La rivoluzione siamo noi: arte e vita secondo Joseph Beuys

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La rivoluzione siamo noi: arte e vita secondo Joseph Beuys

La Rivoluzione Siamo Noi

Era il 1971 quando il gallerista Lucio Amelio, nella città di Napoli, ospitava la prima mostra in Italia dell’artista Joseph Beuys intitolata La rivoluzione siamo Noi.
Nato a Krefeld il 12 maggio 1921 e morto a Düsseldorf il 23 gennaio 1986, Beuys è uno dei personaggi più particolari e complessi del XX secolo, sia per la sua personalità che per la ricerca artistica intrapresa. L’artista tedesco ha infatti da sempre unito intimamente la propria vita con l’attività creativa, secondo il pensiero che «Arte = vita».

Medium delle sue opere è stato principalmente l’happening di cui lui si è reso protagonista e all’interno del quale ha da sempre inserito elementi appartenenti alla sua esistenza.

La storia di Beuys infatti è davvero particolare: arruolatosi nell’aviazione tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale, l’artista si trova coinvolto in uno scontro con i nemici russi e il suo aereo viene colpito. In fin di vita e quasi assiderato, Beuys viene trovato da un gruppo di tartari nomadi, che lo curano utilizzando un espediente naturale, grasso e feltro, nei quali viene avvolto. Il tragico episodio segnerà in modo significativo l’attività artistica di Beuys, infatti utilizzerà questi materiali che gli hanno salvato la vita in diverse opere. La possibilità di poter generare calore tramite elementi naturali sarà un tema costante del suo lavoro.

Ma forse il binomio più esplicativo per capire questo stravagante personaggio è uomo-natura perché uno dei suoi intenti maggiori è stato quello di dare un valore antropologico a tutta l’arte.

7000 eichen

L’interesse per l’ecologia e la politica sono fondamentali nella sua vita, tanto che negli anni Ottanta egli produce opere a tema ambientale o basate sul riciclo: esempio tra tutte è 7000 eichen, un lavoro del 1982 realizzato in occasione della mostra Documenta 7 tenutasi presso la città tedesca di Kassel. Beuys, dopo aver accumulato davanti al Museo Federiciano 7000 pietre di basalto, ha invitato il pubblico a versare una somma di denaro per “adottare” una pietra così da permettere, con il ricavato della vendita, di piantare una quercia.

Con il trascorrere del tempo, ad ogni pietra è stato sostituito un albero di quercia, con lo scopo di rivalutare una zona della città di Kassel e perpetuare il progetto ecologista dell’artista tedesco.

A metà degli anni Sessanta, Joseph Beuys manifesta la sua concezione di creatività con la frase «Ogni uomo è un artista»: secondo lui l’atto della creatività e quello di libertà coincidono.

Il pensiero di Beuys è stato tradotto spesso nelle sue opere, con le quali egli ha cercato di trovare una via di uscita al malessere della società contemporanea: nel 1983, ad esempio, in occasione di un’esposizione organizzata da un’associazione di artisti newyorchesi ed intitolata Subculture, egli realizza un manifesto da affiggere sulle carrozze della metropolitana di New York. Il lavoro che Beuys compie è quello di riprendere una lavagna sulla quale era stata trascritta con un gessetto bianco una lezione sulla creatività artistica e aggiungere in rosso lo slogan «CREATIVITY = CAPITAL».

Beuys ha partecipato attivamente alla vita politica con manifestazioni, organizzando sit-in, lezioni sulla democrazia, condannando l’oppressione comunista della Germania Est, fino a candidarsi alle elezioni per il Parlamento Europeo nel 1979 con il partito dei Verdi. Le sue idee sono tutte contenute nella frase La Rivoluzione Siamo Noi che appare sul manifesto della mostra del 1971 a Napoli.

La restituzione dell’arte alla quotidianità, durante il Novecento, ha generato da un lato la mancanza di una vera identificazione della figura dell’artista e dall’altro ha chiamato in causa il fruitore a “creare” l’opera insieme all’artista.

L’uomo, essendo un’entità vitale e creativa, può impegnarsi per plasmare e dar forma alla società in cui vive.

Marta Previti per MIfacciodiCultura

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