“I tesori di Akragas”: dal British Museum alla “casa” sulla Valle dei Templi

0 973

I tesori di Akragas: dal British Museum alla “casa” sulla Valle dei Templi

Anfora di Nikostenes

Il 21 aprile, presso la prestigiosa Villa Aurea sita ad Agrigento nel parco archeologico della suggestiva Valle dei Templi, è stata inaugurata una grandiosa mostra dal titolo I tesori di Akragas. Le collezioni del British Museum: l’ottocentesca residenza del capitano inglese sir Alexander Hardcastle ospita sino al 13 ottobre l’importante collezione degli oggetti rinvenuti nell’Akragas Greca, fondata, secondo la cronologia di Tucidide, nel 580 a.C.

Si tratta di un corpus di venti reperti realizzati dai coloni Rodio – Cretesi provenienti da Gela e persi nel mercato antiquario di tutta Europa, per poi giungere al British Museum a partire dalla metà dell’800 attraverso le acquisizioni di alcune tra le maggiori collezioni d’arte formatesi nei secoli precedenti. Tra queste è sicuramente degna di menzione la collezione Townley, dal nome del nobile Charles Townley a cui è appartenuta e che acquistò numerose opere d’arte antiche durante il Grand Tour, fenomeno culturale comunemente associato ai viaggiatori aristocratici inglesi.

Si tratta quindi di un, seppur temporaneo, “ritorno a casa” della collezione, che come annunciato dal direttore del parco Giuseppe Parello, rappresenta un evento di grande rilievo internazionale che da risalto all’antico legame tra la Valle dei Templi e il suo patrimonio custodito nel Regno Unito. Legame ben noto sin dai tempi in cui l’illustre magnate Hardcastle promosse non solo gli scavi ed i restauri del patrimonio monumentale, ma anche importanti opere pubbliche a beneficio della collettività, come una dotazione alla Valle dei Templi, all’epoca campagna, di acqua e luce elettrica come primo passo verso la fruizione organizzata del sito archeologico. Hardcastle inoltre ha sempre agito nel profondo rispetto della città di Agrigento e più in generale della normativa italiana: la grande correttezza e umiltà del Capitano è testimoniata anche dai calchi in gesso eseguiti sui pezzi portati alla luce durante gli scavi archeologici da lui finanziati e successivamente donati al British Museum, scegliendo così di lasciare “a casa loro” alcuni dei capolavori originali di Akragas. L’esposizione di uno di questi calchi, nello specifico la matrice di una placchetta di terracotta (la pinax), acquisisce un forte valore simbolico in contrasto con il fenomeno della fuga di opere d’arte che ha interessato per gran parte dell’800 anche il sito dell’antica Agrigento. Infatti l’iniziativa da parte della città di realizzare una mostra con alcuni dei reperti attualmente custoditi nel noto museo londinese, si inserisce in un più ampio progetto avviato nel 2010 che indaga sulla presenza, nei principali musei di tutto il mondo, di altro materiale proveniente dagli scavi archeologici nel territorio di Agrigento o comunque ispirato all’antica città.

Testa marmorea di Dea, I-II sec. d.C.

Tra i reperti che annovera la mostra è senz’altro degna di nota la testa marmorea che raffigura verosimilmente la Dea Giunone o Cèrere: si tratta di una copia eseguita tra I e II secolo d.C. di un originale greco attribuito alla scuola di Fidia e databile intorno al 420 a.C. Proveniente da Agrigento, forse rilavorata in età moderna, fa parte di un insieme di ritrovamenti venduti nel 1873 dall’antiquario e orafo Alessandro Castellani al Conservatore del British Museum Charles Thomas Newton. E ancora un’anfora della bottega di Nikosthenes che fu uno dei più grandi e noti vasai di Atene intorno alla metà del VI sec. a. C., sulla quale sono illustrate, a figure nere, due realistiche scene di lotta e di pugilato, attività sportive diffuse nel mondo greco e praticate nell’ambito degli agoni celebrati durante le feste panellenicheNon meno importante è il cosiddetto Oscillum, un peso discoidale in terracotta decorato a rilievo con la figura di un cavaliere con corazza e mantello inserita tra i due fori passanti nei quali erano inseriti i fili dell’ordito del telaio, allo scopo di tenerli perfettamente tesi.

Peso oscillum, 350 – 300 a.C.

Di grande interesse infine è il lotto di disegni eseguiti a penna o matita su carta dall’architetto e archeologo britannico sir Charles Robert Cockerell tra il 1812 ed il 1830, donati al British Museum nel 1930. Gli schizzi raffigurano i “telamoni del Tempio di Giove Olimpio ad Agrigento” e sono in un caso corredati da annotazioni scritte dallo stesso Cockerell.

Questi sono solo alcuni dei tesori di quella che Pindaro ha definito come la “più bella tra le città dei mortali”, che dai Grand Tour settecenteschi ad oggi rappresenta una tappa fondamentale per la riscoperta delle radici classiche della cultura europea.

I tesori di Akragas. Le collezioni del British Museum
Villa Aurea, Agrigento
Dal 21 aprile al 13 ottobre 2017

Laura Pani per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.