Nel Paradiso dantesco, la Maternità – La Lode alla Vergine del canto XXXIII

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Nel Paradiso dantesco, la Maternità – La Lode alla Vergine del canto XXXIII

Vergine Madre, figlia del tuo figlio, 
umile e alta più che creatura,
 
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura 
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
 
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore, 
per lo cui caldo ne l’etterna pace
 
così è germinato questo fiore.

Paradiso, XXXIII, 1-9

Nel Paradiso dantesco, la Maternità - La Lode alla Vergine del canto XXXIII
Madonna della Misericordia (particolare dell’omonimo Polittico), Piero della Francesca,1460

All’interno della Divina Commedia, Dante apre il XXXIII Canto del Paradiso con una lode alla Vergine, una preghiera da parte di San Bernardo. La Vergine è Madre, un ossimoro che confonde nell’immediato inizio di lettura. Tale paradosso sottolinea la candida purezza di una Madre, la Madonna, rimasta incinta per opera dello Spirito Santo. Ma, allo stesso tempo, è figlia di un figlio, ovvero madre di Cristo e figlia di Dio in quanto sua creatura. È umile e alta, nobile, in tutta la sua intoccabile figura di Madre dell’umanità e di strumento del Signore. Nel ventre di questa Madre si riaccese quell’Amore che il peccato originale commesso da Adamo ed Eva aveva contaminato, ora invece risanato nel rapporto tra uomo e Dio grazie al sacrificio di Cristo, che ha permesso alle porte del Paradiso di riaprirsi all’essere umano. Dal calore di questo Amore puro e infinito è quindi sbocciato un fiore, il fiore della Pace e della Gloria, dell’Amore. Un’allusione all’incarnazione. Un’immagine di nuova vita e delicata bellezza traspare da queste parole.

Una Madre quindi umana, ma che allo stesso tempo appartiene al divino. Una Donna che porta in sé Amore e Protezione verso l’umanità intera, una Madre che è tramite e mezzo fra uomo e Dio, tra il terreno e il divino.

Una reverenziale e ammirevole distanza separa i personaggi – e il lettore – da questa creatura così lontana dalla concezione materna che oggi abbiamo: la Madre è qui Protettrice, la Madre è termine fisso, punto di riferimento di un eterno e sempre valido volere della Provvidenza divina. È la figura materna universale. La medesima concezione che nel ventitreesimo Canto del Paradiso è preponderante tra i versi che sovrappongono alla Madonna la Felicità somma, quella che si diffuse dal grembo che ospitò Gesù.

E come fantolin che ‘nver’ la mamma
tende le braccia, poi che ‘l latte prese,
per l’animo che ‘nfin di fuor s’infiamma;
ciascun di quei candori in su si stese
con la sua cima, sì che l’alto affetto
ch’elli avieno a Maria mi fu Palese.

Paradiso, XXIII, 121-126

Nel Paradiso dantesco, la Maternità - La Lode alla Vergine del canto XXXIII
Cristo risorto appare alla Madonna, Guercino

I Beati invocano Maria, e la descrizione offre ai lettori un quadro di assoluta maternità rivelata: i Beati sono tutti fanciulli che tendono le braccia verso la Madonna, quasi a richiedere di essere accolti vicino al petto e protetti. Una tensione verso l’alto che esplica la naturale dipendenza e il legame che unisce Madre e figli, sottolineata ulteriormente dal riferimento all’allattamento.

Fiori, luminosa apertura di Felicità e immensità sono termini accostati alla figura di una Madre, colei che è sempre pronta a diffondere infinito Amore ai figli, e verso la quale i figli sempre si volgono. Non possiamo prescindere dalla religione che permea i versi danteschi, ma possiamo – in ogni caso – estrapolarne un prezioso concetto di maternità, alla quale viene associato un Bene e una Sacralità inestimabili.

La Madre è la preziosità e rarità divina che abbiamo in Terra, una traduzione del meraviglioso significato d’Amore che non può essere ridimensionato, e che rinasce dopo ogni ostacolo e dopo ogni difficoltà. La Madre è il simbolo di Generosità incondizionata, di elevate virtù, proprio in quella giusta presenza di umiltà e nobiltà.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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