Intrigo artistico per Michelle Obama sui muri di Chicago

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Intrigo artistico per Michelle Obama sui muri di Chicago

Michelle Obama, l’ex first lady degli Stati Uniti d’America, fa ancora parlare di sé anche se è lontana dalla scena pubblica da almeno tre mesi, ma questa volta per un intrigo… artistico. L’occasione è ghiotta: il 21 aprile scorso su un edificio di mattoni del South Side di Chicago, il quartiere popolare dove l’ex first lady ha vissuto e studiato da bambina, è comparso un gigantesco murale che la raffigura truccata ed abbigliata come una principessa nubiana. Il dipinto è opera di Chris Devins, creativo, fotografo ed urban planner americano che trasforma le periferie cittadine con installazioni di street art e murales tesi a riaffermarne l’identità popolare.
L’autore ha dichiarato di averlo realizzato sul muro che si trova di fronte ad una scuola elementare proprio «perché servisse come fonte di ispirazione per le giovani donne del South Side di Chicago di ogni parte del mondo» e ha ulteriormente spiegato sulla pagina di crowfunding per questo progetto (ha ricevuto quasi 12.000 dollari in donazioni per completare l’installazione): «lo scopo di questo murale è di dare ai bambini di oggi un modello che possano letteralmente guardare e celebrare a testimonianza di ciò che l’ex first lady americana ha compiuto negli ultimi 8 anni».

Ma perché raffigurare Michelle Obama proprio come un’antica egizia? Probabilmente l’autore la considera una sorta di novella Cleopatra, simbolo di potere e di amore. L’immagine è bella e ispirerà i bambini e le giovani donne, il problema è che non è totalmente opera di Devins, bensì è la copia di un ritratto digitale eseguito da una delle giovani donne che egli afferma di voler ispirare con le sue installazioni nelle periferie urbane.

Si tratta di una vicenda complicata che cercheremo di sintetizzare. Nel novembre 2016, Gelila Mesfin, studentessa americana di origini etiopi del Rhode Island Arts Institute, ha pubblicato sul proprio profilo Instagram un’immagine di Michelle Obama dal titolo Forever Queen pressoché identica: la ragazza ne ammirava da tempo la grazia e la bellezza, ma soprattutto l’influenza nel ruolo delle donne nere americane.                                                                               Dopo svariate pressioni dei social media, Chris Devins ha ammesso che la proprietà intellettuale non era sua ma di Gelila Mesfin, affermando di essersi ispirato ad un’immagine trovata su Pinterest ma di non conoscerne l’origine.

La stessa giovane, tuttavia, ha ammesso di aver adattato a sua volta il ritratto da una fotografia di Collier Schorr apparsa sul New York Times.

Di seguito riportiamo l’autodifesa del creativo per respingere l’accusa di plagio: «Come urban planner non faccio rivendicazioni per nessuna delle immagini che produco», sottintendendo che, non considerandosi un artista vero e proprio, non si ritiene colpevole! Infatti, continua Chris Devins: «Il modo in cui prendo interi set di immagini, remixati e rielaborati per connettere gli edifici alla comunità, può essere di per sé una nuova forma d’arte, come per un DJ che lavora con le immagini».

D’altra parte, ha ribattuto il creativo, anche la studentessa ha guadagnato in pubblicità da questa vicenda.

Come si è difesa Gelila Mesfins? Affermando che esiste un codice comune tra gli artisti, secondo il quale ci si può ispirare al lavoro di qualcun altro, ma prima bisogna rendergli omaggio e merito. Ora pare che la studentessa che ha accusato Devins di aver guadagnato soldi grazie alla sua realizzazione abbia dichiarato di essersi «messa in contatto lui per risolvere professionalmente la questione».

Si è trattato di plagio, appropriazione indebita, prestito o licenza di manipolazione creativa? È innegabile che da secoli gli artisti prendono idee e ispirazione da altri colleghi o culture: il confine tra plagio e creatività è sempre stato sottile e fonte di continui contenziosi in molti settori. Interessante un ulteriore risvolto che ha assunto la vicenda negli USA: poiché nell’arte e nella società americana esiste una lunga tradizione di uomini bianchi che si sono appropriati del lavoro intellettuale e creativo delle donne nere, la controversia è entrata a far parte di un dibattito socio-politico più ampio.

In qualunque modo finisca la vicenda, quanta pubblicità per l’ex first lady americana, ma anche per gli altri personaggi coinvolti…

Denise Alberti per MIfacciodiCultura

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