Kazimir Malevič e la forza dell’espressione artistica

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Kazimir Malevič e la forza dell’espressione artistica

Autoritratto
Autoritratto

Kazimir Malevič, nome di punta – nonché precursore – dell’arte astratta, nasce a Kiev il 23 febbraio 1878 da famiglia polacca, in una situazione non priva di difficoltà e ostacoli.

Cresciuto con una forte passione per l’arte, Malevič riesce a trasferirsi a Mosca nel 1904 per frequentare l’Accademia d’Arte, venendo accolto lentamente dai circoli della capitale ma traendone una vitale influenza artistica, persino con ampi sguardi verso l’Europa occidentale – pur rimanendo sempre e comunque un fermo difensore dell’arte russa popolare.

Divenuto curatore delle collezioni del Cremlino e professore a Vitebsk, Malevič fonda nel 1924 l’Istituto di Cultura Artistica, mantenendone la direzione fino al 1926. Negli anni Trenta, il pittore originario di Kiev diviene figura malvista dalle autorità sovietiche: Malevič era arrivato a Mosca già sostenitore delle idee rivoluzionarie che avevano animato precedentemente lo spirito del 1917, ed è comprensibile come la sua posizione fosse diventata scomoda a partire dal 1929 quando sale al potere Stalin, dittatore dell’Unione Sovietica.

Morto il 15 maggio 1935 a Leningrado (rinominata poi San Pietroburgo), Kazimir Malevič diventa nome proibito, e con esso anche le sue stesse opere risentono della cattiva luce in cui aveva vissuto l’artista: per quasi trent’anni, dopo la sua morte, non vennero mostrate né in patria né rese note altrove.

Composizione suprematista
Composizione suprematista, 1916

Inizialmente devoto alla tecnica impressionista, grazie all’influenza delle realizzazioni di Monet, sarà poi Matisse a entrare nel cerchio dei prediletti pittori a cui ispirarsi. Vetta più alta e più in sintonia con Kazimir Malevič, però, resterà sempre Cézanne, pilastro fondamentale per la semplicità e il rigore del colore e della forma. Questa passione e ricerca per la semplificazione delle forme è alla base del suo astrattismo geometrico, un non-reale che lo porta in un mondo pittorico sempre più astratto e staccato dalla rappresentazione del visibile. L’etichetta con cui egli stesso indica, in un suo opuscolo, questo nuovo approccio è Suprematismo. Il significato del termine sottolinea la «supremazia della sensibilità pura», ovvero la sostanza essenziale della creatività artistica, che quindi non è oggettiva né realistica, dal momento che poggia le fondamenta sul sentimento emotivo. I dipinti di Malevič sono manifestazione di una realtà altra, che non ha legami con il sensibile terreno ma lo crea con l’interiorità.

La prima vera e grande manifestazione della concezione artistica di Malevič si ha nel 1913, quando il pittore si trova a dipingere il suo famoso quadrato nero su fondo bianco – il Quadrangolo – una volta ingaggiato come scenografo per la rappresentazione teatrale futurista Vittoria sul sole. Emblema e atto di nascita del Suprematismo, il Quadrangolo è rigore e semplificazione più assoluta. Era, in sostanza, massima espressione dell’arte.

Sperimentando varie applicazioni della sua idea pittorica (passa, ad esempio, da una tendenza monocromatica all’utilizzo di colori diversi in un unico dipinto), Malevič arriva a realizzare opere con forme geometriche poste su tela – cerchi, triangoli, quadrati, rettangoli – tutte disposte in apparente casualità. Ne sono esempi Composizione suprematista e Suprematismo dinamico, rispettivamente del 1915 e 1916.

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Quadrato nero, 1923

Fuori dai suoi schemi, risulta invece Torso (prototipo di una nuova immagine): datato 1928-9, la figura stilizzata segue proporzioni geometriche rigide. Secondo le interpretazioni più diffuse, questa sua opera rappresenta una critica alla dittatura staliniana, un potere tale che ha assolutizzato l’uomo, privandolo di un’identità, quindi di un volto riconoscibile.

Un’arte che ha del filosofico in sé, che non si limita alla rappresentazione del reale ma va oltre, più all’interno del mondo.

Malevič non ha vissuto vita facile e la sua creatività ha incontrato spesso dogane che chiedevano un pegno troppo alto da pagare, fra questi ostacoli il personaggio politico di Stalin è stato sicuramente quello maggiore. Ma fortunatamente la forza della sua espressione ha vinto e oggi possiamo ammirare il suo rigore artistico e trarne i più preziosi insegnamenti.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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