Banksy e la Brexit: un nuovo murale a Dover, porto inglese che guarda verso l’Europa

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Banksy e la Brexit: un nuovo murale a Dover, porto inglese che guarda verso l’Europa

Le bianche scogliere di Dover accolgono il viandante che giunge per mare nella terra d’Albione, il viaggiatore partito da Calais: molti sono stati i migranti che per mesi hanno sperato di salpare dal porto francese, di lasciarsi alle spalle il Continente europeo per trovare rifugio e nuova vita in UK. Ma ciò non è accaduto: il campo profughi di Calais è stato smantellato mentre la Grand Bretagna votava sì all’uscita dall’Europa, chiudendo le frontiere ed ufficializzando il fallimento dell’Europa Unita.

Sulla scia della Brexit, diversi sono stati i politici di altri paesi dell’Unione che hanno fatto leva sul sentimento nazionalista, una su tutte Marine Le Pen, proprio ieri sconfitta da Emmanuel Macron nell’ambito delle elezioni presidenziali francesi. Le Pen, che ha ottenuto il 33,9% dei voti, aveva una base solida di elettori proprio a Calais, dove la popolazione si è sentita particolarmente abbandonata circa la gestione dei tanti profughi. In questa cittadina dove si è vissuta una situazione molto delicata, nei mesi scorsi era diverse volte intervenuto il misterioso ma al contempo celeberrimo artista inglese Banksy, dove aveva realizzato diversi murali; inoltre sul suo sito aveva diffuso anche video relativi alla violenza che si consumava nel campo profughi, confermando la sua attitudine all’impegno sociale. Nella notte del 7 maggio, poco prima che i francesi andassero alle urne, lo street artist è tornato dalla “sua parte” della Manica e su muro di Dover ha realizzato la sua ultima opera: un solerte operaio rimuove una stella della bandiera dell’Unione Europea.

Dover-Calais andata e ritorno.

Se proprio sulle scogliere qualche mese fa il Sun aveva proiettato la scritta “Dover & out” in occasione del processo di Brexit, ecco che allora Banksy risponde. Non è un uomo qualunque a togliere la stella è un operaio: la classe lavoratrice si sente minacciata dalle migrazioni e dalla potenziale forza lavoro a metà prezzo? Sente che non solo la propria cultura ma anche il proprio stipendio, il welfare, le opportunità di crescita sono in pericolo?
L’opera è comparsa mentre in Francia si stava per votare per scegliere tra un candidato pro UE e uno contrario, determinato a traghettare il paese fuori da quell’Unione fallimentare sotto diversi punti di vista: un monito? un modo per esorcizzare il rischio?

Ciò che si sa di certo è che Banksy con le sue opere ha sempre criticato la violenza, la divisione e l’intolleranza e questo suo ultimo murale non è semplicemente cronaca di ciò che accade nella sua Gran Bretagna, ma vuole raccontare un sconfitta che va dall’economia alla libera circolazione fino al lavoro e all’educazione fluidi intesi come svincolati all’interno dei paesi.

Che ne sarà di questa chiusura? Che ne sarà del sogno di unione dell’Europa, storicamente divisa e perennemente in balia di lotte intestine? Che ne sarà della questione migranti, di cui nessuno se ne vuole occupare seriamente delegando e/o fingendo che il problema non sia poi così grave?

Mentre a Lampedusa continuano gli sbarchi, gli Stati si chiudono a riccio e rimane grande disorientamento.

Resta però da domandarsi: perché i popoli non vogliono accogliere i migranti? Cosa è andato storto nel progetto di democrazia e apertura verso il diverso di cui l’Europa si è fatta vessillo? Probabilmente una gestione completamente inadeguata da parte della cosiddetta “classe dirigente” che non ha saputo far fronte al problema dell’immigrazione senza sacrificare i popoli autoctoni, creando tensione e disagio ai quali spesso rispondono esclusivamente certi estremismi politici.

Dove sta dunque la verità? Come sempre nel mezzo ed intanto, mentre una stellina si stacca dalla bandiera, viene da chiedersi chi sarà il prossimo.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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