Alla Scala Contarini del Bovolo Pablo Echaurren dialoga con Marcel Duchamp

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Alla Scala Contarini del Bovolo Pablo Echaurren dialoga con Marcel Duchamp

Scala Contarini del Bovolo – Sestiere di San Marco – Venezia

Curata da Raffaella Perna e Kevin Repp con la promozione della Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. di Bologna in collaborazione con la Fondazione Echaurren Salaris di Roma, l’interessante esposizione Pablo Echaurren. Du champ magnétique. Opere 1977 – 2017 ospitata nella magnifica e suggestiva Scala Contarini del Bovolo è una perfetta sintesi di cosa significhi esperire Venezia durante la Biennale.

Vivere a Venezia è già di per sé un’esperienza unica che andrebbe provata almeno una volta nella vita. Poter vivere la città durante il suo periodo di massimo fermento culturale, la Biennale di Venezia, soprattutto nella settimana inaugurale è qualcosa che lascia un segno. Il lavoro di mesi se non anni di preparazione può essere finalmente offerto alla città che lo accoglie mettendo a disposizione i suoi magnifici spazi che spesso restano altrimenti chiusi.

Recentemente riaperta al pubblico, la Scala Contarini del Bovolo – vero gioiello nascosto di Venezia, per la vista dei soli occhi che la sanno cercare una volta arrivati a Campo Manin nel sestiere di San Marco – è una costruzione del Tre-Quattrocento voluta dalla potente famiglia Contarini. In particolare, la scala a chiocciola (bovolo in veneziano) pare fosse stata una richiesta di Pietro Contarini alla fine del XV secolo.

Nous ascendants un escalier / Nous descendants un escalier

Come fa trasparire il titolo, l’esposizione dell’artista pluridisciplinare Pablo Echaurren (Roma, 22 gennaio 1951), scoperto giovanissimo dal gallerista milanese Arturo Schwarz, è una rilettura del grande artista dello scorso secolo: il francese Marcel Duchamp/Rrose Sélavy (1887 – 1968). Imprescindibile in questo scambio è la location scelta.

Nel giardinetto del palazzo, Echaurren ha posto una serie di cartelli segnaletici recanti le scritte Nous ascendants un escalier/Nous descendants un escalier che spuntano dal terreno, chiaro rimando all’opera duchampiana Nu descendant un escalier.

In una sala posta a metà del tragitto verso la cima della scala, sono raggruppati i collage di Echaurren realizzati nel 2016 e nel 1977, quando si avvicina alla provocazione duchampiana. Quell’anno egli decide di smettere con la vita artistica e dedicarsi assieme agli indiani metropolitani all’elaborazione di un linguaggio di denuncia. Sulla parete di ingresso a sinistra si vedono una serie di collage che si riferiscono proprio a questo periodo, in cui si ravvisano anche citazioni del mondo della grafica e dei fumetti di Roy Lichtenstein e del giapponese Hokusai – una componente ricorsiva del lavoro dell’artista romano.

Collages di Pablo Echaurren

Per rafforzare il suo dialogo con Duchamp, oltre ai collage nella stanza si trova inoltre La mariée mise à nu par ses célibataires, même (1934), dove sono conservate le riproduzioni di appunti, carte, bozzetti di Duchamp sulla sua altra grande opera il Grande Vetro.

Nelle altre opere esposte vengono affrontati il tema del progresso scientifico e soprattutto tecnologico con riferimenti allo spazio e immagini di macchine agricole (le tematiche di zoologia e botanica sono oggetto di indagine per l’autore) e del nostro apparato scheletrico. Altra tematica ricorsiva è l’unione del mondo contadino, il mondo rurale, con il mondo dell’arte a 360° (il che include anche la musica).

Usiamo tutti Duchamp 2, 2016, scultura maiolicata in berettino decorazione a grottesche in monocromia blu con lumeggiature realizzata nella Bottega Gatti di Faenza

Il dialogo Echaurren/Duchamp termina proprio in cima alla Scala Contarini con l’opera di Echaurren Usiamo tutti Duchamp 2, più che evidente rimando al celeberrimo ready-made Fontana di Duchamp (concepita dall’artista nel 1917, mentre si trovava a  New York), alla grottesca cinquecentesca (il cui motivo è ripreso nella decorazione monocroma) e infine al sapere italiano dei ceramisti di Faenza che hanno materialmente realizzato l’opera di Echaurren.

Le opere presentate raccontano la storia di un percorso artistico in cui Echaurren si è confrontato con le avanguardie storiche, l’arte povera, la pop art, l’arte concettuale, il minimalismo che «egli rivisita con lo sguardo d’un abitante del villaggio globale, nutrito di immagini telematiche e messaggi massmediatici».

Pablo Echaurren. Du champ magnétique. Opere 1977-2017
A cura Raffaella Perna e Kevin Repp
Scala Contarini del Bovolo, Venezia
Dal 9 maggio al 15 ottobre 2017

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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