Se anche lo Stato si rifiuta di risarcire una vittima di stupro, le cose come potranno mai cambiare?

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Se anche lo Stato si rifiuta di risarcire una vittima di stupro, le cose come potranno mai cambiare?

Se anche lo Stato si rifiuta di risarcire una vittima di stupro, le cose come potranno mai cambiare?
Giuditta ed Oloferne, Artemisia Gentileschi

Torino. Sei anni fa una giovane ragazza tornava a casa alle 3 di notte dalla discoteca. Parcheggiata la macchina in garage, non si era accorta di quella figura incappucciata che la seguiva: in un baleno l’uomo è dietro di lei e la minaccia con un coltello alla gola. La minaccia di ucciderla. Lei, proprio sotto casa, fa la cosa più naturale: si offre di lasciargli tutti i suoi averi, persino di portarlo al bancomat per prelevare. Ma lui si è già calato i pantaloni. Lo stupro avviene proprio nel suo garage, sotto casa, dove però il telefonino non prende.

L’uomo scappa, e ormai è troppo tardi per chiedere aiuto.

Viene ritrovato solo successivamente, perché violenta un’altra donna. Sette aggressioni in un mese. Il DNA lo incastra: più di 8 anni di reclusione, ma solo perché allo stupro si aggiunge la rapina a mano armata e perché il soggetto è recidivo: si era già fatto cinque anni di carcere per lo stesso reato e ha aggredito molto ragazze nonostante la reclusione.

Succede che, alla fine, si scopre che lo stupratore seriale (diamo alle cose il loro nome, ogni tanto) è povero in canna e non c’è modo di ottenere il risarcimento in denaro dovuto. Quello che accade, in teoria, è che la vittima può appellarsi alla Direttiva Ce numero 80 del 2004, normativa europea che obbliga gli Stati membri a garantire «un adeguato ed equo ristoro alle vittime di reati violenti intenzionali». Norma per cui il nostro paese è già stato ripreso, non essendo adeguatamene rispettata.

Quello che dovrebbe accadere a questo punto, in teoria, è che lo Stato paghi quanto non può pagare il colpevole.

Ma, secondo i giudici torinesi, deve essere la vittima stessa a dimostrare che il condannato non è in grado di versare il dovuto risarcimento. Il fatto che il suddetto sia in carcere da anni non implica che non abbia beni che gli permettano di versare la somma dovuta.

Se anche lo Stato si rifiuta di risarcire una vittima di stupro, le cose come potranno mai cambiare?
Degas

Quindi, se mi cogli di spalle, di notte, con un coltello, e successivamente mi stupri, devo essere però io a dimostrare successivamente che non hai i soldi per ripagarmi del dolore che mi hai provocato. Non lascia purtroppo sorpresi notare come sia per l’ennesima volta un caso di stupro quello in questione, e non sembra nemmeno strano notare come la direttiva europea non sia sempre applicata, creando diversi problemi giuridici. Per alcuni può essere applicata solo nei casi di cittadini europei in Italia: ergo, se sei un cittadino europeo puoi ricevere il risarcimento da parte dello Stato italiano, ma non se sei un italiano. Oppure secondo altri non si applica a vittime di reati come lo stupro, essendoci reati più violenti.

Poco tempo prima a Milano la Corte d’appello aveva condannato lo Stato a indennizzare madre e figlia, vittime di uno stupro di gruppo, con 70mila e 150mila euro: questo grazie agli stessi avvocati che difendono ora la giovane torinese, che hanno fatto notare al giudice come nella normativa europea non si parli di vittime “europee in territorio italiano”, ma di sole vittime.

Se anche lo Stato si rifiuta di risarcire una vittima di stupro, le cose come potranno mai cambiare?
Rea Silvia e il dio Marte (dipinto di Peter Paul Rubens)

La cultura dello stupro, nel nostro paese, rimane un problema grave. La credenza che sia la vittima a cercarsela, per come è vestita, per l’orario in cui torna a casa, per i suoi atteggiamenti, per la sua bellezza, per la sua compagnia: sono tutti elementi che contribuiscono a instillare nelle coscienze l’idea che, alla fine, un risarcimento non sia nemmeno dovuto. Perché non si calcola certo il danno biologico (psicologico) di un evento di questa portata.

E sono sicura che sotto gli articoli, tanto il mio come gli altri, che hanno riportato la notizia, arriverà il furbone di turno a sostenere che la ragazza se la sia anche cercata, che non doveva tornare così tardi da sola, che chissà come era vestita. A te, che hai già commentato o stai per commentare in questo modo, ricordo solo che le persone vanno rispettate in quanto tali. Minacciare una donna con un coltello e stuprarla non è lecito mai, perché si parla di un essere umano.

Ma, alla fine, se è lo stesso Stato a non tutelare il cittadino, rispettando le sue stesse regole, come potrebbero iniziare a farlo i cittadini?

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

 

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