C’era una volta… Charles Perrault

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C’era una volta… Charles Perrault

C’era una volta in un villaggio una bambina, la più carina che si potesse mai vedere. C’era una volta un re e una regina, ch’erano tanto tanto arrabbiati di non aver figli. C’era una volta uno spaccalegna e una spaccalegna, che avevano sette bimbi, tutti maschietti.

C’era tutto questo, perché c’era una volta Charles Perrault.

245px-Charles_Perrault02Nato a Parigi il 12 gennaio 1628 da famiglia agiata, Perrault frequentò fin dall’infanzia le migliori scuole. Diplomatosi, studiò legge seguendo le orme paterne e trovò lavoro nei servizi statali. Non solo: al contempo svolse una vita pubblica interessante e attiva, prendendo parte alla creazione dell’Accademia delle Scienze e al restauro dell’Accademia di Pittura. Il suo impegno e il forte interesse per le arti e le letture lo spinsero a prendere parte attivamente alla “diatriba tra antichi e moderni: i primi a sostegno della letteratura antica, i secondi in difesa del nuovo.  Questa riflessione teorica fu centrale nella maggior parte dei lavori di Perrault, fino ad arrivare alla pubblicazione nel 1687 di Il secolo di Luigi il grande, manifesto moderno della storia della cultura francese, e nel 1692 di Confronto fra antichi e moderni, saggio in cui l’autore punta il dito contro il suo avversario Boileau e il suo classicismo ormai superato.

Nel frattempo, nel 1663, venne fondata l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres e Perrault ne venne nominato segretario a vita, sotto la supervisione di Jean Baptiste Colbert, ministro delle finanze di Luigi XIV. Fu grazie a questa amicizia che lo scrittore fece ottenere a suo fratello Claude l’appalto per la realizzazione della celebre facciata del Louvre. Nello stesso periodo iniziarono i rapporti burrascosi con Gian Lorenzo Bernini, all’epoca di stanza presso la corte di Re Luigi, incaricato dallo stesso di realizzare alcuni disegni preparatori del Louvre.
L’interesse dello scrittore per l’arte fu oggetto del saggio La Pittura, scritto nel 1668 e dedicato a Charles Le Brun, primo pittore scelto dal Re. Fu sua l’idea, suggerita a Luigi XIV, di realizzare 39 fontane ognuna delle quali rappresentante una favola di Esopo all’interno di un labirinto nei giardini di Versailles. Del labirinto poi, lo stesso Perrault realizzò un libro-guida con le illustrazioni di Sébastien Le Clerc.

raccontiNel 1697 uscì la raccolta di fiabe Racconti e storie del passato con una morale, meglio conosciuta come I racconti di Mamma Oca. L’opera portava la firma del figlio di Perrault, Pierre Perrault Damancour, che all’epoca aveva solo 19 anni. Marc Soriano, in uno studio del 1968, cita un documento che dovrebbe spiegarne il motivo: il giovane in duello aveva ucciso un coetaneo ed era sotto processo, il padre gli attribuì quindi la paternità dell’opera per ottenere la protezione della Corte Reale. Ma non ci sono dubbi su chi sia il vero autore: non solo per la giovane età del ragazzo che non giustifica la padronanza di linguaggio della stessa, ma anche per lo stile inconfondibile che ricalca i precedenti lavori dello scrittore.

La raccolta contiene alcune tra le favole più celebri: Cappuccetto Rosso, La Bella Addormentata nel bosco, Barbablù, Pollicino, Il Gatto con gli Stivali, Cenerentola. Nonostante alcune di queste favole siano trascrizioni di racconti della tradizione, Perrault ne arricchì la trama con intuizioni creative o riferimenti alla sua patria. Alcune di queste aggiunte sono oggi percepite come parte integrante della storia originale: basti pensare alle scarpette di cristallo di Cenerentola, introdotte per la prima volta nella versione di Perrault. Questa raccolta segnò il passaggio dal racconto della tradizione popolare alla fiaba moderna.

Charles Perrault morì a Parigi il 16 maggio 1703 all’età di 75 anni.
Probabilmente nessuno dei suoi conoscenti – né forse lo stesso Perrault – si aspettava che un uomo così addentro alle questioni culturali e artistiche – ottenesse la fama che lo consacrò all’immortalità non per uno dei suoi saggi, ma per le sue raccolte di fiabe, eppure ancora oggi i bambini di tutto il mondo si addormentano sereni ascoltando le parole dello scrittore, chiudendo gli occhi all’udire del rassicurante «e vissero tutti felici e contenti».

Federica Caricilli per MIfacciodiCultura

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