Buenos Aires, ovvero la città con più librerie al mondo

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Buenos Aires, ovvero la città con più librerie al mondo

Esiste un modo diverso di vendere i libri? Sì. Almeno a Buenos Aires che, stando ai dati diffusi dal World Cities Culture Forum (organizzazione di patrocinio culturale che unisce numerose grandi città  del mondo), è la città con il maggior numero di librerie per abitante al mondo. Per la precisione vi è una libreria ogni 100 mila abitanti. Se questo di per sé è già un bellissimo primato possiamo aggiungere che le librerie di Buenos Aires sono diventate famose anche per un altro motivo, ovvero per la loro tipologia del tutto originale. Parliamo di quelle che la rivista Literary Hub ha definito “librerìas a puertas cerradas” ovvero librerie a porte chiuse.

Si tratta di librerie che si trovano per collocazione direttamente all’interno della casa del gestore e che devono la loro nascita non al fenomeno oramai sempre più diffuso della “sharing economy” ma a causa della crisi economica che nel 2011 ha colpito anche l’Argentina. Tutto ciò anche a testimonianza del fatto che è proprio nei momenti di crisi che vengono sviluppate quelle idee che, nella maggioranza dei casi, si rivelano vincenti dando vita a veri e propri modelli esportati poi in tutto il mondo.

Le “librerìas a puertas cerrada” rientrano a pieno titolo in questa categoria e si rivolgono, per definizione, ad una particolare nicchia di lettori. La prima in assoluto è stata Mi casa, fondata nel 2010 dalla poetessa Nurit Kasztelan. La Kasztelan ha lasciato quello che era il suo lavoro principale nella pubblica amministrazione ed ha aperto questa originalissima libreria dopo aver letto un libro dell’autrice brasiliana Clarice Lispector come nella trama di un film. Ha iniziato la sua attività di libraia vendendo a persone conosciute nel circolo di lettura che lei stessa aveva fondato e costruendo in questo modo una base di clienti affezionata. Il passo successivo è stato quello di trasferirsi in un appartamento di Villa Crespo, quartiere centrale di Buenos Aires, e creare al suo interno quella che poi è diventata “Mi Casa”. La Kasztelan ha costruito un vero rapporto di fiducia con alcuni piccoli editori, per questo i volumi venduti all’interno della sua libreria non si trovano nella altre librerie di Buenos Aires; inoltre, contribuisce alla diffusione di libri che spesso non si trovano in America Latina ritornando dai suoi frequenti viaggi con scatole colme di testi. Questa non è una piccola cosa considerando quella che è la circolazione dei libri in America Latina causa le notevoli limitazioni alle importazioni introdotte nel 2010 dalla Presidentessa Cristina Fernández de Kirchner.

Buenos Aires, ovvero la città con più librerie al mondo
El Ateneo – la libreria più bella di Buenos Aires

Questa singolare forma di libreria però non è la sola ad essersi sviluppata nella metropoli argentina. Meritano una citazione anche quelle che sono state definite le librerie virtuali ovvero piccoli negozi virtuali che mantengono un contatto con i propri clienti solo attraverso un sito o i social network. La forza attrattiva di queste micro librerie (sviluppatesi da librerie tradizionali o per l’iniziativa di singole persone) la si può rintracciare nel rapporto che si instaura, grazie proprio al web, tra lettore e libraio che si trasforma in un vero e proprio servizio da personal shopper legato ai libri.

Ovvio che a partire da quanto detto viene da chiederci come stanno le cose in Italia in fatto di libri e librerie. Se partiamo con il considerare gli ultimi dati Istat potremmo definire la situazione con un solo aggettivo: drammatica. Dal 2010 fino ad oggi si sono persi gli incrementi di lettori realizzatisi nel decennio precedente con un calo di ben 3 milioni e 300 mila. Numeri ancor più impressionanti quelli dei giovani: i lettori maschi dagli 11 ai 14 anni sono diminuiti del 25%, metà dei giovanissimi non legge.

Buenos Aires, ovvero la città con più librerie al mondoTutto ciò in un paese in cui la lettura non ha mai sfondato veramente rimanendo sempre tra i livelli più bassi in riferimento agli altri paesi europei. C’è da registrare il non decollo della lettura di eBook (l’uso del libro digitale si era detto dovesse soppiantare il cartaceo!) nato per facilitare l’accesso alla lettura proprio ai giovanissimi. Se, quindi, abbiamo assistito negli ultimi anni non solo ad una perdita di lettori ma anche alla conseguente chiusura di numerose librerie possiamo però concludere che non tutto sembra perduto.

Prendiamo ad esempio il caso di Torino dove alla chiusura di alcune librerie storiche (Duetto, Fogola, Zanaboni) e di quelle delle grandi catene arrivate in città agli inizi del 2000 fa da contraltare l’apertura di originalissime librerie di quartiere come Trebisonda (in pieno San Salvario), Therese in zona Vanchiglia fino al Caffè Bardotto. Gestori coraggiosi che non hanno avuto paura di investire in quello che sembra un articolo oramai fuori moda: il libro.

Daniela Dragoni per MIfacciodiCultura

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