69 anni dalla nascita dello Stato di Israele: la guerra infinita nel Vicino Oriente

0 666

69 anni dalla nascita dello Stato di Israele: la guerra infinita nel Vicino Oriente

69 anni dalla nascita dello Stato di Israele: la guerra infinita nel Vicino OrienteLo Stato di Israele venne proclamato il 14 maggio 1948. Affacciato sul mar Mediterraneo, confina a nord con Libano e Siria, Giordania a est, Egitto e golfo di Aqaba a sud, nonché con lo stato palestinese (Cisgiordania, striscia di Gaza e Gerusalemme est).

Ha il più alto indice di sviluppo umano in Medio Oriente ed una delle più alte aspettative di vita nel mondo. È il sesto paese ad aver sviluppato armi nucleari, senza adesione al Trattato di non Proliferazione Nucleare (stimate circa 400 testate nucleari, Federation American Scientis). Una potenza tecnologicamente ed economicamente avanzata. Uno stato moderno, attento anche alla qualità di vita, che però è ancora tragicamente legato alle guerre di confine e rivendicazioni di potere.

Proprio in quei territori, infatti, vi sono alcune delle zone strategiche per gli equilibri mondiali. Punti cruciali contesi per l’affaccio sul mar Mediterraneo, giacimenti di petrolio e gas naturale, terra e risorse idriche di grande valore. Cartina alla mano, non sfugge certo che quel triangolo sia proprio il collante tra stati africani e penisola araba, bagnato dai due mari più interessanti per i commerci in Europa ed Asia.

I primi attriti tra sionismo e nazionalismo palestinese risalgono al XIX secolo (Herzl, affare Dreyfus 1894): geograficamente la Palestina era vista come patria storico-religiosa del popolo ebraico, ma apparteneva anche ai suoi abitanti. La contesa su quale sia il suo primo popolo ad aver abitato qui non offre testimonianze certe. Vero è, però, che dal 638 in poi è stata dominata dagli arabi, inglobata poi nell’Impero Ottomano. Di dominio turco, quindi, fino al termine della Prima Guerra Mondiale, quando passò sotto l’egemonia inglese. I politici britannici sostennero gli ebrei immigrati in Medio Oriente (dichiarazione Balfour 1917, diritto ad un focolare nazionale); anche se avevano lasciato intendere che il territorio rimanesse agli arabi (per l’aiuto prestato con la Rivolta Araba: accordi tra Sir Henry McMahon e lo sharif della Mecca, Husayn ibn Ali, 1915) come paese indipendente o parte di una grande nazione araba.

69 anni dalla nascita dello Stato di Israele: la guerra infinita nel Vicino OrienteScontri sanguinari insorsero durante gli anni ’20; mentre il nazismo avanzava la situazione era già incandescente. Agli albori della Seconda Guerra Mondiale, Hitler era alleato con i paesi arabi, deciso, anche per altri motivi economici, a sterminare gli ebrei. Durante il conflitto, l’esercito ebraico Haganah combattè insieme a quello inglese, mentre sullìaltro fronte erano sempre più intensi i rapporti tra il Gran Muftì di Gerusalemme ed il leader nazista. Come la Storia ci racconterà, il folle programma di Hitler portò alle più feroci persecuzioni e all’uccisione di sei milioni di ebrei, quasi due terzi di quelli in Europa. Un genocidio senza eguali, che ancora oggi fa tremare e vergognare lì’umanità.

Oltre mezzo milione di giudei migrarono con anche la speranza di costruire quella National Home nella”“terra promessa”. Nel 1947 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione n. 181/ONU-29/11/1947 approvava il piano di ripartizione della Palestina: il 15 maggio 1948, allo scadere del mandato britannico, si costituivano due Stati indipendenti. La città di Gerusalemme, divisa nei dipartimenti est ed ovest, sarebbe rimasta sotto diretta amministrazione ONU.

L’incremento demografico, dovuto all’immigrazione ebraica, aveva però alterato equilibri ed economia della popolazione locale, che percepiva i nuovi arrivati come invasori. Gli ebrei, da parte loro, rivendicavano diritti originari che il tempo aveva ormai cancellato. Gli arabi non accettarono la risoluzione ONU, ma con una dichiarazione unilaterale di Ben Gurion e dei leader della popolazione ebraica in Palestina, il 14 maggio nasceva lo Stato Israeliano, con un giorno d’anticipo. Gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, lo attaccarono. L’offensiva venne bloccata e le forze arabe vennero costrette ad arretrare. Seguirono scontri cruenti (guerra del 1948,  guerra di Suez 1956, guerra dei sei giorni 1967 e del Kippur 1973). Solo successivamente, furono raggiunti accordi di pace sui confini con Egitto (1979) e Giordania (1994). Stimati 900.000 profughi palestinesi (De Bernardi, Guarracino) ammassati in campi profughi. Tant’è che con risoluzione n.194/ONU/1948, l’Assemblea delle Nazioni Unite sancì il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, che però non fu mai rispettato.

69 anni dalla nascita dello Stato di Israele: la guerra infinita nel Vicino OrienteStati Uniti, URSS e grandi potenze europee erano intenzionati ad avere il controllo su quell’area decisiva per la produzione di fonti di energia, indispensabili per lo sviluppo economico planetario. Si riprodusse così la contrapposizione sovietica/statunitense, con Israele pilastro nelle alleanze filoccidentali e la strumentalizzazione della questione palestinese per le leadership arabe.

Il contrasto fra la nuova società israeliana e quella indigena non avrebbe potuto essere più forte, divenendo una delle più gravi questioni degli ultimi secoli, con entrambi i paesi fortemente dilaniati (guerra del Libano 1982, prima e seconda Intifada, guerre nella striscia di Gaza).

Gli accordi di Oslo del 1993 avevano fatto sperare nella pace, con il riconoscimento di Israele e dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina); oltre la creazione l’Autorità Nazionale Palestinese, una forma speciale di autogoverno. Lo Stato di Palestina è stato ufficialmente legittimato anche dall’ONU (2012), ma ad oggi i conflitti proseguono.

Nelle fila palestinesi prendono vita movimenti fra loro divergenti (OLP, Hamàs, in contrasto con la scalata dell’ISIS che vuole un califfato islamico puro di dominio mondiale) ed Israele continua a dichiarare Gerusalemme come sua capitale. Tuttavia, quasi tutti gli Stati che vi hanno relazioni diplomatiche mantengono le proprie ambasciate a Tel Aviv, centro finanziario del Paese. Le proclamazioni israeliane sono state condannate da risoluzioni ONU. La Corte Internazionale di Giustizia (sent. 2004) ha decretato che i territori invasi oltre la Linea Verde del 1967 si considerano occupati, e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme, presa da Israele nel 1980. È proprio del 02/05/2017 la risoluzione UNESCO ratificata dal consiglio esecutivo, che definisce Israele potenza occupante. Il testo, adottato con 22 voti favorevoli e 10 contrari, afferma che «tutte le misure prese da Israele che alterano o puntano ad alterare lo status della città santa sono nulle e devono essere annullate. Lo status legale di Gerusalemme Est è palestinese, quindi Israele è una potenza occupante che non ha diritto di realizzare lavori, scavi o altri cambiamenti nella città».

Al di là di confini e muri, intere generazioni sono state e sono tutt’ora condannate a non conoscere la pace, crescendo tra distruzioni e miseria, con la guerra che scandisce la loro esistenza. Malgrado gli innumerevoli negoziati, guerre e guerriglie, trattative, concessioni di premi nobel per la pace ed interventi di mediazione, il conflitto sembra un gioco politico infinito, che si svolge però nel sangue, con decine di migliaia di vittime. Una polveriera in continua escalation, con una folle corsa agli armamenti, attacchi violenti ed indiscriminati, che portano anche alle lotte politiche del terrorismo.  Il pensiero va a quanti, uomini donne bambini, di un’etnia o dell’altra, hanno perso ingiustamente la vita ed i loro affetti.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.