“TV 70”: l’anarchia rivoluzionaria della televisione italiana negli anni ’70 alla Fondazione Prada

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TV 70: l’anarchia rivoluzionaria della televisione italiana negli anni ’70 alla Fondazione Prada

Renato Guttuso, La visita della sera (1980) - Galleria Nord
Renato Guttuso, La visita della sera (1980) – Galleria Nord

Negli ultimi anni in Italia la rapida ascesa di Internet ha favorito un grande cambiamento culturale concernente l’interazione sociale e la circolazione delle informazioni. Un contesto di disintermediazione e fluidità che ha avuto conseguenze politiche un tempo imprevedibili, come il declino del principio di rappresentatività che ha contraddistinto per decenni la democrazia pluralista. Ma gli effetti destrutturanti di questa trasformazione hanno colpito anche uno dei mezzi di comunicazione di massa più longevi e importanti per la nostra Repubblica: la televisione. Considerata oggi da molti come uno strumento di potere, non si può però negarne l’importanza storica nell’aver rappresentato e formato (in tutti i sensi) la società italiana, anche nei momenti più difficili. Uno su tutti, gli anni ’70, che l’artista Francesco Vezzoli ha scelto per la mostra TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai alla Fondazione Prada.

Un periodo di transizione traumatica tra il radicalismo ideologico del 1968 e l’edonismo postmoderno degli anni Ottanta. Una transizione fatta di violenza terroristica (non a caso i giornalisti parlavano di “Anni di Piombo”) e recrudescenze insurrezionaliste dei movimenti extraparlamentari del 1977, ma anche di lotte per i diritti civili e sociali. Sono dunque anni in cui si parla apertamente di femminilità e donna, di aborto e divorzio, di servizio sanitario nazionale e di benessere. Una rivoluzione culturale il cui riflesso si avverte nella televisione pubblica del tempo: in mezzo ad anni di austerità visiva e tecnologica, tali per cui il colore arriverà solo nei primi mesi del 1977, qualcosa si muove in termini contenutistici.

Una delle sale della Galleria Sud
Una delle sale della Galleria Sud

Il potere politico, concentrando il proprio spettro di autorità e influenza partitocratica nei telegiornali, lascia una “licenza poetica” straordinariamente enorme alle trasmissioni di varietà e rotocalco, senza rendersi conto della forza dirompente a livello culturale che provocò tale scelta “anarchica”. Intellettuali come Pier Paolo Pasolini in prima serata, pronti a criticare apertamente la società dei consumi e la televisione stessa, parlando di un nuovo “fascismo tecnico”; celebrità come Mina e Raffaella Carrà che irridono gli stereotipi maschili e giocano sul costume contemporaneo, da tutti i punti di vista; politici anti-sistema come i Radicali di Pannella ospitati a tribune politiche in nome delle libertà individuali. Ma anche molto intrattenimento con spettacoli comici e quiz, espressione di una graduale transizione dalla Rai pedagogica degli inizi alla nuova televisione specchio della società dello spettacolo alla Guy Debord, che negli anni ’80 si vedrà attaccata dalla competizione delle reti commerciali.

Una delle sale del Podium
Una delle sale del Podium

Tutti elementi dell’immaginario collettivo italiano perfettamente enucleati nella mostra dell’artista Francesco Vezzoli, che va a creare una vera e propria opera d’Arte sfruttando gli spazi espositivi della Fondazione Prada: partendo dalla memoria individuale racconta non solo la propria giovinezza, bensì anche la vita della comunità attraverso immagini di repertorio della Rai. Il percorso espositivo si distribuisce così sperimentando diversi linguaggi. Nella Galleria Nord si analizza per esempio il rapporto tra televisione e Arte, con la proiezione di documentari su artisti contemporanei come Burri e De Chirico assieme alle opere descritte nei prodotti audiovisivi. Scelta simile a quella della Galleria Sud, in cui si correla la televisione anche allo spettacolo e alla donna, con filmati di Mina e Raffaella Carrà, nonché altre celebrità femminili. Nel Podium su due piani si va ad analizzare il rapporto tra il tubo catodico e la politica, con le immagini violente e in diretta degli attacchi terroristici da parte dei telegiornali e i reportage sulla società del tempo in piena rivoluzione sessuale. Infine nel Cinema si può vedere un montaggio che raccoglie spezzoni di tutti gli anni ’70, in modo da concludere concettualmente e prasseologicamente la mostra.

Una mostra che ridà autenticamente vita a un’epoca di radicali cambiamenti, le cui tracce sono ancora visibili oggi.

TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai
A cura di Francesco Vezzoli
Fondazione Prada, Milano
Dal 9 maggio al 24 settembre 2017

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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