Bambine destinate alle fosse: le atrocità del feticidio e dell’aborto selettivo in India

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Bambine destinate alle fosse: le atrocità del feticidio e dell’aborto selettivo in India

Il feticidio di bambine in India è un’usanza purtroppo ancora in auge: si stima che ogni giorno circa duemila bambine vengano uccise. Ma chi potrebbe perpetrare un crimine verso bambine appena nate o ancora nel grembo materno? Come spesso accade, l’orrore arriva dalle famiglie, ma non solo.
In una società prettamente patriarcale e androcentrica, le bambine (e in generale le donne) sono considerate un peso dalle famiglie poiché non lavorano, non provvedono al sostentamento economico e inoltre, per essere date in sposa, devono essere accompagnate da un’ingente dote.
Questo comportamento è giustificato in particolar modo alla nascita del primogenito, che per tradizione deve essere maschio, colui che porterá avanti l’onore e l’identitá della famiglia: tuttavia anche nelle successive gravidanze l’attesa di una femmina è una pessima notizia.

Nelle zone rurali dell’India, le più povere non solo economicamente ma anche culturalmente, l’aborto selettivo o l’omicidio delle bambine appena nate é una pratica assai comune e vede anche la complicitá dei medici.
Quando la notizia del sesso non è quella sperata, si tentano aborti spontanei o casalinghi, per meglio dire, con metodi tutt’altro che sicuri per la madre; se la famiglia non riesce nell’intento, i medici cooperano con aborti chirurgici, documentando gravi malformazioni del feto oppure morti intrauterine spontanee nei documenti ospedalieri.
Se i medici eseguano queste pratiche per evitare sofferenze future alle bambine o perché anche loro siano convinti di essere nella ragione non si sa.

Certo è che i crimini non si limitano al periodo gestazionale: nel mese di marzo una neonata è stata ritrovata sepolta viva, con il cordone ombelicale ancora attaccato e i piedini che spuntavano dal suolo. Fortunatamente la bimba ora è salva e si pensa fosse stata sepolta pochissime ore prima del ritrovamento.
Purtroppo i modi utilizzati per sbarazzarsi delle bambine vanno dal soffocamento con cuscini, annegamenti, strangolamenti, avvelenamenti o somministrazioni di sostanze letali da parte di medici, molti dei quali si rifiutano di prestare cure alle neonate per poter catalogare il decesso come morte naturale.
Se la madre si oppone alla condanna della figlia oppure vuole tenerla con sè rischia di essere ripudiata dal marito e dalla famiglia intera, oltre a percosse e soprusi d’ogni genere.
La vita per il genere femminile non è affatto semplice: si rischia persino di incappare nella morte per dote, che esercita di diritto la famiglia dello sposo: se la dote che la futura moglie porta con sè non è esaustiva, i suoceri possono uccidere la nuora arrivando a bruciarla viva.
Sembra che tutti chiudano gli occhi di fronte a ciò e accettino la banale scusa di un incidente domestico, ma c’è anche chi si batte per cambiare questa tendenza che, ricordiamo, non è disseminata in tutto il Paese. Tuttavia anche piccoli focolai sparsi costituiscono un’oscenità e una vergogna.

Maneka Gandhi
Maneka Gandhi

Maneka Gandhi, ministro indiano per le Donne e lo sviluppo dell’infanzia, lo scorso anno ha lanciato una campagna per cambiare la tendenza demografica, concentrando gli sforzi soprattutto in quei distretti dell’India dove il numero di bambine è particolarmente basso.

Gli obiettivi sono applicare le leggi che puniscono chi pratica l’aborto selettivo e far accedere quante più bambine agli studi, in modo che possano crearsi un’indipendenza che spezzi questa visione arcaica nei loro confronti.
Fino ad ora è cresciuto il numero di bambine lasciate agli orfanotrofi, l’accettazione in toto da parte delle famiglie è ancora un obiettivo lontano, ma con piccoli passi si arriverà lontano.

Come disse il grande Mahatma Gandhi: «Sii il cambiamento che vuoi vedere realizzato nel mondo».

Mariachiara Manzone per MifacciodiCultura

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