Giorgiana Masi, uccisa dallo Stato quarant’anni fa

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Il 12 maggio 1977 a Roma la giovane studentessa Giorgiana Masi perse la vita durante una manifestazione. Oggi, quarant’anni dopo, ancora non sono chiare – agli occhi della magistratura – le cause della morte della studentessa e restano ancora un mistero che viene molto probabilmente volontariamente nascosto dai diretti interessati.

Giorgiana Masi

Durante gli Anni di piombo l’Italia viveva una situazione molto complessa: giovani, operai e disoccupati erano in continua rivolta contro lo Stato per difendere i propri diritti e una libertà che stentava ad affermarsi. Il Partito Radicale, insieme alla sinistra extraparlamentare, indisse una manifestazione per raccogliere firme per proporre alcuni referendum abrogativi, ma anche per ricordare l’anniversario della vittoria nel referendum sul divorzio nel ’74 e per sfidare l’iniziativa del Ministro dell’Interno Francesco Cossiga, che vietò le manifestazioni a Roma per evitare scontri con la polizia.

All’iniziativa di Marco Pannella (segretario del PRI) si unirono anche simpatizzanti del Movimento del ’77 e Autonomia Operaia. Durante la manifestazione ci furono molti scontri tra civili e oltre 5.000 agenti in tenuta antisommossa.

Lo stesso Pannella, insieme a molti giornalisti e intellettuali annunciò pochi giorni dopo i fatti, che all’interno del corteo c’erano molti agenti in borghese armati. Proprio questi agenti, secondo fonti attendibili, con tanto di documentazione fotografica, spararono dei colpi e uno di questi ferì mortalmente Giorgiana Masi.

Alle 19:00 del 12 maggio, alcuni parlamentari mediarono con le forze dell’ordine, riuscendo a trovare un punto d’accordo per l’evacuazione dei manifestanti verso Trastevere; questo accordo, purtroppo, fu solo verbale, perché durante lo spostamento ci furono molti scontri con le forze dell’ordine. Testimoni raccontarono che sul Ponte Garibaldi videro una ragazza cadere mentre correva e nel giro di pochissimo tempo venne caricata su una macchina e portata all’ospedale.

L'agente Giovanni Santone in borghese armato durante gli scontri. Alla sua destra un funzionario e un agente in divisa
L’agente Giovanni Santone in borghese armato durante gli scontri. Alla sua destra un funzionario e un agente in divisa

Dopo questi scioccanti fatti la magistratura indagò a lungo. Francesco Cossiga, nonostante le tante dichiarazioni di giornalisti e testimoni, affermò che la studentessa fu uccisa dal fuoco amico e che all’interno del corteo c’erano sì uomini armati, ma non appartenevano alle forze dell’ordine.

Il 9 maggio ’81 il giudice istruttore Claudio D’Angelo archiviò il caso per mancanza di prove e perché gli autori dell’omicidio erano rimasti ignoti. Questo gesto per anni fu aspramente criticato da molti esponenti politici di diverse fazioni. Il caso fu però riaperto nel 1998, un anno dopo che la giovane studentessa Marta Russo venne uccisa nella città universitaria de La Sapienza. Durante le indagini sull’omicidio di quest’ultima, venne trovata nei bagni dell’ateneo una Beretta degli anni ’70. La pistola venne analizzata e associata al proiettile che uccise la Masi. La DIGOS dopo una soffiata perquisì le sedi delle BR alla ricerca di altre pistole simili: la ricerca fu del tutto inutile.

Un anno prima, nel 1997, il neofascista Angelo Izzo dichiarò spontaneamente ad un giudice che Andrea Ghira, legato agli ambienti di estrema destra nonché uno dei tre carnefici del massacro del Circeo insieme ad Izzo e Gianni Guido, uccise Giorgiana Masi durante la manifestazione. Lo scopo era «colpire una femmina a caso», tuttavia le dichiarazioni non ebbero il risultato sperato per mancanza di prove.

Cossiga nei panni di Santone. Vignetta di Forattini
Cossiga nei panni di Santone. Vignetta di Forattini

Nel corso degli anni ci furono svariate manifestazioni e Cossiga fu criticato a lungo per il suo atteggiamento. L’ex Primo Ministro poi Presidente della Repubblica affermò sempre la sua tesi, difendendo le forze dell’ordine e accusando Pannella di aver disobbedito ad un ordine. Negli ultimi anni di vita, in un’intervista arrivò a dichiarare che ad uccidere la studentessa fu il ragazzo Gianfranco Papini, che in seguito tentò anche il suicidio. Tutte le dichiarazioni mancavano di prove, anche se Cossiga dopo circa un trentennio parlava molto più liberamente di questo caso perché ormai prescritto e ritenuto Storia.
L’unico imputato di questo scottante caso fu l’avvocato Boneschi, denunciato per diffamazione dal giudice Claudio D’Angelo.

Molti intellettuali, musicisti e politici si sono mobilitati negli anni per far luce e per non annebbiare il ricordo di uno dei casi più misteriosi della nostra storia. Alcune storiche ballate composte da autori del calibro di Stefano Rosso e Claudio Lolli, nel tempo sono diventate un vero e proprio manifesto.

Ogni anno il 12 maggio, in piazza Sydney Sonnino a Roma, viene organizzato un sit-in per ricordare Giorgiana Masi, giovane studentessa uccisa mentre difendeva i sui diritti in piazza, diventata negli anni il simbolo delle rivolte studentesche e di tante, troppe ingiustizie compiute dallo Stato.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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