La Scapigliata – #lartechelegge è #maggioalmuseo

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La Scapigliata – #lartechelegge è #maggioalmuseo

Continua la campagna del Ministero dei Beni e della Attività Culturali e del Turismo che per #maggioalmuseo propone il tema #lartechelegge: semplice ma allo stesso tempo interessante, più ampio di quello che si potrebbe pensare di primo acchito.

L’interpretazione più facile che si può attuare è quella del soggetto leggente, un libro, un giornale, un avviso… opere di questo tipo abbondano, soprattutto nelle produzioni ottocentesche: nel 1873, Degas dipinge Il mercato del cotone a New Orleans (Ritratti in un ufficio), oggi conservato a Pau presso il Musée des Beaux-Arts. Degas esegue l’opera nella ditta dei suoi parenti americani, nel 1872 infatti compie un viaggio che lo perta a New Orleans insieme al fratello René. Al centro dell’ufficio un uomo leggere tranquillo il suo giornale. Naturalmente, ci sono molti esempi anteriori e posteriori, come il Ritratto di fra’ Luca Pacioli e di giovane ignoto eseguito da Jacopo de’ Barbari nel 1495 e conservato dal Museo di Capodimonte, di Napoli. L’uomo di scienza tiene lezione e mentre consulta un libro disegna su una lavagnetta. Pacioli è l’autore del De divina proporzione, ovvero la sezione aurea. Decisamente più contemporanea invece è l’opera di Charlotte Salomon – apprezzabile fino al 23 giugno 2017 presso il Palazzo Reale di Milano – che oltre ad inserire testi nelle sue tempere, rendendo quindi lo spettatore lettore attivo, come nel frame 21 JHM 4305 che reca l’esplicativo titolo L’antisemitismo, si autoritrae come lettice: frame 43 JHM 4599, Charlotte legge i commenti artistici di Daberlohn ai suoi lavori, il quale Daberlohn scrive “è mia opinione che lei possa creare qualcosa al di sopra della media”.

Charlotte Salomon (1917-1943) – frame 21 , 1940 – 1942 , Joods historisch museum, Amsterdam

 

Un’altra interpretazione sul tema #lartechelegge può essere quella del ritratto dei grandi scrittori. Nel 1868, Manet dipinge il Ritratto di Émile Zola, in cui lo scrittore è ritratto di tre quarti, con un libro aperto in mano, seduto alla scrivania, sul cui piano sono accatastati in precario equilibrio alcuni volumi. L’opera oggi è conservata a Parigi, presso il Musée d’Orsay. Nelle sale della Pinacoteca di Brera, Milano, è conservato il celeberrimo Ritratto di Alessandro Mazoni eseguito da Francesco Hayez nel 1841 su insistenza della moglie Teresa Manzoni Stampa, con cui fa pendant. Hayez lo esengue in quindici interminabili sedute. Manzoni viene dipinto come un attento ascoltatore che si prende il proprio tempo prima di offrire risposte acute, nella mano stringe l’amata tabacchiera.

Francesco Hayez – Ritratto di Alessandro Manzoni – Pinacoteca di Brera

Un terzo approccio a #lartechelegge riguarda invece la lettura in sé e per sé: il libro. Capolavoro assoluto del genere è Les Très Riches Heures du Duc de Berry un codice miniato realizzato tra il 1412 e il 1416, dai Fratelli Limbourg su commissione del duca Jean de Berry, oggi conservato a Chantilly presso il Musée Condé. Si tratta di un libro d’ore, ovvero di preghiere, che oltre ai testi di preghiera, salmi e inni… contiene la serie dei “dodici mesi”, ovvero dodici miniature accompagnate da calendario e segno zodiacale. Esempi più recenti in cui immagine e testo convivono mantenendo però una certa indipendenza possono essere le illustrazioni che Gustave Doré realizza nel 1864 per illustrare la Bibbia e quelle firmate nel 1824 da William Blake per l’ Inferno di Dante.

Le stripes, le graphic novels e i manga restituiscono invece una unione ben più salda tra testo e immagine. La cultura quella del fumetto in Italia ha visto la pubblicazione di opere come Tex (1948), Diabolik (1962), Dylan Dog (1986), John Doe (2002), la creazione di personaggi iconici come Valentina (1965) di Guido Crepax o Corto Maltese (1967) di Hugo Pratt. Nel 2015 Milo Manara pubblica Caravaggio – La tavolozza e la spada in cui racconta la vita di Michelangelo Merisi dal suo arrivo a Roma, 1593, alla fuga per l’omicidio del Tommassoni nel 1606. All’interno di quest’opera Manara ridisegna opere di straordinaria potenza come Cena in Emmaus, nella versione oggi conservata alla National Gallery di Londra.

Milo Manara – Caravaggio 2015 – da sinistra La Deposizione, La Cena in Emmaus e La crocifissione di San Pietro

Stiracchiando un po’ il concetto si può arrivare ad una assoluta curiosità: la divinazione. Il tema della zingara che legge la mano, pur serbando accezioni negative, non è stato certo trascurato dagli artisti. L’opera più famosa appartiene alla mano di Caravaggio: La buona ventura (prima versione), conservata ai Musei Capitolini di Roma, dipinta fra il 1593 e il 1595, quando è allievo del Cavalier d’Arpino, mostra una bella zingara che mentre legge la mano di un giovanotto vanesio gli sfila l’anello, il dito medio è piegato nell’atto di far scivolare via il gioiello mentre il ragazzo è distratto. Decisamente più cupa, pienamente barocca, è la versione attuata da Simon Vouet, 1617, conservata presso il Palazzo Barberini di Roma. Uno sprovveduto allocco, colpito dall’avvenenza della giovane divinatrice non si accorge che un’anziana megera infila la mano nella sua tasca, derubandolo.

Simon Vouet – La buona ventura 1617 olio su tela, cm 95 x 135 Palazzo Barberini, Roma

Infine, presso le Gallerie d’Italia di piazza della Scala, #lartechelegge si può tramutare nella “lettura” di un mappamondo in La lezione di geografia dipinta da Eleuterio Pagliano nel 1880.

Eleuterio Pagliano – La lezione di geografia, 1880 – Gallerie d’Italia, Milano

Veronica Benetello per MIfacciodiCultura

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