#EtinArcadiaEgo – Cicerone e la Pro Milone: se la logica vince la realtà

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#EtinArcadiaEgo – Cicerone e la Pro Milone: se la logica vince la realtà

La Via Appia, la scena del delitto

Esattamente 2069 anni or sono, la gloriosa Roma repubblicana affrontò uno dei periodi più bui della sua storia secolare: le guerre civili. Il numero delle morti cittadine in quel famigerato I secolo a.C è probabilmente impossibile da quantificare, visti i continui scontri fra le bande armate delle varie fazioni, che ricoprirono la Città Eterna di un fiume di sangue e violenze raccapriccianti. Tuttavia, è vecchio il detto “non solo male porta la crisi” (un proverbio che di questi tempi andrebbe ricordato spesso) e infatti i continui scontri politici diedero un impulso mai visto all’oratoria romana, che raggiunse – e per alcuni superò – l’inarrivabile retorica greca. Il punto più alto toccato da quest’arte oratoria ha un nome, cognome, soprannome e anche un titolo: Marco Tullio Cicerone, che scrisse nel 52 a.C la celebre Pro Milone oratio.

Veloce riepilogo dei fatti: T. Annio Milone, candidato al consolato e amico di Cicerone, è coinvolto in uno scontro sulla via Appia con l’acerrimo avversario politico Clodio, che viene ucciso da Milone nella zuffa fra i seguiti di entrambi. Pompeo ordina un processo pubblico e Cicerone è chiamato a parlare in favore di Milone.

Chi legge potrà ora chiedersi «ma con tutte le orazioni di Cicerone perché proprio questa? Cos’ha di così speciale?», o piuttosto «come si può paragonarla alla Pro Archia, un meraviglioso inno alla libertà e orgoglio della poesia e dell’arte?». Osservazioni limpidissime, che meritano una spiegazione puntuale. Partiamo dalla seconda: checché se ne dica, la Pro Archia non è un vero esempio di arte retorica. Si tratta di un discorso, una discussione appassionata sull’importanza della letteratura e dell’arte, al di là dell’origine (greca, nel caso del poeta Archia da lui difeso) e del credo politico. Cicerone fa uso di artifici retorici, ma in misura marginale, come in una qualunque discussione. Da qui dunque si ritorna al primo dubbio: perché la Pro Milone?

La Pro Milone è il vertice dell’arte oratoria della Roma repubblicana perché dimostra con fini argomentazioni logiche l’assurdità e l’impossibilità di un fatto invece realmente accaduto. Cicerone afferma infatti che Milone non avrebbe avuto alcuna utilità dalla morte di Clodio, il quale con la sua meschinità non faceva che procurare consensi a chi, come lui, gli si opponeva. Dunque è impossibile, continua, che Milone l’abbia voluto uccidere: se davvero lo ha fatto, è stato sicuramente per difendersi: perché infatti fare qualcosa che porta svantaggi? Non avrebbe senso. Lo stesso scontro fra fazioni come è possibile che sia avvenuto? Milone andava fuori città con il seguito della moglie, e le mogli si accompagnano a schiavi greci, ancelle, sicuramente non a guerrieri. Lo scontro, pertanto, è impossibile che sia avvenuto.

Non pago, Cicerone va oltre: se anche fosse andata così (e si è già dimostrato che non è possibile) perché incriminare colui che ha liberato Roma da Clodio, un meschino politichetto accusato di sobillazione della plebe, ricatto, corruzione e assassinio. Roma dovrebbe anzi rendergli onore per averla liberata da una tale feccia! La morte di Clodio per volontaria mano di Milone non solo è impossibile, ma se fosse davvero avvenuta sarebbe stata più che legittima!

Cicerone di Arpino

Il vero capolavoro di questa paradossale opera retorica si ha, paradossalmente, non alla fine ma all’inizio. Cicerone infatti arriva al punto di dichiarare l’insensatezza e l’assurdità del processo stesso. Se il processo è stato istituito per indagare il fatto e chi l’ha compiuto, perché istituirlo allora, visto che sia il fatto (la morte di Clodio) sia chi l’ha compiuto (Milone) sono ben noti a tutti? Non ha alcun senso. Allora, continua l’oratore di Arpino, il senso di questo processo altrimenti insensato è di capire il motivo per cui è avvenuto il fatto: Milone doveva difendersi, è l’unica logica spiegazione.

Questo testo oratorio, oltre a far venire al lettore un gran mal di testa, è un autentico e unico capolavoro di arte retorica, perché spinge il ragionamento logico agli estremi, arrivando a dimostrare l’impossibilità del reale e l’assurdità delle sue premesse. La Pro Milone, in fondo, altro non è che un’arrampicata sugli specchi sotto forma di capolavoro, una frittata rigirata in modo geniale e unico, di sicuro senza precedenti e probabilmente anche senza eguali in seguito. La Pro Milone è, per concludere, l’assoluto e inattaccabile trionfo della logica grazie alla genialità del più grande oratore della storia: Marco Tullio Cicerone.

Per leggere il testo latino: qui

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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