un’epoca post-BreteastonEllisiana appaiono quasi puerili, non dobbiamo però mai smettere di contestualizzare e alla pubblicazione Stevenson sconvolse il pubblico tanto quanto un Poe o un Lovecraft. Era, peraltro, piena epoca vittoriana, densa di grandi virtù sbandierate in pubblico e sordidi vizi in privato, altro tema sotteso – molto sotteso – al romanzo, che insieme ad altri generò e scatenò l’immaginazione morbosa dei diffusori ed illustratori di crimini, perversi quanto Hyde stesso.

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, si sa, ha generato sterminare riduzioni e trasposizioni, film a fiotti sin dall’epoca del muto sino ad oggi, sceneggiature radiofoniche, musical a Broadway e off, cartoons (da Hanna-Barbera ai Looney Toons), e parodie a non finire, tra le quali ci piace ricordare quella del tutto particolare Dottor Jekyll e gentile signora con un Paolo Villaggio al meglio delle sue possibilità, nonché quella di Jerry Lewis (poi ripresa a sua volta da Eddie Murphy).

Vi è un ultimo aspetto metaforico di cui tenere conto, ossia che la pulsione di Jekyll verso Hyde è anche attrazione del dottore verso la sua pozione: elaborato, intruglio o sorta di nepente, il rituale magico del bere per cambiare, bere per assumere forza e coraggio finisce per distruggere. È ancora Jekyll stesso che effettua un paragone con l’alcolismo, e noi oggi possiamo integrarlo con le varie dipendenze da sostanze psicotrope, che liberano e attraggono e nel contempo distruggono, sia fisicamente che moralmente (ed intellettualmente, proprio come la pozione che trasforma il colto Jekyll nel ferino Hyde).

Il moderno Jekyll-Hyde, Fight Club

Ma ovviamente, questo è un aspetto se vogliamo marginale e secondario della storia, che non necessita davvero di essere attualizzata, perché sin dai tempi di Giano bifronte l’uomo combatte un’eterna lotta tra bene e male, istinto e ragione, costrizione e libertà, civiltà e natura, in un andirivieni per cui nessun uomo in terra più riposa. La fascinazione del Male è alla base della lotta contro i demoni interiori, la soluzione è radicale e può essere solamente definitiva, nella fattispecie e finora con la morte, ideale ma non realistica, del Male, dell’Es.

E se non siete ancora convinti che Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde rappresenti la necessità di uccidere la parte più profonda di noi stessi per riuscire a sopravvivere nelle sovrastrutture sociali, gabbie dorate che ci siamo creati frequentando le buone Università vittoriane o i corridoi dell’Ikea, che dire di più? Andate a rivedere bene, ed a rileggere, Fight Club.

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on maggio 20th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

RELATED ARTICLES

Leave Comments

6 − 6 =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter