Ad oggi abbiamo ancora bisogno della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia

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Ad oggi abbiamo ancora bisogno della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia

Ad oggi abbiamo ancora bisogno della giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobiaIl 17 maggio è la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Perché scegliere proprio questa data? La valenza simbolica di questa decisione la dice lunga su quando, oggi, dover ancora parlare di omofobia sia un controsenso: era infatti il 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità rimosse l’omosessualità dal DSM, togliendole lo status di malattia mentale. «Una variante naturale del comportamento umano»: ecco come l’Oms definì, 27 anni fa, l’omosessualità.

Nonostante, però, sia riconosciuto a livello medico che il proprio orientamento sessuale non sia considerabile una malattia, questo non ha aiutato a placare l’ondata di odio verso qualsiasi persona che non sia classificabile come eterosessuale cisgender. Nonostante anche la transessualità sia considerata una disforia di genere, e quindi non rientri nemmeno questa nel novero delle malattie mentali, la transfobia è un problema grave tanto quando l’omofobia.

La paura di qualcosa che non si conosce pienamente genera solo ignoranza e altra paura: imparare a conoscere un mondo che, per un motivo o per l’altro, sentiamo distante da noi può solo aiutarci a capire l’altro, le sue motivazioni, le sue insicurezze e le sue paure. Schierarsi apertamente contro l’insegnamento “della teoria del gender” nelle scuole, vietare e imporsi contro una nuova forma di conoscenza e di accettazione dell’altro, impartire lezioni private ai proprio figli convincendoli che l’omosessualità sia un peccato e coprirsi gli occhi e le orecchie di fronte a quella che è la nuova società del XXI secolo può solo incrementare il proliferare di discriminazioni, sevizie, atti di bullismo e, purtroppo, reati ben più gravi, tra cui stupri e omicidi.

Un atteggiamento di totale chiusura (di fronte ad una realtà che dall’Oms è stata riconosciuta come normalità) che porta poi il cittadino medio a non voler credere che in Cecenia più di cento uomini siano stati rinchiusi in una ex prigione per essere seviziati per correggere il loro orientamento sessuale. Ignoranza può generare solo ignoranza e, di certo, una società basata sulla totale chiusura mentale non può certo portare ad una politica dell’accoglienza e del rispetto (e qui il discorso si allarga, abbracciando il diverso nella sua totalità).

Ad oggi abbiamo ancora bisogno della giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobiaAmmettiamo, senza rancore né remore, che buona parte di questo totale rifiuto verso il mondo LGBTQ+ è dovuto in buona parte alla Chiesa Cattolica, il cui capo risiede a pochi chilometri dalle nostre sedi di governo più importanti, che ha demonizzato e tacciato di peccato vergognosi qualsiasi omosessuale. Per quanto non si possa considerare l’unica causa del dilagare di un sentimento omofobo (transfobico etc) l’ingerenza cattolica sulle faccende di Stato continua a pesare come un  macigno, arrivando persino a bloccare leggi come il ddl Cirinnà: se si parla di unioni civili e non di matrimonio è perché una certa parte della politica italiana non ha ritenuto opportuno considerare il matrimonio omosex come quello eterosessuale. Come se, anche per l’amore, ci fosse chi è più meritevole di un altro.

Tralasciando il problema poi della stepchild adoption, e ricordandoci che in Italia non si è mai parlato di adozione per coppie omosex né tanto meno di gestazione per altri, è dal 19 settembre 2013 che il testo per la legge sull’omofobia attende in commissione Giustizia al Senato. Approvata dalla Camera e trasmessa dopo 4 giorni a palazzo Madama, non è ancora entrata in agenda.

Non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero anche se assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni.

Questo è il passo della discordia, che non ha permesso che una legge bravissima, che dovrebbe istituire il reato di discriminazione e istigazione all’odio e alla violenza omofobica e l’aggravante di omofobia per la legge Mancino, ad oggi non è stata discussa.

Ad oggi abbiamo ancora bisogno della giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobiaDa una parte, il mondo LGBTQ+ si è sentito ancora una volta l’eterno sconfitto: difatti, stando così le cose, l’omofobia è reato solo quando discrimina in singolo, ma non quando viene apertamente dichiarata. Se la credenza del singolo è che l’omosessualità sia una malattia e che tutti i gay siano solo “da curare”, questo parere cade sotto la categoria di libera opinione. E, in Italia, la libertà di opinione è salvaguardata dalla legge.

Ma d’altro canto, paradossalmente, le parti più conservatrici sostengono che il reato di omofobia costituisca una violazione proprio di quella stessa libertà di parola e opinione.

Il problema vero, che ha fatto piovere critiche molto apre sulla legge, è che così l’omofobia non verrebbe considerata grave come la xenofobia o l’antisemitismo: in oggetto, e quindi punibile per termini di legge, c’è solo l’istigazione alla violenza.

Ma, proprio come fu per il ddl Cirinnà, per quanto questa legge possa non essere perfetta e lasciare molti dubbi è già qualcosa. E potrebbe aiutare un ragazzino di 14 anni che a scuola è vittima di bullismo, solo perché gay: nella sua classe hanno anche una chat di Whatsapp il cui unico scopo è insultarlo. E stabilire quale sevizia fargli subire, come quella di gettargli addosso bottiglie di urina. Questo è solo uno dei tanti casi che giornalmente la Gay Help Line deve ascoltare, e contro cui poco può fare: perché, alla fine, quello rimane un reato di ingiuria.

Quando sentire qualcuno blaterare su come questa giornata sia inutile, di come i gay in Italia stiano benissimo e magari siano protette dalle lobby gay, raccontategli questa storia.

E, nel caso abbia dei figli, augurategli che il suo bambino non sia mai né dalla parte dei carnefici né da quella delle vittime.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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