Cannes, 70 anni e non sentirli. Il Festival del Cinema più charmant approda alla Croisette

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Cannes, 70 anni e non sentirli. Il Festival del Cinema più charmant approda alla Croisette

La Croisette di Cannes è pronta per dare inizio al 70° Festival del Cinema, il festival più charmant della Settima Arte.

Monica Bellucci

I festeggiamenti si terranno dal 17 al 28 maggio e la Costa Azzurra si prepara ad accogliere il fior fiore del firmamento cinematografico internazionale. Nicole Kidman, Colin Farrell, Elle Fanning e Kirsten Dunst sono il cast de L’inganno di Sofia Coppola. Poi Joaquim Phoenix, Jane Campion (regista dell’acclamato Lezioni di piano, 1993) con la serie Top of the lake, Emmanuelle Seigner ed Eva Green in veste di protagoniste del nuovo thriller di Roman Polanski, Da una storia vera. Ma il più atteso è sicuramente David Lynch che presenterà la terza stagione di Twin Peaks. Nella testa dei fan nostalgici frulla una sola domanda: dopo 25 anni, sapremo finalmente la verità sul caso di Laura Palmer?

A fare gli onori di casa, gli ospiti troveranno Monica Bellucci in qualità di madrina ad attenderli sotto il manifesto con l’immagine di una giovane e ridente Claudia Cardinale, che la ritrae ai tempi in cui il Festival muoveva i suoi primi passi. Pedro Almodovar è il presidente della giuria, tra gli altri membri spiccano la magnetica Isabelle Huppert, Will Smith, Jessica Chastain (che vedremo protagonista del prossimo film di Xavier Dolan) e il terzo nome noto italiano, il premio Oscar Paolo Sorrentino. Per la parallela sezione Un Certain Regarde, dedicata ai film presentati in anteprima fuori concorso, Uma Thurman torna a Cannes in qualità di presidentessa di giuria: sembra ieri il suo debutto sul red carpet della Croisette, quando  Quentin Tarantino, oggi suo marito, conquistava la Palma d’Oro grazie al cult Pulp Fiction!

Pedro Almodovar

Perché oggi è importante celebrare il Festival di Cannes? Subito il pensiero corre a confrontare la manifestazione europea con gli Oscar, i premi cinematografici per eccellenza: due binari paralleli con andamenti inversamente proporzionali. Gli Academy Awards sono diventati sempre più prevedibili nella scelta dei candidati e nell’assegnazione delle statuette. Basti pensare ai temi che infiammano il web nei giorni precedenti l’evento: attualità o rivendicazioni di genere da parte delle subculture. La logica dominante è commerciale, l’arte spesso c’entra davvero poco, oppure viene citata come maschera per coprire il cinismo degli studios hollywoodiani. Attori, registi, film che riescono a guadagnare un premio Oscar funzionano da catalizzatori per il pubblico grazie al magnetismo dorato e nostalgico che riporta indietro agli anni d’oro del cinema classico, che hanno portato nelle sale film entrati nell’immaginario. Logico che le major puntino su di essi per assicurarsi maggiori incassi al box office, anche se questo cozza con i gusti del pubblico: gli spettatori sono consapevoli della realtà globale, dell’influenza del web nell’esplosione della cultura undergound. Invece, Hollywood sembra ancora crogiolarsi in mezzo a stereotipi e anacronismi, propinando trame stantie e producendo catene di prequel, reboot, remake.

Dall’altro lato, Cannes richiama sempre più ampie cerchie di appassionati, anche spettatori giovanissimi. Ciò si deve sicuramente ai buoni tentativi di svecchiamento di immagine messi in atto nelle precedenti edizioni. I film presentati non sono più associati allo stereotipo di storie indigeste con dialoghi ermetici e ritmi decisamente lenti rispetto ai canoni digitali della Generazione Y. I temi trattati sono sentiti come vicini, attuali, a volte opprimenti. I generi spaziano dal lungometraggio al documentario fino al corto di animazione. La dimostrazione di come non solo di blockbusters viva il cinema, perfino quello mainstream. Si percepisce più meritocrazia nel premiare registi, sia noti sia emergenti, per l’attenzione alle istanze contemporanee: new feminism, l’emigrazione, la xenofobia, la ricerca di identità individuale e collettiva, anche a livello politico e culturale dell’Europa stessa. Il tutto viene messo in scena in maniera semplice, si punta su sceneggiature ben scritte, dialoghi profondi e lineari, coproduzioni internazionali e una vena di realismo.

Cannes ha senz’altro donato al Cinema un’allure particolare e altro certo non poteva essere in terra francese. Ma, come i migliori soggetti cinematografici, la nascita di questo Festival ha una trama tutt’altro che banale.

Uma Thurman

Alla fine degli anni Trenta, Cannes era solo un piccolo villaggio di pescatori. Poche case, una spiaggia con le barche tirate in secca, la vita semplice. Proprio in quel periodo, a Venezia, il ministro dell’istruzione francese Jean Zay, aveva deciso di lasciare il Lido, perché indignato dai criteri di selezione adottati da fascisti e nazisti. Ma proprio quell’episodio gli diede l’idea di creare un Festival del Cinema che rappresentasse non solo la Francia, patria del cinematografo, ma che fosse aperto a una visione del mondo globale. Nel giro di pochi anni, le barche dei pescatori lasciarono così il posto a hotel, ristoranti di lusso e stabilimenti balneari esclusivi, dove i fotografi si appostavano per rubare scatti delle celebrità più chiacchierate del momento.

Cannes oggi nel mondo è diventato sinonimo di cinema d’autore immerso in una dimensione senz’altro più charmante rispetto a quella hollywoodiana. È divenuta la sede di quella che un tempo si sarebbe definita l’aristocrazia cinematografica d’Europa. Fellini, Truffaut, Godard, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Lelouch, Berri, Visconti, Alain Delon, Brigitte Bardot: nomi che hanno segnato un’epoca.

E nel futuro? Quali saranno i volti celebri di Cannes tra mezzo secolo?

Margherita Montali per MIfacciodiCultura

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