“Ultra”: l’ultrarunner Michele Graglia e lo scrittore Folco Terzani raccontano un’avventura oltre il limite

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Ultra: l’ultrarunner Michele Graglia e lo scrittore Folco Terzani raccontano un’avventura oltre il limite

Michele Graglia, classe 1983, ha appena terminato una gara, è sdraiato sull’erba, si riposa. Folco Terzani (New York, 1969), scrittore e sceneggiatore figlio del mitico Tiziano Terzani, lo vede. Gli dicono che è uno dei più grandi runner del mondo. Lui, che di persone in giro per il mondo ne ha viste tante, stenta a crederci. È troppo bello, sembra un modello. Ed è così che da una smorfia incredula nasce quell’amicizia quasi fraterna che darà origine ad Ultra. La libertà oltre il limite, edito da Sperling&Kupfer.

Folco Terzani e Michele Graglia

Michele Graglia, originario di Taggia, un paese della provincia Ligure, si trasferisce giovanissimo nella Grande Mela, dove sfonda come modello per i migliori marchi commerciali. All’alba dei suoi 27 anni ripudia quel mondo vuoto, fatto di sfarzi e scintille luminose che si spengono troppo in fretta. Michele ha tutto. Chiunque potrebbe oggi attaccarlo: un ragazzo viziato, bellissimo, circondato da donne stupende e con così tanti soldi da potersi comprare ogni cosa. Michele aveva tutto, tranne se stesso. Basta guardarlo negli occhi per capire che quella vita non faceva per lui.

Oggi Michele ha uno dei sorrisi più potenti che io abbia mai visto. È travolgente, è contagioso. Ti arriva dritto nel petto. Ultra è il racconto di questo sorriso. Quello che Folco Terzani e Michele Graglia ci tengono a precisare è che Ultra non è un libro sulla corsa, la corsa non c’entra nulla con l’Ultra. Ultra è il cammino della mente, è il cadere ed il rialzarsi, è seguire nel buio una visione dai contorni vacillanti come quelli di una lucciola. Ultra è il simbolo del riscatto che tutti noi possiamo prenderci.

Se non sei capace di vivere con te stesso, dove vuoi andare?

È un’osservazione così ovvia, sulla quale nella nostra quotidianità brulicante di rumori, scadenze e smog ci soffermiamo così poco. Ultra si sofferma invece a lungo su questo tema.

Michele Graglia

Ho incontrato Folco Terzani e Michele Graglia a Milano, durante uno dei numerosissimi eventi di presentazione di Ultra che sono stati organizzati in giro per l’Italia. A mediarli la voce rock di Paola Maugeri. Un incontro che è stato un salto, un volo, un fulmine a ciel sereno nel grigio di questa primavera che non si vuole svegliare.

Dopo 217 km di gara, dopo essere stato malissimo e aver pisciato sangue ripartiamo di corsa per ritornare fino all’entrata della Valle della Morte. E questa volta ce la godiamo veramente. Semplice, senza pretese, senza premi né classifiche. Non c’è nessuno. Solo noi e il deserto.

Folco Terzani paragona Michele Graglia a Gengis Khan, che dopo ogni conquista passava la notte in una tenda all’esterno dei luoghi di cui si era impossessato, perché la sua forza veniva “dall’eterno cielo azzurro. Michele Graglia è un conquistatore, è un viaggiatore del mondo. Michele Graglia è Cristoforo Colombo ai limiti del Mondo conosciuto, è Ulisse che una volta sano e salvo a casa riparte sempre e ancora, per non morire. Per Folco e Michele la natura non è un’opzione, come sembra essere per molti: la natura per lui è necessaria.

Viene citato Thoreau. Mi è bastato sentire il nome Walden e quasi mi sono commossa. È sempre stato il mio libro preferito, ma è da tanto tempo che non lo tengo fra le mani. Mi accorgo che la voce oracolare di Thoreau si è sbiadita dentro di me negli anni, come fosse la voce inascoltata di Cassandra inginocchiata di fronte al tempio di Apollo. Michele Graglia e Folco Terzani sono riusciti a risvegliarla. Michele Graglia definisce come un’epifania il momento in cui ha deciso di cambiare vita, e Ultra è il racconto di un’epifania, è il battito d’ali di farfalla che forse potrà scatenarne un uragano.

Ultra
Folco Terzani e Michele Graglia

Ognuno di noi ha un sogno, anche se non per tutti consiste nell’attraversare tutti i grandi deserti del pianeta come nel caso di Michele Graglia. Noi siamo già quel sogno, ci basta solo crederci. Ogni cosa richiede fatica, impegno, dedizione. Nulla si ottiene facilmente e cadere è parte del gioco, anche di faccia, anche nel proprio vomito, anche pieni di sangue, così come è successo a Michele Graglia nei suoi primi tentativi un po’ ingenui con l’ultrarunning. Michele Graglia viveva nelle sue sicurezze, nella sua confort zone, e gli ha dato fuoco per salvarsi dall’incendio, deciso a riposarsi solamente una volta arrivato.

L’ho visto nel 2014 vincere la prima edizione dell’Ultra Milano-Sanremo podistica e mai lo avrei immaginato oggi percorrere nello stesso anno gare come la Yukon Arctic Ultra e la Badwater, rispettivamente la gara più fredda e la più calda del pianeta. Eppure Michele ce l’ha fatta. Michele Graglia non si ferma: la sua voce si fonde con quella di Folco Terzani in un racconto che è un’ode alla Vita e alla Natura, un’unica voce che ci dà la forza per provarci sempre, per andare Oltre, qualunque cosa questo rappresenti per noi.

Tra le prossime date di presentazione del libro:

11 maggio – Verona, Libreria Feltrinelli

12 maggio – Lonigo, Festival della Letteratura

13 maggio – Udine, Festival Vicino/Lontano

18 maggio – Torino, Salone del Libro

19 maggio – Firenze, Red Feltrinelli

20 maggio – Lucca, Libreria Ubik

23 maggio – Prato, Incontri alla rovescia

25 maggio – Ferrara, Sala Arengo

27 maggio – Bardolino, Festival Parole sull’acqua

Chiara Parodi per MIfacciodiCultura

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