#1B1W – “I Reietti dell’altro pianeta”, l’ambigua utopia di Ursula Le Guin

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Ursula Le Guin

Ursula Le Guin è una nota scrittrice americana, di cui libro più celebre I reietti dell’altro pianeta (conosciuto anche come Quelli di Anarres) è stato pubblicato nel 1975. Dopo la pubblicazione di questo romanzo ha vinto sia il premio Hugo che il premio Nebula, massimi riconoscimenti della letteratura fantastica.

Il libro racconta la storia di due pianeti gemelli, Anarres e Urras, che nonostante dipendano l’una dall’altro e prendano energia vitale dalla stessa stella, sono diametralmente opposti. L’uno, Urras, capitalista, ricco e florido, tecnologicamente avanzato, l’altro, invece, è una steppa arida popolata da un popolo che si autogoverna, un’anarchia fatta e finita senza capi ne regnanti. La storia dei due pianeti si incrocerà, quando un brillante scienziato, Shevek, sarà il punto di unione tra i due corpi celesti. In un ambientazione surreale e avveniristica, l’autrice ci apre le porte al mondo da lei creato, ad un universo parallelo che rimanda lontanamente alla realtà, specialmente al mondo in cui lei viveva negli anni settanta.

Dispossessed: an ambiguos utopia – Prima edizione statunitense

Il tema centrale del libro è l’utopia. Letteralmente la parola utopia significa «formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale e come modello». Nel suo libro la Le Guin fa completamente suo il termine e gli rende degno valore costruendo un modello sociale coerente e ipoteticamente possibile. Costruisce una società dove la “fratellanza” di Odo crea un intero mondo su un pianeta inospitale, dove ognuno deve svolgere il proprio ruolo per essere utile al resto della società, nessuno escluso. Nessun servo e nessun padrone, ma una collettività che a turno fa ogni mansione per il benessere collettivo, dove l’autorità non esiste.

Il libro è un esempio di fantascienza utopica ben riuscito, dove l’autrice riesce a creare un universo e crearci anche delle falle. Il titolo originale ha come sottotitolo An ambiguos utopia, che anticipa la storia raccontataci, rendendo appieno il romanzo stesso. L’autrice infatti crea il suo sistema politico mettendo al centro l’essere umano, che, attraverso la propria ambiguità intrinseca, trasforma quello che sembra perfetto sulla carta in improbabile nella realtà.

I Reietti Dell’altro Pianeta – Ultima edizione italiana

I reietti dell’altro pianeta è una storia utopistica che ha un concreto richiamo alla realtà, specialmente contestualizzando storicamente il romanzo e quindi negli anni in cui fu scritto. Troviamo infatti dei forti parallelismi con la Guerra Fredda e coi trascorsi tra USA e URSS negli Anni di piombo, che sono paragonabili ai due pianeti. Inaspettatamente il libro prende un risvolto politico importante: racconta una parte fondamentale della storia contemporanea attraverso una metafora lunga un romanzo intero, le due facce della medaglia, le due facce di una storia vissuta in quegli anni. L’abilità della Le Guin sta proprio nel raccontare due mondi senza parteggiare per nessuno di esso, riuscendo a far percepire a chi legge le sue pagine tutto ciò di buono e non di entrambi i mondi.

Lo stile della Le Guin e asciutto, diretto e razionale. Come ogni libro di questo genere, la parte descrittiva è fondamentale, sviluppata qui con minuziose spiegazioni e ricchezza di dettagli.  Una doppia narrazione è un espediente che fa vivere la storia da due punti di vista, incrociando le vicende temporalmente, e creando un intreccio interessante che rende la storia scorrevole, incuriosendo il lettore che arriva velocemente al duplice finale della storia.

La fantascienza nella letteratura è un genere che solitamente o si ama o si odia, ma l’autrice con le sue parole coinvolge il suo pubblico, appassionando al suo mondo anche chi non è amante del genere. I reietti dell’altro pianeta è un libro avvincente e molto più concreto di quello che ci si possa aspettare. Da leggere per aprire la mente a mondi paralleli.

Giorgia Chiaro per MIfacciodiCultura

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