“Nero su Nero. Da Fontana e Kounellis a Galliani”: il nero nell’arte contemporanea in mostra a Firenze

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Nero su Nero. Da Fontana e Kounellis a Galliani: il nero nell’arte contemporanea in mostra a Firenze

Se dovessimo associare un colore ad entità negative come il lutto, le tenebre e l’oscurità, il primo a balenarci nella mente sarebbe sicuramente lui: il nero. Un colore considerato non colore, ottiene la sua rivalsa in una mostra curata da Vera Agosti e allestita nella splendida Villa Bardini di Firenze, dal titolo Nero su Nero. Da Fontana e Kounellis a Galliani. Il tema è appunto l’uso del nero nell’arte contemporanea, e dunque la sua rivalutazione in termini artistici.

Ma perché dedicare una mostra ad un solo colore, e per giunta proprio al nero? Non è certo un colore come un altro: da sempre è stato accostato allo sporco e all’assenza di cromia, evolvendosi poi dal punto di vista religioso come l’emblema della morte e del peccato. La sua lenta rivalutazione comincia soltanto nel periodo della Controriforma, quando si rapporta agli abiti dei monaci come simbolo di umiltà e temperanza. Da qui inizia ad essere sempre più utilizzato per la realizzazione di divise e toghe, divenendo associato al concetto di autorità. Scienza, arte e moda ne favoriscono l’esaltazione alla fine del XX secolo, e personalità eccentriche come Goya, Mirò e Rembrandt ne fanno quasi un’ossessione. L’arte contemporanea, spesso in discordia coi secoli precedenti, utilizza sovente il nero: la mostra vuole appunto essere una sorta di indagine di questo fenomeno nella pittura e nella scultura a parete, per regalare immagini suggestive e stimoli alla riflessione. Anche il titolo, che si rifà all’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, non è certo un caso: lo scrittore voleva riflettere sulla cosiddetta Italia senza verità degli Anni di piombo, mentre questa mostra cerca di avvicinare la verità al nero di molti celebri artisti.

L’organizzazione degli ambienti è suddivisa per autori e temi: abbiamo la sala dello Spazialismo con 5 tagli neri di Lucio Fontana, dove gli squarci nella tela, ancor più scuri della tela stessa, generano una terza dimensione; a queste opere ne è affiancata una di Paolo Scheggi, che riprende lo spazialismo e realizza un monocromo formato da tele e lamiere sovrapposti. Si passa quindi all’Informale, con un catrame di Alberto Burri, il quale predilige il nero e ne adopera ogni variante, spesso utilizzando la cromia intrinseca dei materiali stessi. Si giunge poi agli anticipi del Concettuale con Vincenzo Agnetti, nelle cui opere il nero ricopre un ruolo fondamentale. Molto importante è la sezione dell’Arte Povera, che lavora sul potenziale espressivo degli elementi, utilizzando materiali semplici e riducendo i segni ai loro archetipi. Come rappresentanti di questa corrente abbiamo Mario Ceroli e Jannis Kounellis, autore di una particolare ed emblematica opera con un manto nero, una lampada, un elemento metallico e una corda. Si passa quindi alla Pop Art di Tano Festa e Franco Angeli, che raffigurano simboli della storia e del potere, sovrapponendo a un nero brillante dei colori caldi e fortemente contrastanti. Come rappresentante della Transavanguardia troviamo Enzo Cucchi, con una delle sue opere pittoriche tipicamente dense di simboli e contrapposizioni cromatiche.

Vengono esposte inoltre opere di singole personalità come Gino De Domincis, che predilige il nero per la sua vicinanza alla metafisica e alla spiritualità, e Nunzio, che mette in rapporto spazio, luce e materia, sfruttata per ottenere il nero anche attraverso la combustione. Omar Galliani invece, famoso disegnatore contemporaneo ed esponente degli Anacronisti, dà forma alle figure, agli oggetti e ai simboli utilizzando la tonalità nera e cangiante della grafite. In mostra troviamo anche Nicola Samorì, che ricrea opere antiche rivisitandole in chiave contemporanea e utilizzando di frequente sfondi neri tipicamente secenteschi. Alcuni capolavori di secoli addietro vengono reinterpretati anche da Lorenzo Puglisi, il quale li riporta all’essenzialità servendosi di tocchi di bianco adagiati sul nero più cupo. Successivamente vengono presentate le allegorie contemporanee di Iacopo Raugei, raffiguranti un nero profondo che si lascia infrangere da fasci di colore tenui che squarciano l’oscurità.

Lo stilista Roberto Capucci presenta invece alcuni abiti neri, sapientemente abbinati a stralci di colori caldi e accesi: essi sono posizionati in maniera tale da colpire il visitatore non appena si affaccia all’ingresso della sala, nell’aura cupa e scura che avvolge l’ambiente.

Nell’allestimento della mostra è di fondamentale importanza la gestione delle luci, allo scopo di favorire l’esaltazione passionale del nero: le finestre sono rigorosamente oscurate, e le luci artificiali sapientemente orientate per ottenere eccezionali effetti di sublimazione cromatica. Questo clima ben curato riesce ad essere un invito al raccoglimento e alla riflessione, senza però trasmettere il senso di malinconia che un ambiente cupo potrebbe provocare. Il nero, accompagnato dall’illuminazione fioca che lo ravviva, accoglie i visitatori in un luogo quasi incantato.

Nero su Nero. Da Fontana e Kounellis a Galliani è una mostra inusuale e ben pensata, apprezzabile soprattutto se attratti dalle indagini artistiche che attraversano trasversalmente la contemporaneità.

Nero su Nero. Da Fontana e Kounellis a Galliani
A cura di Vera Agosti
Villa Bardini, Firenze
Dal 14 aprile al 9 luglio 2017

Adele Pittorru per MIfacciodiCultura

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