In ricordo di Pinuccio Sciola e della musica ancestrale delle sue Pietre Sonore

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In ricordo di Pinuccio Sciola e della musica ancestrale delle sue Pietre Sonore

La Sardegna ricorda il 13 maggio come una data nefasta, il giorno in cui uno dei più grandi artisti del nostro tempo ha lasciato per sempre la sua isola: Pinuccio Sciola è scomparso un anno fa all’età di 74 anni, ma da allora non sono mai venute meno le iniziative volte ad omaggiare la sua memoria e la sua arte; è presente oggi con le sue opere in numerose collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

Sin da giovanissimo rivelò una naturale vocazione artistica e un’urgenza espressiva che unita alla ricerca costante, alla brama di nuove scoperte e al confronto con mondi culturali extraisolani, ha dato vita ad una forma d’arte che non ha eguali. I suoi viaggi intorno al mondo e i contatti con artisti affermati hanno avuto un peso notevole sulla sua formazione, ha infatti conosciuto personaggi del calibro di Giacomo Manzù, Fritz Wotruba, Aligi Sassu e Henry Moore. Dopo un’esperienza in Spagna all’Università della Moncloa a Madrid, ed un breve soggiorno a Parigi, torna carico di entusiasmo a San Sperate,  suo paese natio in provincia di Cagliari, con l’intento di condividere con i suoi compaesani le conoscenze artistiche apprese in seguito al contatto con culture diverse, questo sarà l’inizio della cosiddetta “rivoluzione dei muri bianchi”: l’iniziativa di Sciola era volta ad imbiancare i muri delle case, allora fatti di mattoni crudi e fango, perché accogliessero in seguito dei bellissimi murales. Così è stato, era il 1968.
La passione per l’arte del muralismo, eloquente simbolo della rivoluzione popolare, lo porta a Città del Messico, dove nel 1973, in seguito ad un riconoscimento dell’UNESCO, lavora con il maestro David Alfaro Siqueiros. Grazie al suo grandioso progetto, Sciola ha posto le basi per la trasformazione del suo paese d’origine in quello che oggi è conosciuto come il Paese Museo che accoglie una vera e propria collezione d’arte a cielo aperto, grazie anche al contributo di artisti provenienti da tutto il mondo.

Pinuccio Sciola

È innegabile però che il grande Sciola, sia conosciuto ai più per le sue Pietre Sonore nate dal suo ingegno nel 1996 e presentate per la prima volta nel 1997 al Time in Jazz di Berchidda, paese del nord Sardegna.
Si tratta di grossi massi che si ergono maestosi come menhir di duro basalto o di bianco calcare, finemente scolpiti con precisi tratti paralleli o intersecanti: accarezzandoli dolcemente, tra queste linee avviene la magia e si leva una melodia ipnotica e avvolgente. Una musica ancestrale rievoca i suoni della terra: il vento tra le fronde degli alberi, il canto degli uccelli, una pioggia battente e le onde del mare; si resta attoniti, rapiti e increduli.

Sciola ci ha fatto scoprire l’anima, la memoria, la vitalità e l’elasticità delle pietre, ci ha fatto comprendere come una carezza, gesto che Gillo Dorfles ha definito come «l’equivalente di un evento sacro», producendo vibrazioni, permetta alla materia di cantare la sua storia, celata nel profondo sin dai primordi.
Così parlava di questa straordinaria scoperta,

Il suono contenuto nelle pietre ha attraversato le ere, è conservato all’interno di questa materia che pare ferma e priva di vita, e invece si rivela sonora. Dentro la pietra chiusa e oscura è richiusa anche la luce. 

E così una pietra calcarea formatasi dalla fossilizzazione dell’acqua, produce un suono liquido e avvolgente, più cupo e duro quello del basalto, pietra lavica che ha avuto origine dal fuoco; le armonie sono il ricordo della loro creazione, insito nel cuore di quelli che abbiamo sempre creduto essere oggetti inanimati.
La portata rivoluzionaria delle pietre di Pinuccio Sciola è espressa dall’idea per cui la produzione dell’oggetto scultoreo va ben oltre la mera realizzazione di un manufatto artistico, per rivelare la scoperta di una vibrazione sonora che era nella pietra ben prima che l’artista la scolpisse per “suonarla”. 

Pinuccio Sciola
Pietre Sonore

Tante le collaborazioni e le mostre a lui dedicate, tra le più importanti nel 2002 la grande antologica del Müvészet-Malom Szentendre di Budapest, nel 2003 una collaborazione con l’architetto Renzo Piano, che sceglie una imponente Pietra sonora per la Città della Musica a Roma, nello stesso anno l’esposizione di  una nuova serie di monumentali sculture sulla piazza della Basilica Inferiore di Assisi e nel 2013 le pietre approdano in ambiente extraeuropeo all’Italian Center di Shanghai con la mostra La Verità dei Materiali .

La sua più grande eredità è il meraviglioso Giardino dei Suoni nella sua casa a San Sperate, dove alberi di agrumi dal profumo inebriante si alternano alle pietre megalitiche che il visitatore può accarezzare per scoprirne i suoni e le sensazioni che producono.
È un viaggio in un’atmosfera incantata e atemporale dove arte, cultura e natura si fondono in perfetta armonia.

Laura Pani per MIfacciodiCultura

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