“Memoria tessile: sul filo dei diritti”: la Storia dell’uomo passa per il tessuto

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Memoria tessile: sul filo dei diritti: la Storia dell’uomo passa per il tessuto

La Storia dell’Umanità corre sul filo del tessuto, dalle guerre per la porpora nell’antichità, prezioso pigmento, fino alle fabbriche crollate in Bangladesh: è questo il fil rouge (perdonate il gioco di parole) della mostra Memoria tessile: sul filo dei diritti, da poco inaugurata alla Casa della Memoria e della Storia di Roma.

Una delle primissime attività dell’uomo è stata quella di creare dei tessuti per coprirsi, affinando sempre più la tecnica arrivando fino al dare un significato preciso ai proprio abiti: la storia del tessuto e quindi della moda, va di pari passo con quella dell’homo sapiens sapiens ed è proprio questo che vuole indagare l’esposizione. In particolare però si concentra sugli aspetti più drammatici di questo rapporto, ovvero su tutte le ingiustizie, le lotte ed anche le stragi collegate all’industria tessile, fatti interpretati dalle opere dei fiber artist contemporanei Cecila De Paolis, Jacopo Lo Faro, Cristina Mariani, Lucia Pagliuca, Diana Poidimani, Lydia Predominato, Giulia Ripandelli, Grazia Santi, Laura Sassi, Patrizia Trevisi. Un viaggio nel tempo dall’incendio del 1911 della fabbrica Triangle di New York, con conseguenti vittime, ai tumulti della Firenze del 1378 animati dai lavoratori della lana, dal crollo di un’azienda tessile a Dacca, in Bangladesh, nel 2012, alle rivolte in tutta Europa tra ‘800 e ‘900 per il giusto salario.

L’uomo ha intrecciato (ebbene sì) la propria essenza con il tessuto in un legame inscindibile: dal filo grezzo ai tessuti più hi tech, viviamo di tessuti e di filamenti, e la loro scelta è per noi oggi anche etica e politica. Un abito piuttosto che un altro non esprime semplicemente la nostra personalità, ma anche i nostri ideali e obiettivi per il futuro: per quanto ci si dica disinteressati, gli abiti e quindi la moda sono una costante della nostre scelte, volenti o nolenti (Miranda Priestly docet). Ultimamente la questione della fast fashion è piuttosto dibattuta e non è semplicemente legata alla scarsa qualità dei tessuti, ma all’inquinamento che provoca, al consumismo smodato che solletica, ai diritti che viola per essere così fast: questo è solo uno dei tanti temi trattati da Memoria tessile: sul filo dei diritti, la cui finalità non è solo di dar voce ad artisti che esprimono la propria creatività e il proprio intelletto con il tessuto, ma è anche quella di far riflettere sul nostro consumo tessile e sul nostro rapporto attento con gli abiti.

Nella fiber art si fondono materiale diversi ed opposti, dal ferro al cotone, ed ognuno ha un significato, una storia ed una tradizione diversa: la seta ci lega ad una cultura, il bisso ad un’altra, il cotone ad un’altra ancora. Ogni ricamo rimanda ad una storia, ad un popolo, una determinata stampa o colore si carica di significati: com’è possibile che una semplice stoffa possa richiamare alla mente tanti significati?

Ogni giorno ciò che indossiamo porta con sé la Storia del pianeta: sì, anche quella maglietta pagata 1€ o quei jeans che sai che userai solo 6 mesi e poi butterai. Forse dopo aver visto Memoria tessile: sul filo dei diritti il vostro rapporto con la moda cambierà e riuscirete ad apprezzare ancora di più la bellezza degli abiti e quindi a “consumarne” di meno (l’azienda tessile è quella che inquina di più dopo quella del petrolio), o non la considererete più una cosa frivola, non tanto per il gigantesco business che la circonda, quanto più per la ricchezza di significati nascosti che porta con se.

Memoria tessile: sul filo dei diritti
A cura di Bianca Cimiotta Lami
Casa della Memoria e della Storia, Roma
Dal 4 maggio al 30 giugno 2017

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Duli Caja dice

    Buongiorno, con grande piacere ho saputo per la mostra “Memoria tessile “, un arte che io applico da diversi anni.
    Volevo mettere in contatto con voi , è possibile?
    Complimenti e grazie
    Duli Caja

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