For Louis-Ferdinand Céline: Voyage au bout de la nuit: Anselm Kiefer a Copenaghen tra sabbia, metallo e nichilismo

For Louis-Ferdinand Céline: Voyage au bout de la nuit: Anselm Kiefer a Copenaghen tra sabbia, metallo e nichilismo

Anselm Kiefer è una figura così particolare e “agrodolce” nella scena dell’arte contemporanea anche grazie al luogo e all’anno della sua nascita: la Germania in quell’anno cruciale, il 1945. Kiefer crebbe proprio tra le rovine e le testimonianze evidenti degli effetti della guerra, della “creazione del nulla”, che saranno il filo rosso di tutto il Novecento.

Kiefer infatti molto raramente accenna alla presenza umana nella sua multiforme opera di pittura, scultura e fotografia: l’umanità è come fagocitata dal profondo male di alcuni luoghi, talmente gravidi di ricordi dolorosi che la vita, anche solo nel presentarsi, sarebbe un segnale di speranza che non può permettersi. L’assenza dell’essere umano crea la perdita dei riferimenti, come nel buio della notte o nel deserto, lo spaesamento che questa provoca disorienta lo spettatore.

Tutto questo, oltre alla caustica critica alla situazione geopolitica attuale e del passato recente, si trova in numerose opere di Kiefer, dai Sette Palazzi Celesti installati all’Hangar Bicocca di Milano nel 2015, all’ultima sorprendente installazione intitolata For Louis-Ferdinand Céline: Voyage au bout de la nuit presentata all’interno di uno spazio relativamente nuovo che si propone ad un pubblico giovane presso il porto di Copenaghen: il Paper Hall sito in Paper Island. Il fautore del successo dell’enorme spazio, ad oggi ancora in buona parte sconosciuto, è Jens Faurschou, sopraintendente della struttura, lo stesso che ha osato proporre la collaborazione ad un artista del calibro di Anselm Kiefer.
L’installazione è stata aperta al pubblico il 1° aprile 2017 e sarà fruibile per 18 mesi. Quello che appare chiaro fin da subito è il debito che l’artista tedesco sente di avere nei confronti dello scrittore Louis Ferdinand Auguste Destouches, meglio noto come Louis-Ferdinand Céline, soprattutto per il suo romanzo del 1932 Viaggio al termine della notte. Quello che colpisce maggiormente Kiefer non è la storia narrata, ma i riferimenti e la critica alla situazione sociopolitica occidentale, che va dal colonialismo inglese e francese e la loro gestione, alla mentalità americana del fordismo ed alle miserie umane della popolazione dei sobborghi di Parigi. L’artista interpreta le componenti della misantropia (anche se considerata da un punto di vista opposto rispetto allo scrittore), del cinismo e dello spiazzamento: nel libro si parla di un pessimismo “cosmico” che raggiunge vette tali da non poter essere sanato. Questo sentimento si può riassumere nelle parole che diedero il nome al romanzo stesso, pronunciate da Thomas Legler «la nostra vita è/ come un viaggio/ di un viandante nella notte/ ognuno ha il suo cammino/ qualcosa che gli da pena».

Il debito che il poliedrico artista suggerisce di avere è chiarito dalle sue stesse parole rese a Charlotte Jansen, già redattrice di Vougue, durante una lunga intervista resa in occasione dell’inaugurazione dell’installazione di Copenaghen. Kiefer sostiene che Céline non fu affatto una persona dagli ideali condivisibili, fu collaborazionista durante il governo di Vichy e spiccatamente antisemita, ma aggiunge anche che la vita e l’opera di un artista vanno considerati separatamente. Kiefer arriva a definire Céline “un uomo orribile”, bensì “fu un grande scrittore”, capace di esprimere un nichilismo così negativo che diede vita ad “un anti-mondo”.

Sia nell’installazione milanese sia in quella di Copenaghen il modus operandi risulta lo stesso: enormi installazioni tridimensionali esposte in luoghi non-luoghi corredate di dipinti dallo spesso strato pittorico, reso a spatolate come sempre nello stile di Kiefer.
Se all’Hangar Bicocca si trattava di una critica alla volontà umana di “raggiungere Dio” grazie ai propri artifici, i grattacieli, a Copenaghen l’installazione si presenta più complessa. Troviamo quattro monumentali sculture di aerei da guerra usati in vari conflitti come quelli coreani del secondo conflitto mondiale, oppure quelli dalle grandi potenze coloniali. Sono presenti quattro dipinti e foto che si riferiscono al viaggio nel deserto del Gobi fatto da Céline nel 1933 sia i riferimenti al medesimo tema, quello del deserto appunto, come luogo del conforto, espresso nelle opere di Ingeborg Bachmann (Book of Franza) del 1995.

Il rimando al tema bellico, al colonialismo e al deserto evocano l’ombra di Celinè che sembra allungarsi sull’intera opera.

I materiali utilizzati sono quelli tipici del lavoro di Kiefer: piombo e zinco ma sono resi antichi e “vissuti”, che sembrano essere sferzati dalla sabbia presentata nei dipinti e nelle fotografie. Il tutto contribuisce a farci percepire la sterilità dell’insieme, il “freddo” soffio della morte e della guerra che inevitabilmente sono stati, e sono tutt’ora, il motore del progresso umano. Tutto secondo l’artista si può far cominciare proprio nel 1945, quello che per lui fu “l’inizio di un nuovo tempo”. Da allora ad oggi tutto il marciume delle nefandezze della guerra e dei crimini contro l’umanità ha coperto le macerie che, ad oggi, sembrano invisibili, ma secondo lo stesso Kiefer «le abbiamo solo coperto con un sottile strato di democazia». Non va comunque confuso questo suo nichilismo con quello assoluto di Céline: Kiefer crede di poter fare qualcosa, di poter comunicare e quindi provare a cambiare le carte in tavola, grazie al proprio lavoro, mentre il secondo è convinto della totale inutilità della sua azione sulle vicende universali.

Una considerazione doverosa rispetto all’installazione di Copenaghen riguarda il coraggio di Kiefer nell’ispirarsi così apertamente al lavoro di una personalità sicuramente antisemita, essendo stato in prima persona a lungo accusato di comportamenti nostalgici verso il regima nazista, quando in realtà stava elaborando una feroce provocazione al silenzio assordante che la Germania mantenne dopo il secondo conflitto mondiale sui medesimi temi.
La grandezza di Kiefer, dunque, non è solo nelle sue importanti intenzioni, ma sopratutto nella capacità di mettersi costantemente in discussione nonostante la posizione di rilievo che ormai occupa da tempo nel mondo dell’arte, ruolo che troppo spesso modifica l’elaborazione artistica di molti suoi colleghi.

For Louis-Ferdinand Céline: Voyage au bout de la nuit
Copenhagen Contemporary
Dal 2 aprile al 6 agosto 2017

Valentina Paolino per MIfacciodiCultura

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By on maggio 18th, 2017 in Articoli Recenti, Mostre, Visual & Performing ARTs

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