Claudio Cupellini oltre Gomorra: la poesia e l’amore di “Alaska”

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Claudio Cupellini oltre Gomorra: la poesia e l’amore di Alaska

Claudio Cupellini oltre Gomorra: la poesia e l'amore di Alaska
Claudio Cupellini

Ci sono film italiani di cui non si parla abbastanza. Tra questi c’è Alaska, film del 2015 con Elio Germano e la star internazionale Astrid Berges-Frisbey (che oggi vedete al cinema in King Arthur, di Guy Ritchie), diretto da Claudio Cupellini. 

Cupellini è uno di quei talenti che sottovalutiamo, uno tra i tanti che stanno donando al cinema nostrano una nuova primavera. Classe 1973, regista e sceneggiatore noto soprattutto per Gomorra – La Serie, trasposizione del romanzo che ha reso Roberto Saviano famoso in tutto il mondo.

Claudio Cupellini ha scritto e diretto anche film come Lezioni di cioccolato e Una vita tranquilla, il primo una commedia con Luca Argentero, il secondo una pellicola drammatica con Toni Servillo. La maestria di Cupellini ha raggiunto nuove vette con Alaska, dove è possibile vedere come il suo stile (che chi segue Gomorra avrà sicuramente riconosciuto) si è raffinato e perfezionato nel corso degli anni.

Claudio Cupellini oltre Gomorra: la poesia e l'amore di Alaska
Elio Germano

Cosa vuole trasmettere questo film? Una sola cosa: freddo. Il freddo dell’anima, il freddo della solitudine, il freddo che si insinua nelle vite dei due protagonisti che, sebbene abbiano il loro liete fine, sembrano rincorrersi fino a svuotarsi del tutto. Il titolo del film non è certo a caso, del resto. Alaska non è solo il nome di una terra ghiacciata, è anche il nome del locale che Fausto (il protagonista interpretato da Elio Germano) comincia a gestire con l’eccentrico Sandro. Egli inizia quest’avventura perché ha la sensazione di essere schiacciato da una dilagante insoddisfazione, un’insoddisfazione che scoprirà non essere legata a un periodo specifico della sua vita, ma alla sua stessa essenza: non vi dice niente il nome Fausto? Proprio come il personaggio reso famoso da Christopher Marlowe e Goethe, Faust, egli sente sempre il bisogno di avere ed essere sempre più. È attorno a questo locale che girano le vicissitudine che separeranno (e riuniranno)  i due innamorati.

Una storia d’amore struggente quella tra Fausto e Nadine, così diversi e provenienti da mondi distanti. Non è solo il racconto di due persone che si amano: è la storia di due solitudini che si scontrano, si rincorrono, due isole la cui corrente sospinge l’una verso l’altro fino a causare terremoti. Nella scena iniziale, Nadine è impegnata in un provino per modelle. Fausto invece è un cameriere che si innamora a prima vista di questa ragazzina, il cui viso magro risalta tra il biancore dei corpi senza volto delle altre ragazze, che sfilano davanti alla telecamera dando fin da subito una sensazione di freddezza, gelo. Quello di Nadine è un viso che sa essere duro e dolce al tempo stesso. Disincantata, fragile come la sua figura esile da cui sembrano spuntare fuori le ossa. 

Claudio Cupellini oltre Gomorra: la poesia e l'amore di AlaskaLa caratteristica principale di questo film è la sua struttura circolare: se inizialmente è Fausto a finire in prigione, nel finale lo è invece Nadine. I momenti di successo dell’uno coincidono con i momenti di sfortuna e sconforto per l’altro. Ecco perché questi due personaggi sembrano essere lontanissimi. Tuttavia, il finale fa tirare un sospiro di sollievo: in un momento in cui lo spettatore quasi non si aspetta più il lieto fine (ritrovandosi così a pensare nello stesso modo di quei personaggi disillusi), eccoli insieme. Entrambi consapevoli del fatto che né carriera né denaro potranno colmare la mancanza dell’altro. Forse, continueranno a sentirsi soli come sempre. Nessuno dei due pensa di poter cambiare quella solitudine che si trascina dietro da una vita con una relazione, seppur così forte. Possono però continuare ad essere esattamente così come sono, ma insieme. La consapevolezza di avere accanto qualcuno che prova le tue stesse cose è un balsamo per l’anima, niente può sostituire quella sensazione.

Un film struggente, poetico, un film che nella sua regia e fotografia ricorda tanto quella Gomorra di cui il pubblico italiano si è innamorato, ma non ha nulla degli intrighi e delle violenze a cui siamo abituati, anzi. Un film che parla a bassa voce e un Claudio Cupellini più creativo che mai.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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