“Mediterraneo” di Salvatores: dedicato a tutti quelli che stanno scappando

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Mediterraneo, capolavoro di Gabriele Salvatores (Napoli, 30 luglio 1950) premiato con l’Oscar nel 1992 come migliore film straniero, è un film tremendamente bello e con una fotografia portentosa che vale da sola i 100 minuti di pellicola.

Mediterraneo: dedicato a tutti quelli che stanno scappando
Nicola Lorusso (Diego Abatantuono)

È un film fatto di mare e di cielo, di sfumature di azzurro che si interrompono nell’oro del sole e della spiaggia, di attese vive e di piedi nudi affondati nella sabbia. È una poesia da leggere con gli occhi, dove le parole ci sono, e stanno dentro a dialoghi semplici e rivelatori.

Ma Mediterraneo è soprattutto un film sulla fuga, ed è «dedicato a tutti quelli che stanno scappando».

In tempi come questi
la fuga è l’unico mezzo
per mantenersi vivi
e continuare a sognare

Henri Laborit, Elogio della fuga

La fuga intesa come condizione ricercata o semplicemente imposta dalla vita. In guerra ad esempio si scappa, e si scappa sempre – e scappano tutti, quelli che la guerra la subiscono e quelli che la combattono, costretti a lasciare affetti, storie e cieli familiari con in tasca solo la speranza del ritorno.

Mediterraneo: dedicato a tutti quelli che stanno scappando
La locandina del film

Mediterraneo è la storia di fuga e di amicizia di 8 militari italiani che nel giugno del 1941 sbarcano a Kastellorizo, isola sperdutissima dell’Egeo a pochi chilometri dalla Turchia, con il compito di organizzare un presidio per quattro mesi. Ma l’isola è praticamente deserta – un pugno di abitanti e un prete – e non c’è davvero nulla da difendere. In quel minuscolo lembo di terra sul mare la guerra è inaspettatamente lontana, e il rumore delle onde ha preso il posto delle bombe.

La vita sull’isola rovescia all’improvviso le logiche di spazio e di tempo in cui sono incastonate le vite dei protagonisti, costretti a sfilarsi l’orologio dai polsi e a condividere emozioni e paure in uno spazio piccolissimo, fatto di tutto e di niente.

Nessuno si accorge del tempo che passa Kastellorizo. Nessuno è in grado di misurare il tempo. Non ci sono calendari appesi ai muri sull’isola – non servono -, solo albe e tramonti sospesi tra mare e cielo.

«Minchia è tre anni che state qua?»: sono indimenticabili le facce dei protagonisti quando lo verranno a scoprire per caso da un soldato italiano arrivato sull’isola per un atterraggio di emergenza, che racconterà loro anche dell’armistizio con gli angloamericani.

Ma la fuga di Mediterraneo non prende a schiaffi solo il tempo. È piuttosto un bisogno dell’anima di approdare in quell’altrove, in quel posto unico dove torna possibile la segreta intimità con i propri sogni e con quello che si desidera per davvero.

L’altrove di Mediterraneo ha tanti nomi, ed è tante cose.

È voglia di ritorno – come il pensiero fisso (e quasi ossessivo) del soldato Corrado Noventa di ricongiungersi con la moglie che lo aspetta in Italia.

È passione e amore – come la storia che nascerà tra il soldato Antonio Farina e la prostituta dell’isola – alla fine i due si sposeranno e il loro futuro semplice sarà tutto in un’osteria sull’isola che porta il nome dell’amata Vassilissa.

È sogno, ed è delusione. È emblematico l’entusiasmo con cui il Sergente Nicola Lorusso (Diego Abatantuono) lascia l’isola per andare a «costruire un grande Paese». È amaro il suo ritorno sull’isola, quando stanco e con i capelli bianchi, dice: «Hanno vinto loro ma non riusciranno a considerarmi loro complice». La consapevolezza di scegliere da che parte stare, quella giusta anche se più scomoda, il coraggio di non omologarsi, di ribellarsi, di partire ma anche di ritornare. Anche questo è fuggire.

Mediterraneo: dedicato a tutti quelli che stanno scappando
Kastellorizo

Mediterraneo è davvero un film per tutti quelli che stanno scappando, per tutti quelli stanno cercando il proprio altrove. Ma è anche un film per tutti quelli che provano a rallentare e ad alzare lo sguardo da una vita consumata magari a contare i passi di corse impazzite in città, con la fretta sempre incollata sotto ai tacchi mentre il tempo vola sopra le nostre teste e divora tutto – gli appuntamenti a cui non arriveremo mai, e i nostri sogni pure.

E allora arriva come una folgorazione rivelatrice la frase pronunciata da Diego Abatantuono mentre sta facendo un massaggio sotto al sole e sta fumando dell’erba buona:

Sai che ogni volta che vedo un tramonto mi girano i coglioni? …perché penso che è  passato un altro giorno.

Mediterraneo è tutto questo. È un film sulla fuga, sullo spazio, sul tempo, sulla vita. E sui sogni.

Antonella Fumarola per MIfacciodiCultura

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