In Venezuela le Dame Bianche sfilano contro Nicolás Maduro

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In Venezuela le Dame Bianche sfilano contro Nicolás Maduro

Sabato scorso anche le mujeres sono scese in piazza in Venezuela contro Nicolás Maduro. Migliaia di donne hanno sfilato guidate da Lilian Tintori, moglie del leader del partito centrista venezuelano “Voluntad Popular” Leopoldo Lopez, da oltre tre anni in carcere, dopo un processo giudicato da molti organismi internazionali una persecuzione politica. «Il regime è a pezzi», ha detto dall’esterno della prigione dove è rinchiuso il marito, «non ha più potere, e sta mostrando il suo volto peggiore, usa le armi perché non ha il diritto dalla sua parte».

In Venezuela le Dame Bianche sfilano contro Nicolás Maduro
Lilian Tintori

Solo donne, senza uomini né armi, vestite di bianco e con un fiore in mano, le dame bianche hanno marciato per le strade di Caracas e in altre città del Venezuela, contro il governo e contro la repressione condotta verso i manifestanti: più di 30 i morti, centinaia i feriti e gli arrestati.

Nelle scorse settimane 8 Paesi latinoamericani – Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Perù, Paraguay e Uruguay – avevano sottoscritto un appello comune nel quale si associano alla presa di posizione di papa Francesco sulla necessità di ricercare al più presto «soluzioni negoziate» per la crisi politica e istituzionale in Venezuela, affinché «cessi la violenza, si ripristini la piena funzionalità dello Stato di diritto, si liberino i prigionieri politici, si restituiscano le prerogative dell’Assemblea Nazionale e si definisca un calendario elettorale». Nonostante ciò, le storie di vita quotidiana, la tessera per il razionamento alimentare, la mancanza di medicine, l’iperinflazione, il clima di insicurezza, la rabbia per le libertà civili violate raccontano un Paese alla fame e sull’orlo della guerra civile. Le proteste continuano e si accentuano sempre di più.

Da più di un mese le strade sono diventate il terreno di una battaglia civile infinita: il regime di Maduro si afferra al potere e il presidente, sempre più sotto pressione, ha proposto una nuova “Assemblea costituente del popolo”, per riformare lo Stato e scrivere una nuova Costituzione, in sostituzione di quella del 1999.

«Non sto parlando di una Costituente dei partiti o delle élite, intendo dire una Costituente femminista, giovanile, studentesca, una Costituente indigena, ma anzitutto una Costituente profondamente operaia, decisamente operaia, che appartenga profondamente alle comune», ha annunciato Maduro in un comizio in occasione della tradizionale sfilata della Festa dei Lavoratori il 1° maggio scorso. Una mossa denunciata dall’opposizione come un chiaro tentativo golpista di rimanere al potere per evitare le elezioni. «La proposta – ha affermato Avendano, coordinatore della sezione internazionale di Voluntad Popular, – è una frode della Costituzione attuale perché viola i principi fondamentali della stessa carta: non è chiesta dal popolo» e «non è un’elezione universale, diretta e segreta». Julio Borges, presidente del Parlamento e oppositore di Maduro, ha replicato con rabbia definendo l’iniziativa «una Costituente truffa, inventata solo per distruggere la Costituzione attuale e cercare di fuggire così all’inesorabile verdetto delle elezioni» che il governo ha ritardato e sospeso da quando ha perso la maggioranza parlamentare nel dicembre del 2015.

In Venezuela le Dame Bianche sfilano contro Nicolás Maduro
Le donne venezuelane

Maduro sostiene l’esistenza di “una ribellione armata” finalizzata a destituirlo, con l’appoggio – secondo lui – degli Stati Uniti, che vorrebbero impadronirsi del Paese e del suo petrolio. Venerdì un gruppo di deputati dell’opposizione ha dispiegato uno striscione dal Parlamento con la scritta: “Maduro dittatore”. Le prossime elezioni politiche sono previste per il 2018, mentre le regionali dello scorso dicembre sono state rinviate senza che sia stata fissata alcuna data.

La crisi politica, la carestia, e l’iperinflazione (che potrebbe arrivare al 1600% secondo l’Fmi nel 2017) hanno sepolto il progetto del socialismo bolivariano sostenuto, almeno fino alle ultime presidenziali dell’aprile 2013, da una maggioranza, seppur limitata, della popolazione. Oggi il blocco sociale chavista, con le sue promesse di riscatto sociale, è in minoranza. Per questo Maduro – che secondo i sondaggi ha ormai contro il 70% del Paese – ha rinviato le elezioni, amministrative e regionali. Per questo, e soprattutto per la miseria dilagante nel Paese, la popolazione, guidata dai giovani, è scesa in piazza. Nicolás Maduro rischia così di convertirsi sempre di più in un dispotico tiranno d’altri tempi, che balla salsa in tv, mentre la Guardia Nazionale reprime le manifestazioni di protesta.

Le giornate di fuoco del Venezuela non sono ancora finite, anzi, richiedono un’attenzione pubblica continua e meritano che la loro voce di protesta venga condivisa da tutti.

Cecilia Graziosi per MIfacciodiCultura

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