Il turismo sessuale: un fenomeno che troppo spesso viene trascurato

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Il turismo sessuale: un fenomeno che troppo spesso viene trascurato

Quando parliamo di turismo sessuale facciamo riferimento ad un fenomeno che sostanzialmente si può descrivere nella seguente frase: un viaggio che ha come obiettivo principale la ricerca di prestazioni sessuali con gli abitanti del Paese verso cui ci si sta dirigendo, preferibilmente bambini.

Questo fenomeno troppo spesso passa in secondo piano, ma in realtà è strettamente correlato all’eccessivo gap che divide gli stati sottosviluppati (o in via di sviluppo) da quelli più stabili e avanzati, da un punto di vista socio-economico: infatti, i protagonisti di questo particolare tipo di turismo, annoverano tra le mete preferite il Brasile, il Bangladesh, Thailandia e Cambogia, per citarne alcuni.

C’è anche da sottolineare il fatto che questa pratica non sia diffusa solo all’interno dell’universo maschile, perché secondo i dati di Ecpat, esistono anche mete per il turismo sessuale femminile, e riguardano soprattutto l’Europa meridionale. Proprio sulla Cambogia si è particolarmente concentrata Ilaria Borrelli, regista, sceneggiatrice e attrice nel suo film Talking to the trees.

Il film è una denuncia sulla pedofilia che si genera tramite questo turismo: in Cambogia una bambina su 10 è venduta al mercato sessuale in condizioni di povertà assoluta, e spesso non è nemmeno registrata all’anagrafe. Bambini di 10 anni si trovano quindi a dover soddisfare richieste sessuali di un uomo adulto, solito a far questo tipo di viaggi, in cambio di pochi dollari. Ilaria Borrelli parla di cifre spaventose: i ragazzini coinvolti un questa assurda pratica sono almeno 40 milioni, tra mercato del sesso e traffico di organi.

Il film è stato realizzato attraverso una raccolta fondi ed è sostenuto da varie associazioni: Unicef, Caritas, Amnesty International e Ecpat. Il film accende una luce importante sulla grandezza del turismo sessuale: l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile ha parlato di 3 milioni di turisti ogni anno, ma soprattutto ha definito questa pratica il terzo traffico illegale in ordine di importanza, dopo droga e armi. La lontananza geografica di questa pratica non ci può far chiudere gli occhi, perché i protagonisti di questo sfruttamento sono persone, magari insospettabili, che possono tranquillamente aggirarsi nella nostra società.

Ma come si può arginare questo traffico?

Sicuramente con i tre strumenti che servirebbero per risollevare qualsiasi Paese sottosviluppato: scuola, sanità, economia. Tuttavia la guerra, soprattutto in Cambogia, ha lasciato delle spaccature molto difficili da risanare: tra il 1976 e il 1978 infatti, i Khmer Rossi, sotto la guida del dittatore Pol Pot, misero in atto uno spaventoso tentativo di rifondazione della società cambogiana, cancellando di fatto le strutture già esistenti, con l’obiettivo di crearne nuove.

Anche le scuole furono smantellate e i materiali didattici distrutti.

Oltre alle iniziative sociali serve anche il buon senso. Continuare a sfruttare un paese già lacerato dall’interno, solo per cercare una forma di soddisfacimento fisico è impensabile, soprattutto per il futuro della società della Cambogia o dei paesi simili: quale prospettiva di sviluppo può avere una nazione che punta sui bambini non come risorsa culturale, ma come risorsa economica, vendendoli ad un cinquantenne in cambio di favori sessuali?

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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